"Il sangue dei vinti" di Giampaolo Pansa: dieci anni dopo in ristampa

Torna la Resistenza cattiva, il libro che ha mostrato le ombre del movimento partigiano. E ora si plaude al coraggio dell'autore

Credits: Ansa

Dieci anni: tanti ne sono passati dall’uscita del Sangue dei vinti di Giampaolo Pansa e ancora oggi non si placano le polemiche. Un libro revisionista, un libro maledetto, un libro che i "gendarmi della sinistra", come li ha apostrofati lo stesso Pansa, hanno odiato e combattuto. Soprattutto un libro di successo, con le sue centinaia di migliaia di copie. Oggi l’editore Sperling & Kupfer ne festeggia l’anniversario con una nuova edizione, introdotta da una messa a punto di questo decennio da parte dell’autore.

Pansa ormai ha assunto le vesti del saggio disincantato, sfiduciato ("qualunquista", ha detto altrove lui stesso), con echi foschi e di disperato scetticismo verso la realtà. Un Curzio Malaparte degli anni zero. Ma la volontà e la fermezza delle sue posizioni sono tutt’altro che fioche. Eccolo perciò rivendicare il racconto della Resistenza dalla parte degli sconfitti. Certo, il tema scotta, non è per nulla neutro, spacca in due il pubblico. La Resistenza sembra una professione di fede: ci si crede, perciò non si può discutere della sua beltà e della sua purezza. Agli strumenti degli storici di professione Pansa contrappone la passione e il mestiere di chi racconta le storie. Ma, piaccia o meno, il suo libro è un formidabile misuratore della temperie di oggi: nessuno fra i suoi più feroci detrattori potrà negare che Pansa ha dato voce a un sentimento minoritario, confinato in un ghetto, che però ha le sue radici nobili (si pensi a personaggi moderati e antifascisti del calibro di Leo LonganesiIndro Montanelli).

Pansa ha sbattuto nero su bianco un rimosso, ha messo le mani in quella zona grigia dove l’indistinto non aveva trovato nome. Per questo è diventato icona della "destra musclé". Eppure, basti prendere l’ultimo libro di Sergio Luzzatto (Partigia. Una storia della Resistenza, Mondadori): 10 anni fa lo storico era un fervente bastonatore delle tesi di Pansa, oggi ha scritto un libro che muove dallo stesso intento, quello di scandagliare il lato oscuro della Resistenza.

Le conclusioni sono opposte, come del resto anche gli strumenti impiegati: Luzzatto non vuole liquidare quell’esperienza che considera il momento fondativo dell’Italia libera. Chissà se un libro del genere sarebbe mai stato scritto se Pansa non avesse dato alle stampe Il sangue dei vinti e non avesse ingaggiato sonanti lotte con quelli che lui ha chiamato i "gendarmi della memoria". Almeno questo gli si deve. (Marco Filoni)

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