Fare sistema tra scuola e lavoro: la scommessa vinta in Lombardia

Studiare in azienda e lavorare in classe: così il sitema regionale ha anticipato le riforme nazionali. E i risultati già si vedono

ITALY-MILAN-EXPO-2015

La sede della Regione Lombardia – Credits: GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images

valentina aprea

-

Valentina Aprea è Assessore all'Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia

Il 17 febbraio si sono svolti gli Stati generali della formazione della Regione Lombardia. Un'occasione per focalizzare l'attenzione sul sistema duale dell'alternanza scuolalavoro e dell'apprendistato che qui si caratterizza per un'alleanza forte fra istituzioni formative e imprese, con un circolo virtuoso fra domanda e offerta che porta sempre più studenti lombardi a scegliere percorsi di istruzione e formazione professionale. on le deleghe della filiera Istruzione, Formazione e Lavoro, ho potuto rafforzare la costruzione di un'alleanza vincente tra imprese, enti formativi e giovani, per ridurre il mismatch formativo, contrastare la dispersione e l'insuccesso scolasticoe formativoe agire sulla persistente disoccupazione giovanile.

Oltre ad essere il titolo del mio libro testimonianza, Studiare in azienda, lavorare a scuola è stata la sintesi di un intervento organico sul sistema dell'istruzione e della formazione professionale lombarda e sul mercato del lavoro, che ha anticipato le più recenti riforme nazionali sull'apprendistato e sull'alternanza scuola-lavoro. Dopo aver promosso nelle mie esperienze di governo il maggior raccordo tra il sistema educativo e quello del lavoro, con la legge regionale dell'ottobre 2015 abbiamo consolidato il "sistema lombardo", avviando un vero e proprio modello duale di stretta integrazione tra istruzione, formazionee lavoro, puntando sulla promozione dell'innovazione, della digitalizzazione e dell'internazionalizzazione dei percorsi formativi secondoi migliori modelli europeie occidentali.

Con la nostra legge regionale, la quota del monte orario minimo obbligatorio da destinare all'alternanza tra formazione e lavoro può raggiungere le 1.500 ore nel triennio, ben altra cosa rispetto alle 400 ore previste negli istituti tecnici e professionali statali. Abbiamo anche reso "ordinamentale" l'apprendistato formativo duale, prevedendo che almeno il5 per cento dei giovani iscritti al terzo anno dei percorsi di IeFP (Istruzione e Formazione professionale) facciano l'ultimo anno in azienda con un vero contratto di lavoro.

In questo modo, abbiamo favorito l'attivazione del circolo virtuoso tra enti formativi e imprese, anticipando il momento dell'esperienza del lavoro all'interno del percorso formativo, sempre più orientato ai reali fabbisogni del contesto produttivo territoriale. I risultati di questa scelta non sono mancati e sono del tutto lusinghieri. Dall'inizio di questa legislatura, il numero dei qualificati e dei diplomati annuo è passato da 13.724 a quasi 22.000 e i primi dati degli iscritti per il prossimo anno confermano la scelta di molte famiglie lombarde per i percorsi di Istruzione e Formazione professionale, in netta controtendenza con il dato nazionale che certifica un calo delle iscrizioni nella filiera professionale statale.

Anche il dato tendenziale del numero di contratti di apprendistato attivati conferma il successo del sistema duale lombardo, che passa dai 110 di appena tre anni fa ai 2.600 del 2016. Ottimi soprattutto i dati occupazionali certificati dall'indagine di Eduscopio Lavoro della Fondazione Agnelli: trovano lavoro entro l'anno successivo al conseguimento del titolo di qualifica il 58 per cento dei giovani del settore meccanico/meccatronico; il 53 per cento dei giovani del settore delle costruzioni e il 41 per cento degli operatori elettrici/elettronici. Ancora più alti gli esiti occupazionali dei giovani con il diploma terziario degli Istituti tecnici superiori, che completano la filiera professionalizzante della IeFP: il 94 per cento di questi supertecnici ha già trovato lavoro principalmente nei settori chimica, legno e automazione. Insomma, dopo aver studiato in azienda e aver lavoratoa scuola,i giovani lombardi possono ora "lavorare per imparare".

© Riproduzione Riservata

Commenti