Economia

Gabriele Gravina è il nuovo presidente della Figc (per due anni)

Eletto quasi all'unanimità dopo mesi di lotte, ha un programma di riforme da attuare entro il 2020. Ecco chi è e cosa progetta

gabriele gravina presidente figc elezione

Giovanni Capuano

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Gabriele Gravina è il nuovo presidente della Figc. E' stato eletto a grande maggioranza dall'assemblea che si è svolta a Roma Fiumicino il 22 ottobre 2018 e che ha chiuso il tribolato periodo del commissariamento deciso dal Coni dopo il fallimento della qualificazione al Mondiale di Russia 2018, le dimissioni di Carlo Tavecchio e la fumata nera di gennaio.

Gravina ha ottenuto il 97,2% dei voti dei delegati presenti in assemblea. Un plebiscito che gli ha consentito di non dover nemmeno ricorrere all'abbassamento del quorum del 75% alla prima chiamata. Il consenso gli è arrivato in extremis anche dall'Assocalciatori di Damiano Tommasi che fino all'ultimo si era detta contraria al suo nome.

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L'assemblea elettiva della Figc - 22 ottobre 2018 – Credits: ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Il programma di Gravina

Originario di Castellaneta, pugliese doc, Gabriele Gravina è entrato nel mondo del calcio come artefice della bella favola del Castel di Sangro negli anni Ottanta e Novanta. Poi la carriera di dirigente interno alla Figc fino all'elezione nel 2015 a capo della Lega Pro. 

Laureato in giurisprudenza, docente nei corsi di Management Sportivo e Organizzazione e gestione di eventi sportivi presso l'Università degli Studi di Teramo, Gravina ha una formazione economica e dirigenziale che viene anche dall'esterno dei palazzi del pallone ed è stato a lungo anche manager inserito nel mondo del credito.

Nei mesi del commissariamento ha costruito il consenso trasversale alla sua candidatura, sancendo un'alleanza di ferro con Cosimo Sibilia, capo dei dilettanti e detentore del 34% dei voti da esprimere nell'assemblea elettiva. La base forte su cui innestare l'appoggio anche di arbitri, allenatori, calciatori (gli ultimi ad unirsi), Lega di Serie B e il via libera a una piattaforma programmatica con la Serie A che ha tentato di esprimere un proprio candidato prima di fare un passo indietro.

Gravina ha presentato un programma di 60 pagine diviso in 6 grandi aree di intervento. Promozione e sviluppo dell'attività calcistica giovanile, con l'inserimento di un'ora a scuola per i più piccoli, accademie federali funzionanti, riforma dei format dei campionati professionistici e semi-professionistici, strutturazione del Club Italia per l'attività della nazionale maggiore e di tutte le rappresentative della filiera azzurra, riscrittura della giustizia sportiva, rating per l'ammissione dei club per evitare fallimenti in corso e incentivi allo sviluppo economico del comparto sono i punti principali.

Un'agenda serratissima visto che Gravina avrà tempo solo due anni per mettere in piedi quanto scritto. Il quadriennio scade nel 2020 e poi si dovrà tornare alle elezioni. La speranza è che il calcio italiano abbia nel frattempo maturato quela svolta da più parti invocata.

Tutti i numeri del calcio italiano

ll calcio italiano che Gravina eredita dal commissariamento e dalle gestioni precedenti (Tavecchio è stato a capo della Figc dall'estate del 2014 fino al novembre 2017) ha certamente bisogno di rilancio sul campo per cancellare l'umiliazione della mancata partecipazione al Mondiale.

Il nuovo ct Roberto Mancini ha avviato la sua opera di ricostruzione della nazionale maggiore con l'obiettivo di riportarla competitiva all'Europeo del 2020 (che ospiteremo per 5 gare compresa quella inaugurale) e lavorerà col nuovo governo federale così come ha fatto con quello del commissario Fabbricini che lo ha scelto.

La fotografia numerica del sistema pallone è, però, molto meno negativa della punta dell'iceberg del rendimento della nazionale. Parla di un'industria tra le prime dieci del Paese, in continua espansione come ricavi (4,5 miliardi di euro) e uomini (1,4 milioni di tesserati), con la capacità di incidere su usi e costumi italiani.

Un traino eccezionale che ha bisogno di ricevere una rotta precisa e nuovi stimoli per azzerare il gap rispetto ai competitors europei. "Il calcio italiano non deve ripartire, è già ripartito" è stato il messaggio di Michele Uva, direttore generale uscente della Figc. Con Gravina prova a riprendere il percorso correggendo gli errori.

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