Ferrari, cosa c'è dietro lo scontro tra Marchionne e Montezemolo

Non sarà l'amministratore delegato della Fiat a decidere il futuro del presidente della Ferrari, ma l'azionista. Che non ha ancora parlato

Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari. (Ansa)

Marco Cobianchi

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UPDATE: il Presidente di Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, si è dimesso la mattina del 10 settembre 2014, dopo 23 anni. Qui vi abbiamo raccontato i retroscena dello scontro Marchionne-Montezemolo.

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Non sarà Sergio Marchionne a decidere il futuro di Luca Cordero di Montezemolo. Cordero non è un dipendente qualsiasi di Torino, non è un presidente tra i tanti delle controllate del Lingotto, ma è l’uomo al quale la famiglia Agnelli ha deciso di affidare, nel 2004, il colosso malconcio quando, alla morte di Umberto Agnelli, Giuseppe Morchio provò a farsi un Agnelli senza averne il sangue chiedendo alla famiglia di diventare non solo presidente della Fiat, ma addirittura socio della cassaforte di famiglia che ne custodisce il controllo.

Il ruolo di Cordero in Fiat, quindi, prescinde dai risultati o, meglio, il risultato che gli azionisti di maggioranza di allora, di oggi e di domani gli hanno affidato (fare il trait d’union tra una scalcagnata compagine familiare con le attività operative che rischiavano di trascinarle nel baratro del fallimento) è stato raggiunto con zelo e dedizione. In quel burrascoso maggio del 2004 Cordero venne nominato presidente e Sergio Marchionne amministratore delegato. La convivenza tra i due è andata avanti senza particolari scossoni. Marchionne in un momento di comprensibile ipocrisia, arrivò a dire che se si fosse presentata alle elezioni avrebbe votato Italia Futura, il movimento d’opinione fondato da Montezemolo del quale si sono perse le tracce. Oggi il manager italo canadese ha, evidentemente, deciso che quel legame, quel cordone ombelicale tra la più redditizia delle sue industrie, la Ferrari, e la famiglia dovesse essere reciso. Da qui lo scontro.

In questa vicenda, però, manca la voce più importante, l’unica che conta, quella, appunto, della famiglia, ovvero di John Elkann, che ha sostituito Montezemolo alla presidenza della Fiat nel 2010. Non ha ancora parlato (anche se l'assenza di Montezemolo all'anniversario delle nozze con Lavinia Borromeo la dice lunga) e, vista la sua idiosincrasia per le prese di posizione (qualsiasi), non lo farà esplicitamente. Resta da capire se l’uscita pubblica di Marchionne contro Montezemolo sia stata concordata, tacitamente approvata o avversata da Elkann: per ora è impossibile da sapere. Ma quello che è prevedibile è che Elkann continuerà a tacere lasciando campo libero a Marchionne il quale ha tutto da guadagnare dal taglio del cordone ombelicale perché le sue ambizioni, dopo la quotazione del grppo Fca in borsa a Wall Street in ottobre, hanno tutto da guadagnare dall’esilio di Montezemolo. Perciò per conoscere il destino del presidente della Ferrari, i cui risultati sportivi sono sì una macchia nel curriculum, ma non lo sono i risultati economici della casa di Maranello, bisognerà attendere la voce dell’azionista (se verrà). Se continuerà a volerlo al vertice della Ferrari, innalzerà un muro con l’uomo che li ha salvati dal tracollo. E questo difficilmente se lo può permettere, proprio ora che il gruppo Fca deve fare i conti con quei mercati che a Torino sono poco conosciuti e perfino poco amati. Opinione ricambiata.

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