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Economia

La scadenza di Garanzia Italia e delle altre misure di sostegno delle imprese

La necessità di interventi strutturali a supporto delle aziende in difficoltà ma con elevate potenzialità di crescita

Salvo proroghe, Garanzia Italia – il programma di sostegno alla liquidità delle imprese avviato nel 2020 per far fronte all'emergenza Covid – terminerà il 31 dicembre: parliamo di "un intervento molto efficace perché ha toccato un gran numero di imprese e ha consentito l'erogazione e il mantenimento di una grande quantità di prestiti", osserva Massimo De Dominicis, socio fondatore di DDP & Partners, studio associato di Milano specializzato in consulenza alle imprese, in particolare per quanto riguarda ristrutturazioni aziendali, fusioni e acquisizioni e altre operazioni straordinarie. "Il programma prevede che Sace e Mediocredito agiscano come garanti degli istituti bancari, i quali a loro volta erogano finanziamenti a favore delle imprese". Non mancano comunque le criticità: "Gli istituti bancari, in questo contesto in cui hanno dovuto tenere conto anche della necessità di erogare a favore di imprese in temporanea crisi finanziaria a causa della pandemia, hanno organizzato un maggiore numero di finanziamenti rispetto all'ipotesi di assenza di queste garanzie accessorie. Per questo motivo, nel caso in cui in futuro dovessero manifestarsi problemi relativi ai previsti rientri da parte delle società così finanziate, Sace e Mediocredito diventerebbero creditori di aziende in crisi, con una capacità di rientrare tutta da verificare", spiega De Dominicis.

I numeri sono importanti: "La sola Sace a metà agosto aveva garantito 27,3 miliardi di prestiti: se una parte di questi non riuscirà a essere ripagata si porrà un grosso problema". Al fondo di garanzia, spiega l'esperto, "sono arrivate 2 milioni e 300mila domande, la maggior parte delle quali ha avuto esito positivo, per una richiesta totale di 190 miliardi. Di questi, 27,3 sono stati positivamente erogati da Sace, e poi c'è la quota di Mediocredito". Con la scadenza al 31 dicembre "si porrà il problema della capacità delle aziende di rientrare. Già oggi si stima che il distress finanziario causato dal covid – un evento eccezionale, che ha fatto sentire le sue ripercussioni anche su aziende sane - determinerà nei prossimi 30 mesi l'accumularsi di uno stock di crediti deteriorati – Npl e Utp - pari a 80-100 miliardi. Questo impone di valutare ex ante qualche misura per mitigare un impatto potenzialmente devastante". Questi numeri, aggiunge l'esperto, "riguardano prevalentemente le Pmi, che sono 4,4 milioni e producono il 70% del valore aggiunto nazionale. Si tratta di un tema di rilievo eccezionale".

In questo senso, aggiunge De Dominicis, "il Pnrr giocherà un ruolo non secondario, perché determinerà l'erogazione di importanti somme nei confronti delle imprese, molte delle quali hanno già richiesto un beneficio Sace. Questa immissione di denaro permetterà la sopravvivenza finanziaria di queste realtà e l'attuazione di progetti che renderanno possibile anche il rientro dall'indebitamento contratto con il programma Garanzia Italia".

Da parte loro, anche le banche, specifica l'esperto, "dovranno cambiare strategia per la gestione dei pacchetti di crediti deteriorati. Fino a ieri accumulavano crediti distressed per toglierli poi dal bilancio grazie alle Gacs, le garanzie sulla cartolarizzazione delle sofferenze concesse dallo Stato proprio per agevolare lo smobilizzo dei crediti in sofferenza dai bilanci delle banche e degli intermediari finanziari. Oggi non è più possibile immaginare soluzioni di questo tipo", nota De Dominicis. "Le banche dovranno cercare non di liberarsi del credito deteriorato, ma di riportarlo in bonis, un'attività non tanto finanziaria quanto industriale. In questo percorso gli istituti saranno affiancati dalle società di gestione del risparmio e da altri operatori specializzati, che hanno un focus particolare sulla gestione dell'industria che c'è dietro il credito. Serve un'attenzione speciale alle aziende e alla loro capacità di ripresa: l'obiettivo non può essere soltanto liberare le aziende finanziarie dai crediti critici". In questo processo, conclude De Dominicis, "DDP&Partners è molto attivo: abbiamo incarichi in sgr specializzate e assistiamo sia le stesse sgr, sia banche e imprese nelle attività di restructuring, che dovrannno essere utilizzate nell'arco dei prossimi 30 mesi per riportare i crediti in bonis".

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