Alitalia-Etihad, ecco le condizioni per il sì della Cgil

Da Corso Italia chiedono che ai 954 esuberi previsti venga garantita la cassa integrazione, e non gli annunciati contratti di ricollocamento

Il Segretario generale della Cgil Susanna Camusso – Credits: Imagoeconomica

Giuseppe Cordasco

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La strada verso l’accordo tra Alitalia ed Etihad si fa sempre più stretta e, potremmo dire, ormai  obbligata. E questo nonostante sulla vertenza in questione rimanga per il momento il veto espresso dalla Cgil. L’oggetto del contendere riguarda il destino di quei 954 esuberi dell’ex compagnia di bandiera italiana, per i quali l’unica soluzione all’orizzonte è rappresentata dalla mobilità. Una prospettiva che dalla Cgil, almeno per il momento, non vogliono in nessuno modo accettare e che rappresenta la motivazione fondamentale al no espresso finora sull’accordo complessivo.

ALITALIA-ETIHAD, INATTESO STOP SULLA VIA DELL'ACCORDO

Per chiarire ancora meglio i termini della questione è bene ricordare che l’ultima soluzione messa a punto dal governo nell’ambito del tavolo di trattativa tra aziende e lavoratori, prevede, su 2251 dipendenti in eccedenza, che 616 siano ricollocati nel perimetro aziendale, 681 esternalizzati entro il 31 dicembre prossimo e 954, appunto, posti in mobilità ma con la sperimentazione dei contratti di ricollocamento. Ebbene, è proprio quest’ultima misura che lascia perplessi in casa Cgil. Ancora stamani, ribadendo quanto d’altronde espresso in maniera molto chiara direttamente dal segretario generale Susanna Camusso, da Corso Italia fanno sapere che la condizione affinché arrivi un via libera all’accordo è che ai 954 lavoratori in questione venga concessa la cassa integrazione.

LA NOVITA' DEL CONTRATTO DI RICOLLOCAMENTO

In questo senso tra l’altro a nulla sembrano essere servite finora le assicurazioni arrivate dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Quest’ultimo infatti ha precisato che i lavoratori che andranno in mobilità verranno comunque tutelati con due strumenti ulteriori di accompagnamento: avranno infatti la mobilità come previsto dal Fondo volo, con una copertura dello stipendio attuale all’80% per i prossimi 4 anni, e inoltre ci sarà l’assistenza del contratto di ricollocamento come convenuto con la Regione Lazio e con l’assistenza dell'Enac. Rassicurazioni che però non hanno, almeno per il momento, convinto la Cgil ad abbandonare la propria posizione di intransigente rifiuto. E le ragioni sono presto spiegate. La mancata concessione della cassa integrazione, seppur compensata dalle misure promesse dal ministro Poletti, rappresenterebbe a tutti gli effetti una rescissione dell’attuale contratto di lavoro che lega i 954 esuberi all’Alitalia.

TRATTATIVA CON ETIHAD TRA STOP AND GO

Si tratterebbe in effetti di una sorta di precedente storico, con la soluzione ad una vertenza sindacale che viene trovata grazie a strumenti che di fatto cancellano dei posti di lavoro in essere con la promessa, secondo la Cgil attualmente poco realistica, di generarne di nuovi nei prossimi anni. La vecchia cassa integrazione invece, come noto, tiene comunque in vita il posto di lavoro, lasciando in ogni caso la prospettiva di un possibile riassorbimento. Una prospettiva quest’ultima di cui però in casa Etihad non vogliono neanche sentir parlare, visto che gli esuberi messi in conto sono considerati assolutamente vitali per ridare slancio all’Alitalia. Dunque, come detto, appare davvero difficile che su questo punto l’accordo tra la nostra ex compagnia di bandiera e il vettore di Abu Dhabi possa cambiare. Se qualche concessione potrà esserci a favore della Cgil, dovrà arrivare dal governo. Ma al momento è difficile immaginare spazi di manovra ulteriore.

PERCHE' GLI EMIRI VOGLIONO ALITALIA

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