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Crisi Grecia: perché la proposta di Tsipras non va bene

Su avanzo primario e riforma delle pensioni Atene e Commissione Ue continuano a non trovare l'accordo. E il 30 Giugno, data cruciale, si avvicina

TSIPRAS

Fabrizio Goria

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“La proposta è arrivata, ma non è sufficiente”. Così, la Commissione europea ha spiegato cosa pensa della contro-proposta inviata dalla Grecia guidata da Alexis Tsipras ieri. Sono ancora tante, e profonde, le divisioni fra Atene e i creditori internazionali. Prima di tutto, sul surplus primario, oggetto principale della missiva. E in seconda battuta sulla riforma del sistema previdenziale. L’intesa in grado di traghettare la Grecia fuori dall’abisso dell’insolvenza appare sempre più lontana. 

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La contro-proposta

Dopo cinque giorni, finalmente è arrivato un documento ufficiale dalle autorità elleniche. Poche pagine, meno di dieci, che però sono bastate per far saltare sulla sedia i funzionari europei. Dallo staff del commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici fanno sapere che “la nuova proposta è vaga tanto quanto la prima, inviata mesi fa”. Ed è anche molto simile. Non proprio un ottimo punto di partenza in vista del vertice di domani fra Tsipras, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese François Hollande. “Noi puntiamo a limare le differenze, non ci sono particolari problemi”, fanno sapere dalla direzione di Syriza, il partito trainato da Tsipras. “Siamo molto vicini a un’intesa”, continuano. Eppure, stando a sentire gli sfoghi, sempre meno controllati, dei funzionari europei, emerge che un accordo non è affatto vicino. Anzi. 

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La divisione sull’avanzo primario

Dopo aver parlato al Parlamento, Tsipras ha dato mandato di preparare una contro-proposta in grado di andare bene anche al Brussels Group composto da Commissione Ue, Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e European stability mechanism (Esm). Il gruppo dei creditori, nella proposta inviata la settimana scorsa aveva indicato come obiettivo fiscale il raggiungimento di un avanzo primario pari all’1% del Pil per il 2015 e del 2% per il 2017, assai meno delle richieste avanzate nel memorandum of understanding del secondo programma di sostegno targato 2012, ovvero 3,5% del Pil per l’anno in corso e del 4,5% per il successivo.

Il tutto unito a una concreta riforma del mercato del lavoro e della previdenza sociale, considerata uno dei punti deboli del Paese. L’ala più dura di Syriza non è disposta ad alcun compromesso e, come ha ribadito il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis al quotidiano tedesco Tagesspiegel “è frustante negoziare con la troika (ora chiamato Brussels Group, ndr)”. Del resto, il mandato elettorale di Syriza parla chiaro e questo è fin dal principio uno dei punti cardine del programma del partito di Tsipras. 

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Lo stallo

Pertanto, nonostante le concessioni europee, Tsipras e Syriza non sono disposti a trattare. E lo hanno fatto sapere in via ufficiale tramite la contro-proposta di ieri che, stando a quanto fanno sapere diversi funzionari europei, domanda ancora minor consolidamento fiscale sia per l’anno corrente sia per il prossimo. “Siamo sconcertati, di sicuro non ci aspettavamo questo”, dice senza giri di parole un alto funzionario della DG ECFIN della Commissione Ue. E non è la prima volta che la frustrazione dei tecnici di Palazzo Berlaymont finisce per essere tale. “Sembra di essere tornati a inizio febbraio, non ci sono concreti avanzamenti nelle trattative”, continua.

Questo è ciò che si dice nei corridoi delle istituzioni europee, sebbene di fronte ai microfoni i policymaker utilizzino toni meno drammatici e più diplomatici. L’ultimo è stato il ministro francese delle Finanze, Michel Sapin, il quale ha spiegato che “le negoziazioni procedono, e non ci sarà alcun ultimatum né da una parte né dall’altra”. 

La durezza di Dijsselbloem

Una frase che però nasconde la realtà dei fatti. A tirarla fuori, seppur in parte, ci ha pensato il numero uno dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, il quale ha ricordato che “non è del tutto d’accordo con la Grecia su cosa accadrà alla fine del mese”. In altre parole, nemmeno Dijsselbloem è così sicuro che si possa trovare un accordo ponte capace di ridurre il rischio di un’insolvenza sovrana a fine giugno.

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In teoria, ma ormai le tempistiche sono da prendere con le pinze, affinché ci siano i tempi tecnici per la ratifica di un’intesa di massima per un’estensione dell’attuale programma di salvataggio occorre che le parti si mettano d’accordo entro la fine di questa settimana. Tuttavia, come si è visto anche a inizio anno, l’importante è che ci sia un segnale positivo prima del 30 giugno, giorno in cui la Grecia dovrebbe rimborsare al Fmi circa 1,5 miliardi di euro. Oltre quella data la situazione della liquidità, già emergenziale, potrebbe diventare drammatic.

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