Fondo monetario europeo: cos'è e come funziona

L'Ue avrà un braccio operativo che funzionerà come il Fmi: salvataggio dei paesi in crisi in cambio di riforme

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Bruxelles, la sede della Commissione Europea – Credits: Mark Renders/Getty Images

Massimo Morici

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UPDATE: Della realizzazione di un Fondo Monetario Europeo si era parlato a dicembre quando la Commissione Ue lo aveva inserito nel piano per la riforma dell'unione economico-monetaria. Ora il tema è tornato di attualità da quando è stato insierito nel pre-accordo di governo in Germania tra Cdu-Csu e Spd. Ecco, in questo articolo del 5 dicembre 2017 aggiornato il 15 gennaio 2018, di cosa stiamo parlando.

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Il Fondo Salva Stati (o Meccanismo di stabilità europeo) diventerà il Fondo monetario europeo. Come dice il nome, sarà una sorta di Fmi - il Fondo monetario internazionale, intervenuto nei recenti crac di Argentina e Grecia in cambio di riforme "lacrime e sangue" - ma in salsa ridotta e rivolto esclusivamente ai paesi della Ue.

È la principale novità introdotta dal piano della Commissione Ue per la riforma dell'Unione economica-monetaria che sarà presentato il 6 dicembre. Di seguito vi spieghiamo cos’è e a cosa servirà a partire dalle anticipazioni del documento apparse sulla stampa europea e italiana nei giorni scorsi.

Come funziona

Il compito del fondo sarà quello di salvaguardare la stabilità finanziaria nell'Eurozona, attivando linee di credito per salvare gli Stati a rischio crac. Come il Fmi, anche il Fme per concedere un aiuto chiederà allo Stato in difficoltà di intervenire sul bilancio attuando riforme strutturali in grado di rimettere il paese in carreggiata.

Il fondo, inoltre, (è prevista una capacità di credito di 500 miliardi di euro) potrà intervenire come rete di sicurezza nel sistema creditizio per attenuare i rischi bancari. Non è chiaro, stando alle indiscrezioni apparse, se potrà finanziarsi sui mercati emettendo titoli, un'ipotesi che non piace alla Germania che esclude qualsiasi tipo di condivisione dei debiti in Europa.

Come si è arrivati al fondo

La proposta del Fme (assieme al ministro delle Finanze europeo) rappresenta uno dei tre pilastri fondamentali della riforma delle istituzioni economiche europee, per rafforzare la Ue, che pur essendo più solida di prima "continua ad essere incompleta", come si legge nel documento della Commissione visionato in anteprima nei giorni scorsi dal quotidiano spagnolo El Pais. Il documento è il risultato di un compromesso fra le proposte di Bruxelles, quelle del presidente francese Macron e di Berlino.

Il vigilantes sui conti

La Germania, in particolare, aveva chiesto maggiori poteri di vigilanza per il Fme sulle politiche fiscali, cioè un ruolo di controllore dei conti pubblici, posizione che per ora non è passata. Il Fme, invece, avrà un ruolo di primo nell’attività di controllo sul futuro bilancio dell’Eurozona.

Ad occuparsi dei bilanci nazionali sarà il superministro dell'euro, il ministro delle Finanze Ue che sarà anche vicepresidente della Commissione e capo dell’Eurogruppo (che riunisce i ministri delle finanze di tutti gli Stati membri), sotto la cui supervisione agirà il Fme. Il fondo non sarà più, quindi, un organismo intergovernativo, come è oggi il Fondo Salva-Stati, ma sarà un'istituzione della Ue, come la Bce.

Chi conta di più nelle decisioni

Un punto controverso è quello della futura governance del Fme. Stando al documento di Bruxelles visionato da La Stampa, sono previsti due livelli deliberativi: le decisioni più importanti dovranno essere prese all'unanimità, come nel caso degli aumenti di capitale o del via libera al salvataggio di un Paese. Quanto e come aprire i rubinetti, sarà a deciderlo invece una maggioranza qualificata, pari all'85 per cento delle quote. Chi ha più del 15 per cento, inoltre, ha il diritto di veto.

Cosa rischia l'Italia

A oggi, quindi, questo diritto spetterebbe solo a tre paesi: Germania, Francia e Italia. Ma la platea dei soci potrebbe aumentare a tutti gli Stati che fanno parte dell'Unione bancaria e l'attuale quota del 17,9 per cento del nostro paese potrebbe scendere sotto il 15 per cento: se dovesse accadere, in caso di difficoltà l'Italia - il sorvegliato speciale di Bruxelles per l'enorme debito pubblico - sarebbe direttamente alla mercé di Berlino e Parigi.

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