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Cattolica Assicurazioni-Popolare di Vicenza: retroscena di uno scontro

Al centro l'accordo di bancassicurazione tra i due istituti da cui la compagnia assicuratrice oggi vorrebbe recedere

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La sede della Banca Popolare di Vicenza – Credits: ANSA/ARCHIVIO

Fratelli coltelli, con la complicità di una sapiente "manina" che al momento buono, quasi due anni fa, eliminò dalla riforma delle banche popolari un passaggio-chiave che disturbava una specie protetta: la Cattolica Assicurazioni di Verona.

È il curioso retroscena che va capito per valutare con cognizione di causa il braccio di ferro legale in corso tra questa storica compagnia assicurativa veronese e la Banca popolare di Vicenza (o "Vicentina"), grande e malconcio istituto di credito oggi controllato – perchè "salvato" – dal fondo Atlante ma già alle prese con un nuovo maxi-buco di oltre 850 milioni di euro maturato nel primo semestre del 2016.

Di che si tratta? Semplice. La Cattolica è stata azionista della Vicentina, da molti anni. E la Vicenza ha investito nella Cattolica. Ne sono uscite entrambe con le ossa rotte, la Cattolica peggio della Vicentina ma anche per quelli di Vicenza è andata male. Però, prima dei tracolli borsistici degli ultimi anni, le due società hanno anche stipulato un accordo di bancassicurazione in virtù del quale presso gli sportelli della Vicenza per anni e anni sono state distribuite le polizze di tre compagnie a capitale misto (60% Cattolica, 40% Vicenza).

Dopo la crisi della Cattolica, coincisa con la trasformazione in spa della banca ma non da essa determinata, la compagnia d'assicurazioni ha chiesto di recedere dall'accordo di bancassicurazione, recuperando il valore investito nelle compagnie assicurative miste: insomma, ha chiesto che la banca di Vicenza acquistasse il 60% delle tre compagnie miste per 350 milioni.

Prudenzialmente, la banca ha dovuto accantonare l’importo tra le perdite del semestre. Ma non ritiene di dover pagare, e farà causa per dimostrarlo. Perchè? La motivazione dello scontro ha il suo fascino. È vero che la Vicentina ha cambiato natura giuridica: da società cooperativa che era, si è trasformata in società per azioni. Ma questa metamorfosi non è stata frutto di una libera scelta dei soci, bensì è figlia legittima e diretta di una legge di riforma varata dal governo Renzi proprio per imporre a tutte le banche popolari (dieci, in Italia) che avessero oltre 8 miliardi di attivi questa trasformazione.

Quindi – dicono in banca – non essendo stata una scelta libera ma un atto dovuto per legge, questa trasformazione non rientra tra quelle che il codice include tra le scelte che autorizzino un socio dissidente ad esercitare il diritto di recesso da una società mista... E c’è di più. La riforma delle popolari, nel primissimo testo, prendeva come punto di riferimento la legge bancaria che, nel ’93, risistemò il settore confermando la liceità della forma cooperativa per le società finanziarie quotate in Borsa, esercenti sia attività bancaria che assicurativa.

Ma, nella stesura definitiva del testo, il riferimento a quella legge precedente fu corretto escludendo dall’applicazione della riforma le assicurazioni in forma di coop. Appunto la Cattolica, unica azienda del genere ad essere quotata. Quindi: una cooperativa assicurativa attacca una "forzatamente-ex" cooperativa bancaria. Fratelli-coltelli.

C’è poi un dettaglio in più, che si scopre sempre spulciando le schermaglie giuridiche in corso. In teoria, per aggirare l’obbligo di trasformarsi da cooperativa in società per azioni, una banca popolare avrebbe potuto volontariamente scendere al di sotto degli 8 miliardi di attivi: ma questa possibilità era stata prevista in via del tutto teorica del legislatore, perchè ovviamente qualunque cessione di asset forzosa e finalizzata a questo urgente dimagrimento sarebbe stata ancor più punitiva, sul mercato, del pur durissimo ridimensionamento comportato dalle rettifiche sui crediti...

Sicuramente sarà una lunga e densa battaglia giuridica. Niente di buono per i soci, vecchi e nuovi, della banca. Molto di buono per gli avvocati.

P.S.: pur piena di grane, la Vicentina continua però a lavorare e a farsi sentire sul territorio. Prova ne sia l’accordo con la Regione Veneto per aiutare concretamente le zone del Centro Italia colpite dal terremoto. La Banca, con il patrocinio della Regione, ha aperto un conto corrente destinato a raccogliere fondi per i comuni terremotati di Lazio e Marche attraverso tutte le sue filiali.

Chiunque può recarsi in uno sportello della Banca Popolare di Vicenza e ordinare un bonifico che sarà esente da commissioni bancarie. Il conto corrente, primo in Italia ad avere ottenuto il patrocinio di una Regione, è intestato a "Banca Popolare di Vicenza per i terremotati del Centro Italia", IBAN: IT09 U057 2811 8010 1757 1340 541. "L’iniziativa è totalmente trasparente e tutti i movimenti sono tracciabili – spiega il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia -; le somme di denaro raccolte nel conto, infatti, verranno poi versate alla Regione Veneto che si occuperà di destinarle nel modo più opportuno in accordo con il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile".

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