Il parco eolico realizzato da Enel Green Power Italia a Partanna, in Sicilia
Enel
Il parco eolico realizzato da Enel Green Power Italia a Partanna, in Sicilia
Economia

Il futuro verde di Enel

Parla Francesco Starace, amministratore delegato della società elettrica: «Da 60 anni diamo energia all’Italia. La transizione è già realtà e questa crisi deve essere uno stimolo per accelerarla». Ecco dunque cinque miliardi di investimenti in Italia per le fonti rinnovabili. E, a Catania, la fabbrica di pannelli solari più grande d’Europa.

Come Panorama, anche l’Enel ha festeggiato quest’anno i 60 anni di attività. Una lunga storia che ha avuto negli ultimi anni una tremenda accelerazione, costringendo il gruppo elettrico a una profonda trasformazione: meno centrali tradizionali, più impianti rinnovabili e tanti investimenti nella rete intelligente. Un cambiamento che non si ferma, nonostante la crisi provocata dalla guerra in Ucraina, come conferma in questa intervista l’amministratore delegato del gruppo Francesco Starace.

Secondo lei qual è la più significativa differenza tra l’Enel degli anni Sessanta e quella degli anni Venti del nuovo millennio?

Da 60 anni diamo energia all’Italia, siamo nati per farlo e la nostra missione nel tempo non è cambiata. L’energia è da sempre un elemento abilitatore di cambiamento sociale ed economico, e l’innovazione ha esteso le possibilità di utilizzare l’elettricità in maniera nuova e sempre più sostenibile. Enel è nata nel 1962 come ente pubblico con la missione di completare l’elettrificazione dell’Italia e oggi è una multinazionale presente in 30 Paesi, leader nei mercati globali dell’energia e delle rinnovabili. Apparentemente, quindi, dovremmo parlare di discontinuità, ma non è così; portare energia nelle case e nelle imprese, fino alle aree rurali, è stato sempre molto più che accendere una lampadina. Negli anni Sessanta significava portare progresso, favorire sviluppo e cambiamento anche sociale, basti pensare a come l’introduzione degli elettrodomestici abbia modificato la vita quotidiana delle persone o a come la disponibilità di energia abbia reso possibile la crescita industriale ed economica dei territori. Questo è il nostro mestiere ancora oggi. Il cambiamento riguarda gli strumenti e le tecnologie, che permettono di farlo in maniera sostenibile e abilitare nuovo sviluppo e nuove opportunità, e il perimetro globale del nostro impegno, che crea valore e vantaggio anche per l’Italia. Puntiamo sempre di più sulle fonti rinnovabili: la nostra produzione di energia elettrica a zero emissioni ha raggiunto il 60 per cento della generazione complessiva. E supportiamo i consumatori che vogliono diventare produttori con una rete sempre più evoluta e pronta ad accogliere la loro energia priva di emissioni climalteranti, proponiamo l’elettrificazione delle case e delle città come soluzione sostenibile.

L’Enel di oggi è decisamente più «verde» rispetto a quella del passato. Ma la guerra in Ucraina ha obbligato a utilizzare al massimo le centrali a carbone in Italia. Lei pensa che questa crisi possa far deragliare i piani europei Fit for 55 e RepowerEu che si pongono l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030 e di liberarsi dalla dipendenza dal gas russo?

La transizione energetica è già realtà e questa crisi deve essere uno stimolo per accelerarla, avendo reso evidente a tutti come la dipendenza dell’Italia e dell’Europa da fonti fossili importate rappresenti un rischio anche per la sicurezza energetica dei Paesi. La sostenibilità è l’unica soluzione per attraversare questa crisi e risolverla anche in maniera strutturale, garantendo nel lungo termine l’indipendenza energetica dell’Italia. La vera alternativa alle fonti fossili sono le rinnovabili, e gli obiettivi non cambiano: vogliamo chiudere le centrali a carbone entro il 2025 e continuare a far crescere le fonti a zero emissioni. Nel nostro nuovo piano presentato il 22 novembre abbiamo destinato circa cinque miliardi alla crescita delle rinnovabili in Italia.


Francesco Starace, amministratore delegato Enel

Più rinnovabili vuol dire prezzi dell’energia più bassi?

Se riuscissimo a portare le rinnovabili a incidere per il 70 per cento sul mix energetico dell’Italia, le bollette scenderebbero nella misura del 35-40 per cento rispetto ai prezzi pre-crisi. Sole, vento, acqua e calore della terra sono risorse disponibili, non c’è nessuno che possa «chiudere il rubinetto» e non ci sono oscillazioni di prezzo incontrollate. Costi e sicurezza degli approvvigionamenti sono due aspetti della transizione energetica che la crisi Ucraina ha messo in evidenza, ma non dobbiamo dimenticare che l’esigenza di una svolta in chiave sostenibile era evidente anche prima del conflitto, perché risponde a necessità ambientali ed economiche generando enormi opportunità per l’Europa e l’Italia.

Lo sviluppo accelerato del fotovoltaico in Europa non rappresenta un vantaggio per i produttori asiatici? Come aiutare l’industria europea?

La crescita delle rinnovabili è una straordinaria opportunità per l’Europa per creare una filiera di produzione interna, riducendo la dipendenza dall’estero e favorendo l’occupazione. L’Italia è pronta a dare il buon esempio: abbiamo una fabbrica di pannelli solari a Catania, 3Sun, che sta per diventare una gigafactory, aumentando di 15 volte la sua capacità produttiva arrivando a 3 gigawatt di pannelli ogni anno, usando tecnologie di ultima generazione che garantiscono la massima efficienza oggi disponibile. Sarà la fabbrica più grande d’Europa e avrà un ruolo trainante all’interno del polo tecnologico locale, nonché una funzione importante dal punto di vista occupazionale, fra posti di lavoro diretti e indotto, per l’economia locale. Si stima che la gigafactory aumenterà l’occupazione nell’area creando circa 900 posti di lavoro diretti (inclusi gli attuali) e circa mille indiretti entro il 2024. L’investimento totale per la realizzazione del complesso ammonta a circa 600 milioni di euro, di cui 188 milioni in arrivo dall’Europa tramite Pnrr e Innovation Fund, ed è proprio con strumenti come questi che va aiutata l’industria. Il Pnrr rappresenta un’occasione storica per progettare e realizzare l’ossatura strutturale dell’Italia di domani, ma per garantire che sia un volano di sviluppo, e quindi un’opportunità per le nuove generazioni, è necessario indirizzare i fondi su progetti in grado di trasformare la nostra struttura industriale.

La produzione di energia elettrica è sempre più diffusa: quanti sono gli impianti fotovoltaici installati in Italia sulla rete di distribuzione, quanto producono e in che modo vengono gestiti dalla vostra rete?

La nostra rete di distribuzione in Italia quest’anno ha superato il milione di impianti connessi, per una potenza totale di oltre 32 gigawatt, di cui quasi due terzi proveniente da fonte solare. Già nei primi mesi del 2022 si è vista una crescita di connessioni di nuovi impianti fotovoltaici sostanzialmente triplicata rispetto ai primi mesi del 2021. Nei prossimi 6-12 mesi possiamo aspettarci un’ulteriore crescita e vedremo gli effetti positivi in termini di sostituzione dei combustibili fossili. È un segnale importante: gli italiani hanno capito l’importanza di dotarsi di impianti da fonte rinnovabile e i vantaggi che ne derivano, una scelta che fa bene all’ambiente e alla collettività, oltre a far risparmiare.

L’Enel vanta la rete più intelligente in Europa: ma questo in concreto che cosa significa?

Una rete evoluta è in grado di favorire la transizione energetica, supportare le necessità dei clienti e abilitare nuove soluzioni e utilizzi dell’elettricità. In concreto significa avere reti digitalizzate, dotate di sistemi intelligenti, che siano pronte ad accogliere le rinnovabili e a connettere nuove infrastrutture come quelle per la ricarica dei veicoli elettrici, che abbiano contatori in grado di fornire informazioni che aiutino i clienti a usare in maniera efficiente l’energia, a risparmiare e a utilizzare nuovi servizi come la domotica. Tutto questo è già realtà in Italia, ma sappiamo di non poterci fermare perché la transizione energetica richiede un’evoluzione continua e rapida della rete. L’innovazione infrastrutturale esige anche nuove competenze, confermando ulteriormente come la transizione energetica rappresenti un’opportunità per il lavoro. In collaborazione con Elis, in due anni prepareremo al mondo del lavoro 5.500 giovani professionisti specializzati da mettere poi a disposizione delle nostre imprese fornitrici. A pochi mesi dal lancio sono oltre diecimila i giovani di tutta Italia che hanno già inviato la loro candidatura, più di 1.800 le persone in formazione o già formate, e 160 le imprese che hanno aderito.

I più letti