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Perché l'economia europea ora sta meglio (secondo la Bce)

Consumi in ripresa, disoccupazione in calo e pil che cresce più che negli Stati Uniti. Le ragioni per cui Mario Draghi dice che la crisi è finita

Mario-Draghi-bce

Andrea Telara

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Stavolta Mario Draghi si è sbilanciato più del solito. Nel discorso tenuto la scorsa settimana all'Università di Tel Aviv, il presidente della Banca centrale europea (Bce) ha detto in sostanza che la crisi economica dell'Eurozona è finalmente alle spalle. Certo, il Vecchio Continente non ha ancora ripreso a viaggiare col turbo. Ma lo scenario degli anni scorsi, quando si temeva addirittura  per la tenuta dell'Unione Monetaria Europea, sembra ormai acqua passata.


Consumi in ripresa

Ma perché Draghi si mostra adesso così ottimista? La sua convinzione è maturata probabilmente  osservando alcuni indicatori. Già nel 2016, per esempio, i consumi delle famiglie nell'Eurozona hanno iniziato a viaggiare a ritmi sostenuti, con una crescita media del 2%. In Spagna l'aumento è stato addirittura del 3,2% mentre in Francia e in Gemania si è attestato all'1,9%, più o meno in linea con il resto del continente. Anche in Italia, che molti dipingono ancora come il fanalino di coda di Eurolandia, nel 2016 i consumi sono cresciuti dell'1,4% circa mentre il reddito disponibile delle famiglie è salito dell'1,6%

Disoccupazione in calo

Di fronte a questi dati, sembra più vicino l'obiettivo della Bce di riportare sopra il 2% (e stabilizzare su tale livello) l'inflazione dell'Eurozona, in linea con il mandato per cui è nata la stessa banca centrale. Pure nel mercato del lavoro si vedono segnali incoraggianti. La disoccupazione di Eurolandia resta ancora alta, è vero. Ma le ultime rilevazioni di Eurostat dicono che il tasso dei senza-lavoro è sceso mediamente al 9,5% a maggio, il livello basso dal 2009. Nell'ultimo quadriennio, circa 5 milioni di europei hanno ritrovato fortunatamente un'occupazione.


Più fiducia sul futuro e maggiori redditi a disposizione tra i cittadini sembrano dunque far andare bene  gli  ingranaggi dell'economia continentale. Non a caso, lo scorso anno il prodotto interno lordo (pil) di Eurolandia è cresciuto dell'1,7% e ha buone chanche di fare ancora meglio nel 2017, superando la locomotiva degli Stati Uniti e spingendo Mario Draghi a sbottonarsi un po' con la sua  previsione improntata all'ottimismo: "la crisi è finita". C'è da augurarsi che abbia ragione in pieno.

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