Lavoro

Che cosa resta del Jobs Act dopo i referendum su voucher e appalti

Bocciando i quesiti della Cgil sull'articolo 18, la Consulta ha salvato in parte la riforma del lavoro di Renzi. Che però ha già perso dei pezzi

Jobs-Act

Andrea Telara

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Alla fine, la sentenza della Corte Costituzionale sui referendum promossi dalla Cgil, ha rispettato le previsioni. Dei tre quesiti proposti dal sindacato rosso, soltanto due sono validi: quello sui voucher e quello, un po' più tecnico, sulla responsabilità solidale negli appalti. E' stato invece bocciato il quesito che, in caso di vittoria dei sì al referendum, avrebbe reintrodotto per tutti il vecchio articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, cioè la norma che obbliga le imprese a reintegrare un dipendente mandato via, quando il suo licenziamento viene dichiarato illegittimo da un giudice.


Voucher e appalti, cosa prevedono i referendum della Cgil


Se fosse passato anche quel quesito, certamente si sarebbe potuto parlare di una rottamazione del Jobs Act, l'ultima riforma del welfare del governo Renzi, che ha cancellato l'articolo 18 per i nuovi contratti di lavoro firmati da marzo del 2015 in poi. Ma la Consulta si è messa di mezzo, dando il disco verde soltanto ai quesiti che puntano a cancellare i voucher (i buoni lavoro utilizzati per pagare le prestazioni occasionali) e ad abolire le norme sulla responsabilità solidale tra committente e aggiudicatario di un appalto, nei confronti dei lavoratori impiegati nell'esecuzione delle opere.


Quella valanga di no

A ben guardare, entrambe i quesiti approvati dalla Consulta hanno poco a che fare con il Jobs Act. Le regole sulla responsabilità solidale negli appalti risalgono infatti al 2003, ai tempi della Legge Biagi e sono state rese più flessibili soltanto nel 2012, con la riforma del lavoro di Elsa Fornero, ministro del welfare del governo Monti. I voucher, invece, sono invece un altro prodotto della Legge Biagi che li aveva però confinati entro rigidi paletti. E' stato il governo Monti a estenderne per primo l'utilizzo mentre l'esecutivo di Renzi ha fatto una deregulation solo parziale innalzando di un po' (da 5mila a 7mila euro annui), il tetto massimo di redditi conseguibili con i buoni-lavoro.


Voucher, quando possono essere usati e quando no


Più che i referendum della Cgil, un duro colpo al Jobs Act lo ha dato il referendum del 4 dicembre scorso, che ha bocciato la riforma costituzionale di Renzi. Se avessero vinto i sì, le competenze in materia di assistenza ai disoccupati sarebbero infatti passate dalle Regioni alla nuova Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal). Si tratta di un organismo che in origine doveva essere uno dei pilastri del Jobs Act, poiché avrebbe dovuto coordinare tutto il sistema degli uffici di collocamento, oltre alla formazione professionale e ai sussidi ai disoccupati, per creare un nuovo welfare ispirato ai modelli della Germania e del Nord-Europa. La valanga di no registrata al referendum costituzionale, però, ha travolto il governo Renzi e anche questo pezzo importante del Jobs Act.


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