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Quanti soldi servono alla Grecia, subito

Entro giugno le uscite sono di 7,5 miliardi di euro: 2,5 sono stati recuperati dagli enti locali. Ma per stipendi e pensioni ne mancano altri 5

Greece Crippled By General Strike

Fabrizio Goria

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Per la Grecia il tempo corre sempre più veloce. Sono tante, probabilmente troppe, le uscite di cassa che attendono Atene, da oggi fino al 30 giugno, data in cui termina l’estensione del programma di salvataggio negoziata dal primo ministro Alexis Tsipras lo scorso 20 febbraio. Si inizia in questi giorni, con il pagamento di 1,5 miliardi di euro in salari pubblici e pensioni. E si continua con il 1° maggio, quando la Grecia dovrà versare 200 milioni di euro al Fondo monetario internazionale (Fmi) come rimborso dei prestiti finora erogati. Ma non solo. Il giorno più duro sarà il 12 maggio, quando Atene dovrà ridare al Fmi 763 milioni di euro. Due i problemi: lo stallo delle trattative sul debito e la liquidità, ormai esaurita. 

La corda spezzata

A forza di tirare la corda, questa si è ormai spezzata. Lo stile negoziale del ministro greco delle Finanze, Yanis Varoufakis, da molti osservatori internazionali considerato “casuale e suicida”, ha cominciato a dare i suoi frutti, in senso negativo. Dal 20 febbraio a oggi doveva essere presentata al Brussels Group, cioè la vecchia troika (Fmi, Banca centrale europea, Commissione Ue) con l’aggiunta dello European stability mechanism (Esm), una lista di riforme tale da rendere sostenibile il Paese non solo nel brevissimo termine, ma soprattutto nel lungo. Eppure di questa lista, dettagliata e comprensiva delle richieste del Brussels Group, non ce n’è l’ombra.

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Come spiega a Panorama uno dei negoziatori della Commissione Ue "non ci sono novità, se non relative alla frustrazione, che aumenta sempre di più". E non è detto che ne arrivino, in positivo, nei prossimi giorni. Le distanze, secondo Tsipras, si stanno limando. Ma secondo il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble, così non è. Anzi. Le posizioni sarebbero sempre più distanti. 

Quanti soldi ci sono in cassa?

Il problema adesso sono i soldi. Soldi che mancano per la precisione. Per questo il governo Tsipras ha deciso di rastrellare la liquidità degli enti locali, allocandola presso il conto generale della banca centrale ellenica. In questo modo, sono stati ricavati circa 2,5 miliardi di euro. Denaro che però non è sufficiente a far fronte alle necessità di Atene.

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Le prossime scadenze

Da qui al 30 giugno le uscite previste della Grecia non sono poche. Secondo i calcoli di Bank of America-Merrill Lynch ammontano a 6,996 miliardi di euro, solo per la gestione ordinaria dello Stato e il rimborso dei prestiti del programma di supporto del Fmi. Anche contando i 2,5 miliardi di euro degli enti locali, mancano all’appello 4,496 miliardi che sono cruciali per la sopravvivenza del Paese. Nel dettaglio, entro la fine di aprile la Grecia deve pagare 1,5 miliardi di euro in salari e pensioni, e così anche per maggio e giugno. Solo in questo modo, si arriva a 4,5 miliardi di euro. Poi, deve rimborsare il Fmi. Il 1° maggio per 200 milioni di euro, il 12 maggio per 763 milioni, il 5 giugno per 305 milioni, il 12 giugno per 312 milioni, il 16 giugno per 573 milioni e infine il 19 giugno per 343 milioni. E se uno fa la somma dei rimborsi dedicati al Fmi, trova che essi sono pari a 2,496 miliardi di euro. E dato che se Atene dovesse mancare un pagamento, dopo un periodo di grazia di 30 giorni, sarà considerata insolvente, e quindi fallita, è lecito pensare che la liquidità di cassa degli enti locali sia stata messa sotto chiave per evitare la bancarotta ufficiale del Paese. 

La liquidità sta finendo. Serve un accordo al più presto, altrimenti lo Stato si fermerà Goldman Sachs

L’ipotesi estrema

Non si sa, di conseguenza, come Tsipras pensa di pagare gli stipendi pubblici e le pensioni. Un’ipotesi che circola anche nella sede della Bce è quella di utilizzare gli IOU (I Owe You, cioè le cambiali, ndr), magari uniti a misure di restrizione alla libera circolazione del capitale per evitare la fuga dei depositi bancari. Questi ultimi, secondo i dati ufficiali della Banca centrale nazionale greca, sono calati in modo consistente: dai 177,845 miliardi di euro di fine novembre ai 152,423 miliardi di fine febbraio. Più di 25 miliardi di euro sono stati ritirati, ma la cifra è maggiore, come ricorda J.P. Morgan. "Stimiamo che la cifra combinata comprensiva di marzo e aprile sia superiore a 34 miliardi di euro", spiegano gli analisti.

Più pressione

L’urgenza già ora è tanta. È possibile che il commissariamento di fatto di Varoufakis nelle negoziazioni con il Brussels Group sia di buon auspicio per un accordo entro l’11 maggio, data dall’Eurogruppo e vigilia di quello che è stato considerato da Société Générale “il rimborso impossibile per Atene”? Forse. Ma potrebbe anche essere l’ennesimo tentativo di Tsipras di mischiare le sue carte nella lunga partita contro i creditori internazionali. La pressione data dallo stato precario delle finanze pubbliche elleniche inizia a farsi sentire con sempre maggiore intensità e potrebbe presto farsi sentire anche quella della Bce. Il 6 maggio, infatti, si riunisce il Consiglio direttivo dell’Eurotower per decidere se incrementare l’haircut applicato agli asset collaterali alle operazioni di liquidità emergenziale condotte attraverso l’Emergency liquidity assistance (Ela), il solo supporto che a oggi hanno le banche greche. Se così fosse, per la Grecia e per Tsipras la pressione potrebbe essere insostenibile, incrementando le possibilità di un accordo.

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