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Mps, perché la conversione dei bond è molto rischiosa

Ora anche i piccoli risparmiatori possono trasformare le loro obbligazioni subordinate in azioni. Ma le chance di subire forti perdite sono tante

Mps-sede

Andrea Telara

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Accettare o rifiutare? E' il dilemma che nei prossimi 5 giorni assillerà 40mila risparmiatori italiani che detengono le obbligazioni subordinate del Monte dei Paschi di Siena (Mps). Si tratta nello specifico di alcuni bond emessi dalla banca toscana nel 2008 e contrassegnati dal codice isin IT0004352586. Fino al 21 dicembre prossimo, i possessori di questi titoli hanno la possibilità di convertirli in azioni Mps per sostenere l'aumento di capitale che l'istituto senese metterà in cantiere in tempi brevi. Conviene aderire alla proposta? Se lo staranno chiedendo probabilmente quasi tutti i 40mila risparmiatori coinvolti, i quali si trovano di fronte davvero a una scelta difficilissima che appare un po' come un salto nel vuoto.

Bond Mps, cosa sapere prima di decidere di convertirli


Come sa bene chi ha seguito le vicende di Mps, il gruppo toscano è infatti sull'orlo del baratro. Deve raccogliere entro fine anno 5 miliardi di euro per rispettare i dettami della Bce e fare appunto un aumento di capitale emettendo nuove azioni. Tuttavia, poiché è difficile trovare investitori disposti a dar soldi a una banca così malmessa, i vertici del Monte dei Paschi stanno battendo una strada alternativa. Per rendere un po' meno pesante la ricapitalizzazione, viene proposta la conversione in azioni dei bond subordinati, cioè di una particolare categoria di obbligazioni che gode di minori tutele in caso di fallimento della società che li ha emessi. In altre parole, una parte del debito di Mps viene così trasformata in capitale.


Mps, storia di una (o più) crisi


Facile a dirsi. Peccato però che l'operazione sia assai complicata. Nel complesso, i bond subordinati del Monte dei Paschi valgono circa 4,5 miliardi di euro. Di questi, circa 2,3 miliardi sono in mano agli investitori istituzionali mentre poco meno di 2,2 miliardi appartengono appunto a 40mila piccoli risparmiatori. Già nelle scorse settimane, è stata lanciata un'offerta di conversione dei bond riservata esclusivamente agli istituzionali che ha raccolto adesioni per poco più di 1 miliardo di euro: circa la metà dei destinatari ha accettato, l'altra metà ha invece rifiutato. I risparmiatori privati sono stati invece esclusi, per volontà della Consob e per ragioni ben comprensibili. Accettando l'offerta, infatti, i piccoli obbligazionisti si sarebbero trovati nel portafoglio delle azioni al posto dei bond, cioè nuovi strumenti finanziari molto rischiosi e non adatti al loro profilo (trattandosi di titoli azionari di una banca sull'orlo del crack).


La giravolta della Consob

Ora, però, le cose cambiano: su richiesta della banca, la Consob ha consentito di riaprire i termini dell'offerta e di includere anche i risparmiatori privati. lasciando letteralmente a bocca aperta le associazioni dei consumatori. Se in origine l'offerta non era adatta ai piccoli investitori, perché dovrebbe esserlo diventata adesso? La riapertura della proposta appare un po' come l'ultima spiaggia per una banca alla canna del gas che in sostanza dice ai creditori: o mi aiutate anche voi o chiudo i battenti e i vostri titoli diventano carta straccia. Proprio per questa ragione, le associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. Alessandro Pedone, consulente finanziario e responsabile dell'Aduc per i temi del risparmio, sostiene che la Consob si sia “letteralmente coperta di ridicolo”dando il disco verde al rinnovo dell'offerta sui bond,.


Mps: c'è l'ok della Consob sui bond


“Una delle cose più ridicole in tutta questa operazione sono i tempi”, scrive Pedone nel sito dell'Aduc, perché “sostanzialmente c'è una manciata di ore a disposizione per fare una valutazione estremamente complessa e per la quale manca un'informazione chiave: cosa accade se l'aumento di capitale non va a buon fine?”. E' proprio questo interrogativo che rende rischiosissima la posizione dei risparmiatori.


Mps, perché ha di nuovo bisogno di soldi pubblici


Quasi sicuramente, in caso di fallimento della ricapitalizzazione sul mercato, ci sarà un salvataggio di Mps con i soldi dello Stato. Stando alle indiscrezioni circolate in questi giorni, sarebbe già pronto un piano governativo che prevede un salvataggio con soldi pubblici basato però sulla conversione forzata in azioni dei bond subordinati, con un contestuale rimborso del valore dei titoli, limitato però al 50%. Per ora, tuttavia, siamo soltanto nel campo delle ipotesi. “Il governo deve comunicare queste informazioni adesso”, aggiunge Pedone, “prima che la finestra di conversione si chiuda e non dopo, come sembra voglia fare. Già la Consob ha fatto un pasticcio incredibile, chiediamo a gran voce che non ci si metta anche l'esecutivo a prendere in giro i risparmiatori”.


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