Agenzie di rating: cosa rischia l'Italia con una bocciatura

Preoccupa la tenuta dei conti pubblici e un futuro da "fallen angel", gli emittenti un tempo affidabili e che poi piazzano sul mercato titoli "spazzatura"

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Una pagina web con i giudizi espressi dalle più note agenzie di rating – Credits: OEL SAGET/AFP/Getty Images

Massimo Morici

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Paese avvisato mezzo salvato. A mercati chiusi Fitch ha annunciato venerdì 31 agosto il suo giudizio sull'affidabilità dell'Italia come debitore. L'agenzia di rating è la prima ad esprimersi: fra un mese tocca a Moody's e il 26 ottobre a S&P. Cosa c'è da temere per le nostre casse pubbliche?

Anche se non lo dice, il ministro dell'Economia Tria sta cercando di allontanare lo spettro del "fallen angel" (angelo caduto): così i trader chiamano gli emittenti che a causa del deterioramento delle condizioni finanziarie passano dal segmento dei più affidabili a quello dei paesi che piazzano sul mercato titoli "spazzatura", con oggettive e serie difficoltà a rifinanziarsi sui mercati.

Atene sempre più vicina

Il nostro "voto" oggi è tripla B (Fitch e S&P) e Baa (Moody's), che corrisponde a tre B. La cinese Dagong ci ha affibbiato una tripla B col segno meno: un gradino sotto si è considerati "junk bond", appunto mondezza finanziaria.

Dalla tripla A alla tripla B troviamo infatti le obbligazioni dette "investment grade", i cui emittenti sono considerati in grado di rimborsare gli investitori a scadenza. Tutti i paesi avanzati e alcuni paesi emergenti (Arabia Saudita, Cina, India e Russia) hanno giudizi compresi in questa fascia.

Fitch rivede l'outlook

Fitch ha mantenuto la tripla B per l'Italia, mentre l'outlook è passato da stabile a negativo. Un avvertimento: "Molte delle paure che si profilavano con la crescita dei partiti populisti sono state confermate" scrive l'agenzia di rating nel rapporto.

Con M5S e Lega al governo "è aumentata la possibilità che si perdano di vista gli obiettivi di finanza pubblica e si è ulteriormente indebolita la prospettiva di riforme strutturali". "Il rischio principale - conclude Fitch - è che l'espansione fiscale faccia saltare le dinamiche del debito". Detto altrimenti: se M5S e Lega decidono di sforare il 3 per cento del rapporto deficit/Pil, stabilito dai trattati europei, saranno guai.

Moody's pronta a bocciare

La più severa è Moody's: a fine maggio, quando si profilava un esecutivo giallo-verde, ha annunciato di aver messo il paese sotto osservazione in vista di un taglio del rating. Avrebbe dovuto esprimersi il 7 settembre, ma il 20 agosto ha deciso di rinviare la pubblicazione, fino a quando non sarà nota la struttura della legge di stabilità.

Entro il 27 settembre, infatti, dovrà essere approvata la nota di aggiornamento del Def, che contiene gli impegni sul deficit e il debito pubblico per il 2019. La bocciatura è data quasi per scontata e la domanda è: abbasserà il giudizio di un gradino, mantenendo quindi il nostro paese ancora nell'area investment grade, o di due gradini, facendoci precipitare nell'universo spazzatura?

Con la doppia B vendite in massa

Già oggi i titoli italiani (che rendono oltre il 3 per cento) "scottano", anche se la decisione di tenerli o venderli è a discrezione dell'investitore. La doppia B, invece, ci porterebbe a un'automatica esclusione da parte di molti fondi pensione e fondi comuni: sarebbero costretti a vendere i titoli italiani in portafoglio e a non ricomprarli perché non rientrerebbero nelle loro politiche di investimento (sarebbero troppo rischiosi per i loro clienti).

Inoltre, banche e assicurazioni europee - e anche italiane - potrebbero scaricarli per non subire perdite eccessive in bilancio, mentre la Bce dovrebbe rivedere le proprie regole perché a oggi non può comprare titoli spazzatura, ma solo titoli investment grade.

E si finisce coi paesi in via di sviluppo

Con una sonora bocciatura, il nostro paese finirebbe nella zona che comprende i titoli che hanno un rating dalla doppia B in giù, quella delle obbligazioni "high yield" o non investment grade: sono i titoli emessi da paesi considerati meno affidabili, perché potrebbero fallire e non restituire i soldi ricevuti in prestito alla scadenza dei titoli e quindi pagano interessi decisamente più alti agli investitori.

La discarica dei bond governativi comprende molti paesi emergenti e di frontiera, un modo politicamente corretto per indicare quelli che una volta venivano definiti paesi in via di sviluppo e dell'ex blocco comunista. Qui troviamo anche la Grecia, che è anche il solo paese dell'eurozona (per ora) giunto a un passo dal crac nel 2015. Oggi Atene ha una sola B, al livello dell'Argentina.

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