Standard&Poor's
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Economia

Banche italiane: le difficoltà del 2015

S&P: la qualità degli asset continuerà a peggiorare. Il governo studia l'ipotesi della bad bank ed è pronto a rivoluzionare le Popolari e Bcc

Lo spauracchio della Grecia non spaventa più le banche europee, anche se per le italiane il 2015 non sarà certo uno degli anni migliori. Anzi. Sarà "un altro anno difficile" durante il quale "la qualità degli asset continuerà a peggiorare" ma a un ritmo più lento di quanto avvenuto nel 2014, soprattutto nella parte finale dell’anno.

Parola di Standard & Poor's Ratings, la nota agenzia americana del gruppo McGraw – Hill, che di recente ha subito lo smacco del "licenziamento" da parte del primo gruppo assicurativo del Paese, la triestina Generali, che ha chiesto di non essere più monitorata per i criteri eccessivamente rigidi utilizzati nel calcolo del rating che non terrebbero conto della diversificazione territoriale (il Leone è molto forte anche in Francia e Germania) dell'assicuratore.

Previsioni a tinte fosche, quelle sul settore bancario italiano, ma non catastrofiche. Ma come se la passano in realtà le banche di casa nostra e quali sono ancora i punti deboli del sistema creditizio italiano? Ha ragione, dunque, S&P o alcuni media italiani che leggono, maliziosamente, l'ultimo giudizio espresso dall'agenzia di rating americana come una risposta ai recenti attacchi in Italia, da Generali alla procura di Trani?

Soffrono le medio – piccole

L'agenzia di rating, nell'ultimo report, sottolinea che a soffrire di più nei prossimi mesi saranno soprattutto "le banche piccole e di medie dimensioni, che mancano di una significativa diversificazione del proprio business e di economie di scala e hanno ancora grandi difficoltà nell'assorbire le perdite sui crediti come effetto della debolezza dell'ambiente economico in cui operano".

Ma non è questa una novità. Soprattutto in Italia, dove la crisi in cinque anni ha cancellato 118 banche domestiche, quasi tutte medio - piccole. Stando a un rapporto della Bce dello scorso ottobre, si è passati da 729 istituti di credito nel 2008 a 611 a fine 2013, a cui si aggiugono 81 filiali estere (erano 84 nel 2008).

L'ipotesi della bad bank

Una conferma delle previsioni di S&P arriva però dagli ultimi dati elaborati dalla Banca d'Italia sulle principali voci dei bilanci bancari.

Che non promettono affatto bene: le sofferenze bancarie, ossia i crediti la cui riscossione non è certa, sono aumentate (il tasso di crescita è passato da 15,2 di dicembre a 15,4% a gennaio), mentre i prestiti ai privati sono diminuiti (-1,8% a gennaio 2015 rispetto a -1,6% di dicembre 2014). 

Per far fronte a questo problema e permettere agli istituti di credito di scaricare i crediti "malati" in un contenitore ad hoc, il governo, come ha annunciato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, nei giorni scorsi ha avviato una serie di colloqui, a "livello tecnico molto dettagliati", con la Commissione europea sul progetto della cosiddetta "bad bank", ossia un veicolo societario partecipato dallo Stato, e quindi a garanzia pubblica, che rilevi i crediti anomali gravanti sui bilanci delle banche.

A fine gennaio in Italia Palazzo Koch ne ha contati per oltre 185 miliardi di euro. Il mese prima erano poco meno di 184 miliardi di euro. Una montagna di crediti con scarsa probabilità di recupero (i tecnici li chiamano non - performing) ancora in pancia delle grandi banche, ma anche degli istituti di seconda fila (come Carige, Banca Etruria e Banca Marche), che però negli ultimi mesi ha attirato le attenzioni di importanti fondi esteri specializzati.

La riforma delle Popolari

Parlare di banche medio - piccole in Italia, come fa S&P, significa sostanzialmente parlare delle Popolari e delle Bcc. Che non di rado finiscono nel mirino di Bankitalia (solo 15 grandi banche sono passate dallo scorso novembre sotto la vigilanza diretta dell'Eurotower): dei 16 istituti attualmente commissariati, otto appartengono alla galassia del Credito cooperativo e tre a quella delle Popolari.

Il governo, invece, a inizio anno ha deciso di favorire il tanto atteso consolidamento del settore bancario avviando una riforma che spingerebbe le Popolari di dimensioni più grandi a trasformarsi in spa. Una riforma che a detta di molti analisti, a partire da quelli della nota banca d'affari americana Goldman Sachs, potrebbe innescare un'ondata di fusioni, inizialmente tra le italiane e, in un secondo momento, con grandi player del settore esteri.

La rivoluzione del Credito cooperativo

Non solo. Stando alle anticipazioni del Messaggero, il governo vorrebbe rivoluzionare anche la galassia del Credito cooperativo, che comprende 380 piccoli istituti.

Come? Introducendo una riforma, sotto la regia di Tesoro e Bankitalia, che porterebbe alla creazione di una capogruppo, costituita in forma di spa e autorizzata all'esercizio dett'attivita bancaria, il cui capitale sia detenuto per almeno un terzo dalle Bcc appartenenti al gruppo e che rivesta un ruolo di direzione e coordinamento sulle piccole banche del gruppo, stabilito sulla base di un contratto.

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