Aziende

Il riso Scotti e l'operazione spagnola

L'azienda di Pavia ha ceduto il 25% al colosso Ebro food. Obiettivo: aumentare la distribuzione

Dario Scotti, presidente e ad del gruppo Scotti (Credits: US)

Il “dottor Scotti” ha fatto bingo. E mentre grandi nomi della finanza e dell'economia italiana (Rcs, Enel, Autogrill) tentano di uscire (scappare?) dal mercato spagnolo in piena crisi, l’amministratore delegato e presidente del gruppo del riso italiano guarda a Madrid e si allea con il colosso iberico Ebro foods.

L'operazione, in realtà, è molto di più di una partnership. Ebro foods ha acquistato il 25% della Riso Scotti per 18 milioni di euro diventando così il secondo socio oltre alla famiglia. Un prezzo basso, potreste pensare, visto che alla fine del 2012 il gruppo di Pavia ha registrato un fatturato di 170 milioni di euro e un utile prima delle tasse di 5 milioni in crescita del 5% rispetto all’anno precedente. In realtà no, perché Ebro ha la forza di fornire a Riso Scotti quello che oggi è più difficile da conquistare: una rete distributiva forte.

Complice forse l'inchiesta del 2011 su Riso Scotti Energia – l'ad, ancora in attesa di rinvio a giudizio, era stato arrestato con l'accusa di aver venduto al Gse energia elettrica falsamente qualificata come derivante da fonti rinnovabili – a Pavia non si guarda più alle diversificazioni. E attualmente la Riso Scotti esporta in 60 Paesi: se i volumi sono cresciuti in Italia lo scorso anno del 2%, l’estero ha segnato un interessante +10%. “Ma vendiamo poco in tante nazioni diverse. E così ci siamo detti: o facciamo un accordo di grande utilità con un partner globale per espanderci oppure non facciamo niente”.

Come obiettivo minimo Scotti ha quello “di raddoppiare in tempi brevi sia i livelli di fatturato estero (da 50 a 100 milioni di euro) sia le quantità esportate (da 215mila a 430mila tonnellate)”. Ecco quindi il perché dell'accordo con Ebro food che, dal canto suo, aveva bisogno di un socio che fosse forte nella produzione di un riso bianco di qualità e nei prodotti ready meal.

"Non stiamo patendo la crisi dei consumi" ci spiega infatti il 57enne  Dario Scotti. "Il riso è un prodotto di base, sempre in tavola.  All’estero poi il risotto rappresenta l’idea d’italian food per  eccellenza e si può fare soltanto con un prodotto, il riso per   l’appunto, che in Italia ha caratteristiche legate alla qualità dei   terreni, del clima e dell’acqua che non esistono altrove”.

Nel recente passato il gruppo Scotti aveva investito massicciamente in Romania, centrale per tutta l’Europa dell’est, e fatto accordi commerciali in America. “Esperienze eroiche. Perché per le aziende italiane”, conclude amareggiato il dottor Scotti, “andare all’estero è una scommessa. A differenza di Francia e Germania, il nostro sistema non ci supporta: nessun incentivo, nessuno stimolo, nessun consiglio. La Spagna è messa come l’Italia: siamo due malati gravi. Ma quel Paese resta connesso al mondo nonostante la crisi”.

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