Perché la storia è diventata un fumetto
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Perché la storia è diventata un fumetto
Cultura

Perché la storia è diventata un fumetto

Da 300 fino al nuovo film su Pompei, la grande cultura classica sfuma sempre più nel fantasy.

C’era una volta l’etrusco misterioso. Anzi, c’è ancora. Una mostra (Seduzione etrusca), fino al 31 luglio, al Palazzo Casali di Cortona, racconterà le origini dell’etruscomania. Promette di essere una mostra molto seria e molto bella, con pezzi importanti che arrivano da grandi musei italiani e 40 opere prestate dal British Museum di Londra. L’etruscomania è fenomeno vecchio di secoli: risale almeno al ’700, come documenta nel dettaglio l’esposizione di Cortona dove, nel 1726, fu fondata l’Accademia etrusca di cui fecero parte anche Voltaire e Montesquieu. Il fascino delle tombe di Tarquinia ha diffuso l’idea degli etruschi come un popolo misterioso, votato a un dialogo segreto con l’Aldilà, depositario di segreti indecifrabili quanto la sua scrittura. Non importava che gli autori latini descrivessero gli etruschi come un popolo di grassi e debosciati bottegai, dediti a stravizi molto terreni. Non importa neppure che noi abbiamo imparato a leggere la lingua etrusca. C’è un grande bisogno di mondi immaginari da situare nel passato. Mondi da sognare, dipingendoli come scrigni di un sapere perduto o come luoghi di mirabolanti avventure.

È accaduto per l’Etruria ma anche per l’Egitto, la Grecia o Roma. Per un po’ abbiamo esplorato orizzonti più vicini: complice Dan Brown, è sembrato che potessimo accontentarci della sapienza segreta dei templari o degli enigmi di Leonardo da Vinci. Ma è difficile liberarsi dei greci e dei latini, e dei loro cugini antichi. Per rendersene conto basta fare un salto nei cinema. Il film più visto delle ultime settimane, sia negli Stati Uniti sia in Italia, è 300. L’alba di un impero. Un film che toglie la polvere scolastica al vecchio Temistocle, l’ateniese vincitore sui persiani nella battaglia di Salamina, e lo consegna alla cultura pop e splatter dell’era postmoderna.

Il fenomeno è curioso. Quando i lord inglesi o gli illuministi francesi scoprivano l’Etruria, lo studio degli antichi era uno dei pilastri dell’educazione. Quando Napoleone rilanciava l’egittomania, i giacobini di Robespierre avevano appena finito di entusiasmarsi per l’egualitarismo di Sparta e il repubblicanesimo di Tito Livio. Howard Carter scoperchiava la tomba di Tutankhamon lavorando al servizio di un impero dove archeologi e filologi classici contavano quanto i militari (o erano loro stessi i militari: basta il caso di Lawrence d’Arabia, studioso di antichità orientali).

Oggi, invece, il trionfo di 300 arriva quando, per esempio, in Italia, giornalisti e intellettuali (con giudizi spesso banali e con stereotipi) mettono alla berlina il liceo classico considerandolo un’istituzione superata. Proprio mentre per gli antichi sembra suonare la campana a morto, ecco che la gente corre a vedere come se la cava Temistocle contro Serse. E 300 non è un caso isolato. Nel cinema, il genere "neo-peplum" è ormai tornato a furoreggiare, almeno dai tempi del clamoroso successo del Gladiatore di Ridley Scott (2000). Anche quest’anno gli americani hanno continuato a sfornare le vecchie storie degli eroi mitologici (Hercules-La leggenda ha inizio diretto da Renny Harlin) e persino a ricamare su quegli ultimi giorni di Pompei che abbiamo già letto e visto migliaia di volte (Pompei di Paul W. S. Anderson).

Come si spiega questo fenomeno? Si potrebbe sostenere che esso non smentisce ma conferma il declino degli studi classici. La storia è diventata fumetto. Una volta la battaglia di Salamina veniva impressa nella mente degli scolari con lettere di fuoco. Oggi che gli studenti non sanno neppure chi ha vinto la Seconda guerra mondiale, l’antichità sfuma nel fantasy: Temistocle diventa un cugino di Harry Potter e la flotta ateniese potrebbe dare battaglia pure agli Hobbit, invece che ai persiani, tanto nessuno si accorgerebbe della differenza. Però, se uno va a vederli da vicino, persino i fumettoni come 300 riprendono vecchi stereotipi classicheggianti che rimontano almeno a Erodoto (la guerra dei greci contro i persiani come simbolo della lotta tra libertà e dispotismo, occidente e oriente, razionalità e fanatismo). Gli antichi hanno una terribile forza d’inerzia. Hanno preso una rincorsa di tremila anni e fermarli è più difficile di quanto sembri. Possiamo fingere di ignorarli per un po’ ma poi rispuntano da dove meno ce li aspettiamo. Magari, appunto, nel buio di un cinema, dove studenti che non leggeranno mai un classico greco fanno la fila per applaudire Temistocle.

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