Atac e lo spettro del fallimento

Come risanare un'azienda diventata simbolo dell'inefficienza e delle assunzioni facili? Marino studia un piano straordinario di risanamento ma senza un altro intervento statale, la partecipata rischia il crac

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– Credits: ANSA FOTO

Sara Dellabella

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Ora che l’uomo chiave del “Salva Roma” è pronto a traslocare al Csm, Ignazio Marino ha un problema in più. Proprio nel giorno in Giovanni Legnini, oramai ex sottosegretario al Ministero dell’Economia è stato eletto dal Parlamento in seduta comune al Consiglio Superiore della Magistratura, il Sindaco di Roma lancia l’allarme: “All’Atac mancano cento milioni”. I 140 milioni erogati dalla Regione Lazio non bastano a scongiurare il fallimento della municipalizzata del trasporto romano. Che i nervi siano tesi lo dimostra anche la polemica innescata da Marino che ha accusato il governatore Nicola Zingaretti di preoccuparsi più dei conti di Cotral Spa, la partecipata del trasporto regionale, che collega i paesini della regione alla Capitale.

La situazione disastrata di Atac è nota già da tempo e non solo per la vicenda “Parentopoli” che ha ubriacato di assunzioni l’azienda. Carlo Cottarelli che lo scorso agosto ha presentato a Matteo Renzi un dossier sulle partecipate di Stato ha descritto la situazione della partecipata romana così: “Avrebbe perso, in valore assoluto, la metà delle perdite relative al settore del Tpl (che ammonta a più di 300 milioni). Nel 2012 circa la metà delle perdite delle partecipate erano concentrate in venti società, con le perdite più elevate nell’ATAC di Roma”. Ma a guardare bene i bilanci, anche a Palazzo Chigi non dovrebbero avere la coscienza pulita. Ci sono ancora 12 milioni che Atac deve riscuotere dal governo per i servizi straordinari offerti durante il Giubileo del 2000.

Quello che il Commissario alla spending review ha immaginato per il risanamento dell’azienda romana è: l’aumento delle tariffe, maggiori controlli sui mezzi pubblici per abbattere i “portoghesi” che a Roma sono circa il 20 per cento e una sfoltita ai posti dirigenziali che negli ultimi anni hanno toccato quota 74. Il Sindaco Marino ha prontamente smentito che vi sarà un aumento del biglietto per gli utenti, ma ha annunciato nei giorni scorsi che saranno tagliati 15 dirigenti portando un risparmio di tre milioni di euro. Altri colletti bianchi (probabilmente quelli su la cui assunzione circola qualche ombra) saranno trasferiti a fare i controllori portando così il personale di controllo da 70 a 330 unità.

Ma si tratta di mini manovre che rischiano di mostrarsi inefficaci per ripianare i buchi e garantire una continuità di servizi e stipendi ai dipendenti, che, Marino ha avvisato, potrebbero non avere lo stipendio di ottobre, mentre stanno ancora aspettando quello di agosto. Una doccia gelata che ha messo i sindacati sul piede di guerra. La Filt -Cgil ha criticato il Comune di non avere un piano reale per il risanamento dell’azienda e che non si possono scaricare tutte le responsabilità su 12mila dipendenti. Dello stesso avviso anche il Segretario della Federazione nazionale Ugl Autoferrotranvieri, Fabio Milloch che teme “uno scaricabarile di responsabilità tra istituzioni nazionali e locali in realtà nasconda obiettivi inaccettabili”. La Uil invece pensa a soluzioni concrete e ieri ha presentato un dossier proponendo l’accorpamento delle municipalizzate del trasporto laziale. Una soluzione che consentirebbe, intanto di risparmiare i costi dei consigli di amministrazione perché spiegano “oggi nel Lazio si spendono 1,602 miliardi. La cifra più alta tra le regioni italiane. Con l’accorpamento di Cotral Spa, Cotral Patrimonio e Aremol si potrebbero risparmiare tra i 120 e 180 milioni l’anno”. Il dossier della Uil continua criticando i prezzi alti dei biglietti (tariffa base: 1,50 per 100 minuti e una sola corsa in metropolitana), che per ridurre i costi sono state ridotte le corse a danno degli utenti perdendo 8 milioni di chilometri, l'aumento delle tariffe delle strisce blu ed il peggioramento delle condizioni di lavoro degli autisti, costretti spesso ai doppi turni.

Sembra non esserci abbastanza tempo per le polemiche. Il piano del Campidoglio prevede che entro il 2016 l’azienda deve tornare in attivo e sul tavolo c’è un piano dismissioni che prevede la vendita delle vecchie rimesse non più utilizzate, situate in posizioni strategiche, come quella di Piazza Ragusa (a pochi passi dalla Basilica di San Giovanni). Ma il mercato immobiliare romano è in stallo da alcuni anni e anche questa carta rischia di trasformarsi in un flop, portando in cassa meno denari di quelli preventivati. Il futuro è tutt’altro che roseo e l’obiettivo salvare l’azienda senza un aiuto pubblico assume sempre più i contorni di una “mission impossible”.

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