Hitler aveva accettato l'intervento degli italiani nell'Operazione Barbarossa quasi controvoglia. L'offerente Mussolini si era invece affrettato ad offrire un contributo militare nella campagna di Russia dopo la débâcle nei Balcani, recuperata in extremis proprio dall'intervento dell'alleato. Le difficoltà in Africa settentrionale e i successi del führer nei primi due anni di guerra posero il capo del fascismo di fronte alla scelta dell'intervento in Russia, che si rivelerà uno degli elementi più importanti della perdita di consenso degli italiani nei confronti del fascismo.

Mussolini mise a disposizione dei tedeschi il CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) nell'estate del 1941. La partenza del contingente fu fissata per la mattina del 10 luglio. Per tradotta partirono da Verona e Roma 62.000 uomini delle divisioni "Pasubio" , "Torino" e "Celere", affiancati da Bersaglieri, Artiglieri Alpini paracadutisti, uno stormo da caccia con 83 aerei e la Legione CCNN "Tagliamento". Comandati dal generale Giovanni Messe, gli italiani giunsero in Ungheria e Romania tra mille difficoltà logistiche, data la carenza cronica di mezzi di trasporto adeguati. Giunto in linea, il contingente ebbe il battesimo del fuoco in territorio ucraino tra i fiumi Dnestr e Bug. Le piogge torrenziali resero il terreno una distesa di fango, una trappola per la già lenta avanzata degli Italiani. Con i Russi in posizione di difesa, il CSIR ebbe alcuni iniziali successi a fianco dei tedeschi nell'autunno del 1941, con l'azione di copertura operata dagli italiani a favore delle più forti divisioni tedesche. L'obbiettivo fu raggiunto non senza gravissime difficoltà logistiche che neppure lo stesso Mussolini fu in grado di risolvere per il disinteresse degli alleati nel fornire mezzi e rifornimenti agli Italiani. La città siderurgica di Stalino (Donec) fu occupata dal CSIR alle porte del primo terribile inverno, il cui arrivo segnò il sostanziale fallimento dell'azione lampo prevista dall'Operazione Barbarossa. Il giorno di Natale del 1941 gli Italiani furono investiti a sorpresa dalla prima controffensiva sovietica. Tra il 25 e il 31 dicembre le divisioni italiane riuscirono a resistere anche grazie all'intervento del generale Messe il quale, memore del disastro invernale in Grecia, fu in grado di acquistare dagli Ungheresi una partita di indumenti adeguati e combustibile (anche alla borsa nera). Quando l'avanzata si fermò, si crearono le premesse dell'invio di un ulteriore contingente italiano sul fronte orientale, in quanto Hitler era fortemente preoccupato dall'allungamento dei tempi dell'operazione e Mussolini colse quell'occasione d'oro per poter essere di nuovo della partita. Nei primi mesi del 1942 cominciarono i preparativi per l'organizzazione di un contingente italiano molto più consistente, comprendente gli Alpini delle Divisioni "Julia", "Tridentina" e "Cuneense", forte di oltre 220mila uomini. Quella che sarà chiamata ARMIR (Armata Italiana in Russia) aveva le stesse insanabili carenze del primo contingente. Mancavano del tutto i mezzi corazzati, fatto che poteva vanificare la consistenza del numero. Il generale Messe tentò di avvertire Mussolini, forte dell'esperienza vissuta nell'inverno 1941 con il CSIR. Ma il capo del fascismo fu sordo alle richieste del generale, e rispose con la famosa frase "peseranno di più sul tavolo delle trattative i 200mila della ARMIR che i 60mila del CSIR". Le premesse della più grande tragedia per i soldati italiani nella Seconda Guerra Mondiale, la ritirata di Russia dell'inverno seguente, erano state irrimediabilmente gettate.

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