Lo smart working all'Enel e il "modello elettrici"

Dall'alternanza scuola-lavoro al patto fra pensionati e nuovi assunti: come è stata gestita la riduzione di 100 mila posti di lavoro senza scioperi

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Il quartier generale di Enel a Roma – Credits: Filippo Monteforte/AFP/Getty Images

Stefano Caviglia

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Farà scuola l’accordo firmato ad aprile fra l’Enel e i sindacati per lo smart working? I primi segnali farebbero pensare di sì. In due sole settimane di operatività pare siano già centinaia i dipendenti che vogliono sfruttare la possibilità di lavorare da casa o da qualunque altro posto con una postazione internet allestita dall’azienda per un giorno a settimana. A regime potrebbero arrivare fino a 7 mila e 500. L’iniziativa, sperimentata nel 2016 con 500 lavoratori, è nata da un progetto pilota autonomo dell’Enel (che nel medio periodo avrà i suoi vantaggi economici) ma a renderla possibile c’è un clima delle relazioni sindacali di settore storicamente assai migliore rispetto al resto dell’industria italiana. Non per niente già si parla di dar vita ad altri accordi di smart working anche a Edison e in diverse aziende municipalizzate.

La cosa è interessante anche perché da molti anni le aziende dell’elettricità rappresentano una specie di frontiera nella ricerca di soluzioni innovative, condivise e vantaggiose per entrambe le parti, scaturite dalla collaborazione sindacati e datori di lavoro. Ed è ancor più significativo che questo sia avvenuto durante una riorganizzazione epocale del settore che ha portato in vent’anni a gestire, riducendo al minimo i danni, una diminuzione di 100 mila posti di lavoro. Tutto il contrario, insomma, di quel che è successo e continua a succedere con le proteste selvagge dei trasporti, per restare a un settore in cui è forte la presenza pubblica.

"Nonostante i problemi gravissimi causati prima dalle liberalizzazioni di fine anni ‘90 e poi dalla crisi economica, da noi non si è fatta mai un’ora di sciopero" spiega con orgoglio Carlo De Masi, che ha appena completato il suo terzo e ultimo mandato come segretario della Flai, la federazione di categoria della Cisl (sostituito da Carlo Meazzi) e che dovrebbe essere eletto a giorni presidente dell’Associazione dei consumatori Adiconsum. «E non perché ce lo abbia imposto la Commissione di garanzia, ma per un codice che ci siamo dati noi stessi, legandolo ai contratti di lavoro: i cittadini italiani non sono mai rimasti al buio neanche un minuto per una astensione dal lavoro dei lavoratori dell’elettricità».

Fra i risultati più importanti prodotti negli anni dal “modello elettrici” c’è l’alternanza scuola-lavoro introdotta nel 2014 per gli istituti tecnici (che ha portato all’assunzione all’Enel di 150 ragazzi appena diplomati) e, sempre nello stesso anno, a un’applicazione davvero innovativa della legge Fornero che ha reso possibili 3 mila assunzioni di giovani, sempre all’Enel, a fronte di 6 mila prepensionamenti. «Si è trattato» prosegue De Masi «di un patto di solidarietà che ha coinvolto tre generazioni diverse: chi era già in pensione ha accettato di rinunciare allo sconto sull’energia garantito da accordi precedenti, rendendo disponibili in questo modo le risorse per la fideiussione da versare all’Inps per l’anticipo del trattamento pensionistico, che infine ha consentito le nuove assunzioni». Meccanismo certamente non semplice, di cui è importante tuttavia soprattutto il risultato. Anche per il suo valore di esempio di quanto relazioni sindacali migliori potrebbero far bene alla crescita economica dell’Italia.

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