Janet Yellen
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Economia

La Fed lascia i tassi invariati, 5 cose da sapere

Dollaro in leggera ripresa e un po' di incertezza sui mercati azionari. Ecco gli senari all'orizzonte dopo la decisione di Janet Yellen, n. 1 della Fed

Nessuna novità dalla Federal Reserve, la banca centrale americana. Nella riunione dei vertici di ieri, la presidente Janet Yellen ha deciso di lasciare invariati tra lo 0 e lo 0,25% i tassi d'interesse negli Stati Uniti. La decisione era prevista da molti analisti a ma adesso c'è parecchia incertezza sugli scenari che si aprono nella politica monetaria americana da qui a fine anno. Ecco, di seguito, 5 cose da sapere per chiarirsi un po' le idee.

Il perché della decisione

A spingere il governatore della Fed verso una politica monetaria attendista, è stato soprattutto lo scenario che si profila all'orizzonte nell'economia internazionale. Mentre negli Usa il pil cresce a ritmi soddisfacenti (+2,7%) e la disoccupazione è vicina al minimo del 5%, segnali preoccupanti arrivano invece dalla Cina, dove l'economia sta rallentando e dove le borse traballano da mesi, con il rischio di precipitare . Gli avvenimenti della Repubblica Popolare, secondo la Federal Reserve, potrebbero avere effetti destabilizzanti sui mercati e nell'intero scenario macroeconomico mondiale.

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Le prossime riunioni

Secondo diversi osservatori, la decisione di Janet Yellen di lasciare i tassi invariati è maturata soltanto per prendere un po' di tempo e capire meglio cosa accadrà nei prossimi mesi nella congiuntura macroeconomica globale. Salman Ahmed, strategist della casa di investimenti Lombard Odier Investment Managers, ritiene per esempio che il rialzo dei tassi arriverà a dicembre. La discesa dei prezzi delle materie prime, infatti, tiene a bada l'inflazione, che potrebbe addirittura scendere ancora un po'. Il che offre buone argomentazioni alle “colombe” della Fed, cioè a chi vuole tenere i tassi invariati nel breve termine, visto che l'innalzamento del costo del denaro ha solitamente l'effetto di frenare l'aumento dei prezzi.

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Le prospettive per il dollaro (e per l'euro)

Oggi le quotazioni del dollaro sono in leggerissmo calo e quelle dell'euro in ascesa (+0,02% sul biglietto verde nel primo pomeriggio). La prospettiva che i tassi d'interesse statunitensi restino inchiodati al minimo ancora per un po', infatti, fa perdere appeal tra gli investitori alla divisa americana, visto che le attività finanziarie e i titoli di stato denominati in dollari rendono poco o niente. Tuttavia, a detta diversi analisti, si tratta solo di una battuta d'arresto temporanea. Secondo gli esperti di Morgan Stanley, per esempio, il cambio tra l'euro e il biglietto verde scenderà a 1.08 entro il secondo trimestre del 2014 (dall'attuale livello di 1,14).

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Le mosse della Bce

Anche se il dollaro sembra destinato a rivalutarsi nel medio periodo, nel breve termine potrebbe invece svalutarsi un po', proprio in seguito alla decisione della Federal Reserve di lasciare i tassi al minimo storico per un periodo più lungo del previsto. Secondo gli analisti di Societé Generale, per esempio, il cambio tra la moneta unica e il biglietto verde risalirà nelle prossime settimane fino a quota 1,16, dall'attuale livello di 1,14. La rinnovata debolezza del dollaro, però, dovrebbe spingere la Banca Centrale Europea (Bce) a intensificare ancor di più le sue iniezioni di liquidità sul mercato, attraverso il quantitative easing. L'obiettivo della Bce è infatti indebolire le quotazioni dell'euro, per dare fiato all'export del Vecchio Continente.

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Le reazioni dei mercati

Oggi le borse europee non hanno accolto bene la decisione della Fed di lasciare invariati i tassi e Piazza Affari perde due punti percentuali nel primo pomeriggio. Le parole della Yellen, che ha espresso timori per quanto avviene in Cina e nei paesi emergenti, hanno riportato un po' di preoccupazione sulle piazze finanziarie, riguardo alle prospettive della crescita economica internazionale. Secondo alcuni analisti come Marco Vailati, responsabile della ricerca e investimenti di Cassa Lombarda, nel breve termine non ci saranno però movimenti “eclatanti” sui mercati, in attesa di interpretare meglio i dati macroeconomici da qui a fine anno.

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