Jeff Bezos, da Amazon al Washington Post. E ora?

Ha rivoluzionato la vita dei consumatori, la distribuzione della cultura e ora sta mettendo un piede nei media. Ma è potente nella pubblicità, nella tecnologia, nei contenuti tv. Ecco dove vuole arrivare

Jeff Bezos, ceo di Amazon, – Credits: Joe Klamar/AFP/GettyImages

Stefania Medetti

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Rivenditore, editore, concessionario, produttore di contenuto e di tecnologia, per Jeff Bezos l’acquisizione del Washington Post è solo l’ultimo tassello di una strategia che mira a presidiare ogni aspetto della vita dei consumatori. La novità dell’acquisto da 250 milioni di dollari (che Bezos, forte di un patrimonio stimato in 25 miliardi di dollari, ha pagato di tasca propria in contanti) non va letta semplicemente come una selezione naturale fra mezzi di comunicazione, con un imprenditore dei nuovi media che fagocita un pezzo di storia del giornalismo a stelle e strisce. 

Nel nuovo scenario dei media, come dimostra la recente vertenza Apple – Samsung  che ha visto addirittura l'intervento del Presidente Obama, è sempre più importante per i player della frontiera tecnologica intrattenere relazioni con Washington. E con l’acquisizione del Washington Post, Jeff Bezos si è dotato di un formidabile biglietto da visita da spendere sui tavoli delle istituzioni, fa notare Forbes . L’acquisizione, inoltre, esplicita il fatto che la partita non si gioca più semplicemente fra testate e media concorrenti, ma su tavoli diversi e contigui, che spaziano dal contenuto al contenitore. La posta in gioco, infatti, è l’attenzione dei consumatori che, dati alla mano, spendono in modo diverso rispetto al passato.

Solo poche società, infatti, catalizzano più attenzione di Amazon.com, sesto in classifica per utenza negli Stati Uniti. In base ai dati di maggio 2013 resi noti da Nielsen US, oltre 84 milioni di persone si sono collegate al sito (un anno prima , Amazon era nono con 76 milioni di visitatori unici al mese). I navigatori che scelgono Amazon.com, in pratica, sono molti di più di quelli che seguono testate come il New York Times e l’Huffington Post che, nel 2012, erano fra i media digitali più seguiti e non superavano 30 milioni di utenti unici al mese. Amazon, dunque, ha raggiunto una massa critica tale da attirare più del doppio l’attenzione dei navigatori rispetto a un nome storico come il quotidiano di New York. A livello globale , è in settima posizione, davanti a eBay con quasi 145 milioni di contatti

Dalla sua nascita come rivenditore di libri negli anni Novanta, Amazon è cresciuto fino a occupare tutte le caselle dei media. Il sito, infatti, funziona come concessionaria di pubblicità: la vendita di spazi su Amazon.com, Imdb.com (il sito di riferimento per tutto quello che riguarda il cinema), Zappos.com (il market place delle calzature), per non parlare degli schermi di tablet e e-reader ha generato lo scorso anno un giro d’affari di 610 milioni di dollari, con previsione di toccare 835 milioni di dollari quest’anno. 

La crescita dei profitti, dunque, non potrà che accelerare la corsa di Amazon. Il suo servizio di video streaming, per esempio, assomiglia sempre di più a un network tv. Lo scorso aprile, dopo Netflix e Hulu, anche Amazon ha cominciato a trasmettere contenuti originali, dalle commedie ai programmi per bambini. Bezos inoltre è al al lavoro sulla messa a punto di un set top box  per ricevere programmi in tv. Sul fronte tecnologico, ha già battuto la concorrenza: Netflix, che catalizza quasi un terzo dei contatti di chi la sera fruisce di contenuti di intrattenimento sul web, utilizza i server di Amazon per raggiungere i suoi clienti.

La strategia di Bezos volta a presidiare ogni settore della vita dei consumatori moderni, dall’intrattenimento all’informazione, dallo shopping alla tecnologia, continua a macinare successi. Altro che sfida fra vecchi e nuovi media, quando in gioco c’è l’intero universo della comunicazione.

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