Il nazionalpopolare secondo Link
Link, idee per la televisione
Il nazionalpopolare secondo Link
Cultura

Il nazionalpopolare secondo Link

L'ultimo numero di Link. idee per la televisione ci spiega perché ha ancora senso parlare di nazionalpopolare oggi

Nel 2014 ha ancora senso parlare di nazionalpopolare? La domanda non è affatto peregrina e prova a rispondere Quel che resta del nazionalpopolare , il nuovo numero di Link. Idee per la televisione, con una riflessione a più voci che passa per la tv, il cinema, la musica, la pubblicità, e non trascura editoria e fumetto.

Il primo a parlare di nazionale-popolare, ponendosi il problema di una cultura che fosse rappresentativa di tutto il popolo italiano e non solo delle élite, fu Antonio Gramsci, anche se come spiega Raf Valvola Scelsi nel suo intervento "Gramsci non ha mai usato il concetto di nazionalpopolare. Perlomeno non nel modo in cui ce ne serviamo volgarmente oggi". Nel 1987, l'aggettivo divenne l'epiteto rivolto a Pippo Baudo dall'allora presidente della Rai, Enrico Manca, dopo un'ospitata di Beppe Grillo a Fantastico (e a una battuta sui socialisti in Cina che gli costò l'allontanamento dalla Rai). E oggi?

Nazionalpopolari sono le commedie milionarie di Checco Zalone e la fabbrica di talenti (e amori) della De Filippi, ma anche il rumore di sottofondo di X-Factor, la trasmissione che non ha bisogno dell'audience della tv generalista per ergersi a fenomeno di costume. Basta dare un'occhiata ai loro numeri per capire che il nazionalpopolare al cinema e in tv (e forse anche in politica) continui a farla da padrone. E pazienza per l'utopia della rete che tutto personalizza (e frammenta) e per l'esplosione dello stesso mercato televisivo in mille canali di nicchia, nel segno dalla teoria della coda lunga di Chris Anderson.

Scrive Fabio Guarnaccia, direttore di Link : "la previsione di un mercato culturale non più guidato dalle hit si è rivelata fallace. Ancora oggi il bisogno di grandi successi popolari caratterizza l’industria culturale, come racconta Anita Elberse nel suo recente Blockbusters. Anche i grandi mogul della rete, che con la coda lunga hanno realizzato il loro successo, non hanno dubbi. Prendete Eric Schmidt, Google: “Anche se la coda è molto interessante, e noi la sfruttiamo, la maggior parte dei profitti continua a rimanere nella testa”. Riflessione interessante che introduce gli altri interventi contenuti in questo sedicesimo numero di Link (disponibile anche in versione ebook, iPad e Android), dove la sintesi del nazionalpopolare si rivela ancora utile per interpretare la produzione di immaginario. Anche se una mutazione di significato inevitabilmente è in corso.

Ecco l'elenco degli interventi:

  • La tv non basta più. Caratteri e icone di un immaginario condiviso (Massimo Scaglioni),
  • Tutta colpa di Antonio. Il nazionalpopolare da Gramsci a Pippo Baudo (Raf Valvola Scelsi),
  • Ricordati di ricordare. Usi e consumi di un mot-valise (Nico Morabito/TuttoFaMedia),
  • Non è per sempre. L’estinzione progressiva del fumetto popolare (Matteo Stefanelli),
  • Ah felicità su quale treno della notte viaggerai. Dal fotoromanzo a Maria De Filippi (Francesca Serafini),
  • Musica per le masse. Quando il successo discografico nasce in tv (Pop Topoi),
  • L’eco di Carosello. Il nazionalpopolare in pubblicità (Michele Boroni),
  • Cosa vediamo quando ci guardiamo al cinema. Dal cinepanettone a Checco Zalone (Gabriele Niola).
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