Ema ad Amsterdam: tutti i punti che non tornano

Nessuno ha visitato la sede proposta per ospitare l'agenzia del farmaco. Come mai? Aumentano i dubbi sulla procedura di assegnazione

Ema

Da sinistra: il ministro della salute olandese Bruno Bruins, l'Ad di Ema Guido Rasi e il sindaco di Amsterdam Udo Kock con il progetto della nuova sede EMA - gennaio 2018 – Credits: ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images

Anna Maria Angelone

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Il team dell'Ema non ispezionò nessun palazzo durante la sua visita ad Amsterdam ma solo il luogo dove, secondo il progetto, sorgerà la nuova sede proposta dalla capitale olandese. Lo rende noto a Panorama un portavoce della stessa Agenzia del farmaco europea: "La delegazione dell'Ema ha visionato solo il sito offerto per la nuova sede situato ad Amsterdam Zuidas, ma nessun edificio temporaneo".

Si allarga, dunque, la falla nella candidatura di Amsterdam. Già, perché a questo punto emerge in modo chiaro che il team partito da Londra per valutare preventivamente la bontà delle diciannove candidature presentate per il nuovo quartier generale dell'Ema, a Milano ha esaminato da cima a fondo il "Pirellone", mentre ad Amsterdam ha visto solo un terreno senza neppure cantieri aperti.

Perché, ci si chiede, nessuno ha fatto controllare anche la soluzione temporanea contenuta nella parte del dossier olandese e finita poi secretata? E, soprattutto, perché se la scelta non è avvenuta sulla base di un accordo politico fra i 27 leader europei ma di una "valutazione tecnica" in sei parametri - al pari di un'ordinaria gara d'appalto - è stato consentito ad Amsterdam di arrivare fino a quel sorteggio, pur non avendo tutte le carte in regola?

La location

Un nuovo tassello, insomma, si aggiunge a una storia che fra possibili errori o infrazioni rende sempre più contorta la vicenda della nuova sede dell’Agenzia del farmaco, costretta a traslocare da Londra a causa della Brexit e finita ad Amsterdam solo per sorteggio dopo due turni vinti da Milano.

Tutto ruota intorno a un fatto: la capitale olandese non aveva (e non avrà) una location pronta per la data del trasferimento dell'Ema da Londra, a marzo 2019. Perciò, nella sua candidatura, insieme alla sede definitiva da costruire - il "Vivaldi Building" - Amsterdam ha presentato anche una struttura transitoria. Ed è su questa che, oggi, emergono le novità.

I paesi candidati, infatti, potevano scegliere se e quali parti dei dossier "secretare" e anche a chi tenerle nascoste. Amsterdam si è avvalsa di questa facoltà, mantenendo confidenziale l’ormai famigerato "allegato 1", contenente la sede provvisoria e i dettagli economici.

Stando alle ultime ricostruzioni del Corriere della Sera, il governo olandese avrebbe indicato in queste carte due palazzi: il "Tripolis-Burgerweeshuispad 200 and 300" e "l'Infinity Business Center-Amstelveenseweg 500". Salvo, poi, modificare tutto dopo il sorteggio: l'edificio ora prescelto è lo "Spark building", 12 mila metri quadrati siti nello Sloterdijk Centre, un'area ben collegata ma più distante rispetto alla sede definitiva.

Un aspetto non trascurabile se si pensa che lo staff dell'Ema (890 dipendenti) inizierà gradualmente il trasloco da gennaio 2019 per restare qui almeno fino a metà novembre (sempre che i lavori non si allunghino), senza sale riunioni sufficientemente capienti. L’Ema tiene, in media, 567 meeting all’anno con circa 36 mila visitatori europei e internazionali. Per gli incontri più grandi, Amsterdam propone di fare la spola con il conference center della nuova sede in costruzione che conta di avere pronto per marzo 2019. Ma ci sarebbe perfino l'ipotesi di sale presso un albergo. E non è tutto.

La candidatura secretata

Fonti ufficiali rivelano a Panorama che la confidenzialità dei dossier delle candidature sarebbe dovuta cadere, in ogni caso, prima del voto per consentire ai ministri dei 27 paesi di scegliere l’opzione migliore con tutti gli elementi in mano. Quella di Amsterdam, invece, sarebbe rimasta secretata. Se così fosse, come mai è stato consentito?

I premier dei 27 paesi Ue (per l’Italia Paolo Gentiloni) hanno deciso le regole per selezionare la nuova sede nel vertice del 22 giugno 2017. Trattandosi del trasferimento di una struttura già esistente è stata concordata una procedura apposita (non replicabile in futuro) che prevedeva una road map e un sistema di voto in tre turni, con tanto di ballottaggio in caso di parità.

Questo passaggio è stato poi demandato ai ministri europei. E qui c'è un altro nodo: perché, invece di votare secondo il metodo consueto (a maggioranza qualificata) si è applicato un sistema di voto a punti diversi per ogni turno che sembra ispirato alla gara canora Eurovision e che vari esperti europei (anonimamente) giudicano un po' «folle»?

Il sorteggio misterioso

Infine, il sorteggio. Dopo la parità Milano-Amsterdam raggiunta al terzo voto solo per l’astensione della Slovacchia (piccata per l'esclusione della sua Bratislava), le delegazioni si sono avviate all’uscita dalla sala contando su una pausa, come per le precedenti tornate. La presidenza estone, invece, avrebbe dato subito l’annuncio della vittoria olandese. Una modalità quanto meno anomala che, secondo alcuni, avrebbe meritato almeno una "riserva" della delegazione italiana guidata dal sottosegretario Sandro Gozi.

Le dimissioni del ministro degli Esteri olandese

La vicenda si colora anche di un ulteriore colpo di scena con le dimissioni di Halbe Zijlstra, ministro degli Esteri olandese che a suo tempo seguì la pratica della candidatura. Ufficialmente, il quarantanovenne politico liberale del governo di Mark Rutte ha lasciato l'incarico per aver mentito circa la sua presenza (rivelatasi poi inventata) a un incontro con il presidente russo Vladimir Putin nel 2006.

Nel frattempo, il Comune di Milano ha chiesto di accedere a tutti gli atti. Bruxelles ha due settimane per rispondere. Il Parlamento europeo, invece, prepara la sua missione urgente ad Amsterdam il 22 febbraio per verificare lo stato dell'arte in vista del voto a metà marzo. Si vedrà.

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