Scandalo Mps, i Monti bond sono un prestito non un regalo

Lo ha chiarito il Ministro per l'Economia Vittorio Grilli che ha anticipato provvedimenti contro i vecchi manager e ha chiarito che Mps non va commissariata ma monitorata

Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli all'incontro con la stampa sulla questione Mps (Credits: Daniele Scudieri / Imagoeconomica)

Primo: il sistema bancario italiano è solido. Quanto sta accadendo in Mps non deve portare a pensare che tutto il sistema bancario sia in difficoltà. Non è così.

Secondo: i Monti-bond, ovvero i titoli con cui lo Stato aiuterà la banca senese a rafforzare il suo patrimonio, non sono un'erogazione di soldi a fondo perduto, ma un prestito che l'istituto dovrà restituire allo Stato a un tasso del 9% per il primo anno, che aumenterà dello 0,5% ogni due esercizi a partire dall’anno successivo alla sottoscrizione fino a un massimo del 15%. Insomma, tutto fuorché un regalo.

Terzo: sono attesi provvedimenti contro i vecchi vertici della banca (si avvicina quindi la conferma delle indagini per truffa).

Quarto: Mps non va commissariata ma solo monitorata.

Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli è stato netto sulla questione Mps nel tentativo di chiarire la natura e le caratteristiche dell’intervento dello Stato nel supporto alla banca senese attraverso i titoli che costituiscono il prestito da 3,9 miliardi stabilito a favore dell’istituto, i Monti-bond.

Le autorità europee, ha specificato Grilli, hanno stabilito che le banche devono avere un coefficiente patrimoniale (in gergo Core Tier1) pari al 9%. Se non riescono a raggiungerlo (per diversi motivi) è previsto che debba prima intervenire lo Stato e, in seconda istanza, il Fondo salvastati europeo (EFSF, come paventato fino a pochi mesi fa per le banche spagnole).

Ebbene, Mps non riusciva a raggiungere questo parametro del 9%, ha continuato il ministro, dunque come da norme europee, è intervenuto lo Stato ma solo dopo aver avuto il via libera da Banca d’Italia che, valutata la solidità finanziaria di Mps, ha autorizzato il prestito.

Questa procedura impone oltretutto la soggezione della banca a importanti vincoli in termini di governance, come limiti alle strategie commerciali e all’acquisizione di partecipazioni, il divieto di distribuire dividenti ordinari e straordinari, il vincolo alle remunerazioni.

Come dire: la priorità su tutto è la restituzione dei soldi allo Stato con gli interessi dovuti. E se la banca non fosse in grado di restituirli?

In questo caso, ha spiegato Grilli, scaterebbe il diritto di conversione per lo Stato dei titoli in azioni. A questo riguardo, Alessandro Profumo, attuale amministratore delegato di Mps, ha specificato in un’intervista pubblicata sul IlSole24Ore di domenica 27 gennaio che entro quest’anno Mps pagherà il suo debito con lo Stato.

Certo, sempre che le operazioni finanziarie dubbie non si moltiplichino. E con il loro numero, anche il valore. E il buco di bilancio.

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