birra Peroni
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Industria

Il modello green e sostenibile di Peroni

La grande azienda italiana del beverage spiega i dettagli (e le azioni) del suo progetto che la porterà ad essere «carbon neutral» entro il 2030

«Dobbiamo capire una cosa: che la Terra è il nostro principale stakeholder». La parola «green» ormai è sulla bocca di tutti e l'attenzione all'ambiente è molto più che un concetto astratto ma un vero e proprio obbligo. Ma tra le mille frasi fatte, capire che il nostro pianeta è un partner strategico rappresenta un vero salto di qualità nella filosofia aziendale.

Ne è convinto Federico Sannella, Direttore delle Relazioni Esterne di Birra Peroni, una delle principali realtà italiane del mondo del beverage. Marchio storico che da anni (e tra i primi) ha scelto la strada del green, con il primo dichiarato obiettivo di diventare «carbon neutral» nei propri stabilimenti entro il 2030 e di estendere questo obiettivo all'intera catena di approvvigionamento entro il 2050.

«Abbiamo cercato di espandere la nostra visione ai partner, fornitori e collaboratori esterni. Perché il nostro prodotto, la nostra birra, nasce dal contributo di diversi attori: c'è l'agricoltore che fornisce l'orzo che, una volta lavorato, diventa malto, poi, certo, la produzione. Ma c'è anche la società che fornisce la bottiglia di vetro o la lattina, c'è quella che realizza l'etichetta e gli imballaggi ed in ultimo chi trasporta materiali e prodotto finale fino ai supermercati o al piccolo negozio. Ecco. Per essere veramente sostenibili bisogna che tutti questi passaggi seguano le medesime regole ambientali. Capite bene quindi tutte le difficoltà che si possono incontrare lungo un percorso simile»

Quali difficoltà?

«È ovvio che non tutti hanno la stessa sensibilità e poi va ricordato che essere green comporta, soprattutto in una fase iniziale, investimenti che magari non tutti sono in grado o vogliono sostenere».

Dove avete trovato le difficoltà maggiori?

«Nel mondo dell'agricoltura abbiamo notato un diverso approccio, specie rispetto all'introduzione di quelle tecnologie smart che potrebbero sostenere la transizione green, direttamente proporzionale alla grandezza dell'azienda, mi spiego: le grandi realtà, da centinaia di ettari sono decisamente più avanzate, più preparate e quindi più pronte a condividere questavisione. Chi invece è un piccolo agricoltore, magari di una piccola azienda familiare, pur sposando la filosofia green, fa maggior fatica ad adeguarsi a questo cambiamento. Un po' è cultura, un po' la difficoltà di mettere in campointrodurre gli investimenti e le risorse, anche umane, necessari».

Anche perché gli aiuti statali da questo punto di vista sono sempre limitati…

«La speranza è che il Recovery Plan, fortemente incentrato all'ambiente, ed il nuovo Ministero della Transizione Ambientale possano aiutare ad accelerare e favorire questo percorso».

Trasformazione significa però anche formazione

«È proprio qui che Birra Peroni ha messo in campo tutte le sue energie, da anni. Senza formazione infatti non si potrà mai realizzare niente. Formazione significa attenzione alle nuove generazioni, in particolare ai giovani interessati a facoltà universitarie legate alla produzione agricola e alla trasformazione alimentare. Formazione significa far capire e conoscere alle piccole e grandi aziende già esistenti i vantaggi di questa economia circolaree della transizione ambientale.

Un'idea che da tempo ormai vede la sua realizzazione pratica nel progetto «Campus Peroni», convegni, incontri, dibattiti ma anche progetti concreti che hanno proprio lo scopo di mettere uno accanto all'altro tutti i protagonisti della nostra filiera per conoscere, crescere e, perché no, fare anche affari e sperimentare insieme nuove piattaforme tecnologiche, come quella che proprio a partire da quest'anno ci consente di tracciare in blockchain il malto 100% italiano impiegato per la nostra birra Peroni.

Come vede il futuro, da questo punto di vista?

«Sono molto fiducioso. vedo soprattutto nei giovani un cambio di mentalità che da loro si trasferisce spesso anche alle generazioni più avanti con l'età. L'attenzione ai problemi ambientali ormai è entrata nella nostra vita quotidiana. Bisogna cambiare le cose a livello personale ed aziendale. Le due cose però sono legate dal medesimo concetto: la Terra è il nostro principale stakeholder. Non dobbiamo dimenticarcelo mai»

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