A Cipro solo la Turchia va a tutto gas

Se il sud greco affonda, la parte nord corre. Tutto merito di Ankara: il paese è in forte espansione e ha un preciso piano per il metano al largo dell’isola

Recep Tayyp Erdogan, 59 anni, leader del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp). È primo ministro turco dal 2003 (Credits: Ansa)

Alberto Tetta

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- da Istanbul

Se Cipro, travolta dalla crisi finanziaria, sarà costretta a uscire dall’eurozona, Ankara ha già pronta una soluzione. Anche il sud dell’isola a maggioranza greca potrebbe adottare in alternativa all’euro la lira, moneta ufficiale nel nord dell’isola controllato dalla Turchia. La provocatoria proposta arriva da Egemen Bagis, ministro turco per gli Affari europei. E sottolinea le diverse condizioni delle due Cipro: il sud greco in bancarotta e la porzione settentrionale in buona salute, grazie soprattutto agli investimenti della madrepatria, da tempo in pieno boom economico.

Dopo anni di crescita a doppia cifra, l’economia di Ankara continua a marciare e, nonostante la crisi globale, si stima che nel 2013 aumenterà del 4 per cento. Nei 10 anni del governo di Recep Tayyp Erdogan il prodotto interno lordo è triplicato, c’è stato un forte afflusso degli investimenti esteri e il reddito pro capite dei turchi è passato dai 3.500 dollari del 2003 ai 10 mila del 2012. Segnali forti, al punto che il colosso bancario svizzero Ubs, dopo avere annunciato un taglio di 10 mila dipendenti nel mondo, si è detto pronto a espandersi in Turchia.

Erdogan punta a fare del suo paese la decima potenza economica mondiale entro il 2023, anche agendo su leve geopolitiche. La Turchia vuole diventare un hub energetico di primaria importanza. Dalle acque territoriali turche passerà il gasdotto South Stream che collegherà Russia e Italia, come pure il Nabucco, che porterà il gas proveniente dai paesi centroasiatici in Europa attraversando Romania, Bulgaria e Austria. Anche per questo Ankara ha reagito con preoccupazione alla scoperta di un giacimento di 200 milioni di metri cubi di gas in acque cipriote, che potrebbe fruttare oltre 60 miliardi di euro.

Il governo di Nicosia spera di iniziare le esportazioni nel 2018 e vorrebbe inserire i diritti sul gas sottomarino fra i beni a garanzia del prestito chiesto a Ue e Fmi. Ma la Turchia considera il progetto illegale, ritiene che le riserve appartengano anche ai turco-ciprioti. Ankara, inoltre, si opporrà a un piano che rischia di ridimensionare il suo ruolo e le sue ambizioni in campo energetico.

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