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'Rimbaud e la vedova', quando il poeta passò da Milano

Nel libro di Edgardo Franzosini seguiamo la misteriosa permanenza di Arthur Rimbaud a Milano nel 1875, ospite di una sfuggente “vedova molto civile”

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Andrea Bressa

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Lo scrittore milanese Edgardo Franzosini tenta con il suo nuovo libro dal titolo Rimbaud e la vedova (edito da Skira) di fare luce su una piccola vicenda che vede come protagonista appunto Arthur Rimbaud. Un’opera brevissima, meno di cento pagine, nella quale Franzosini ci racconta di un veloce soggiorno del poeta francese a Milano, nel 1875 (per tre o forse quattro settimane, tra aprile e maggio), ospite di una misteriosa “vedova molto civile”.

Un piccolo giallo storico

Siamo nel 1875, dunque, un anno fondamentale nella vita del poeta francese. È infatti questo l’anno in cui Rimbaud smette di scrivere, appena ventenne, andando a intraprendere le più disparate carriere in giro per il mondo: soldato mercenario nell’Esercito Coloniale delle Indie Olandesi a Giava, factotum in un circo in tour a Copenaghen e Stoccolma, a Cipro sorvegliante di una cava e caposquadra in un cantiere, impiegato in un’azienda di import-export ad Aden, commerciante di cuoio, caffè e avorio ad Harar, mercante d’armi in Abissinia. C’è anche chi dice che si sia fatto monaco in un monastero sul Mar Rosso e addirittura stregone presso una tribù di selvaggi.

Prima di avventurarsi in questa ricca serie di eventi, nella primavera del 1875 Rimbaud si ferma però a Milano (prima tappa di un tour italiano), dopo aver soggiornato a Stoccarda per un paio di mesi e aver attraversato la Svizzera a piedi. Le prove di questo suo soggiorno milanese sono poche e molto deboli. Una su tutte un piccolo biglietto da visita, il cui originale è andato perso, su cui il poeta appuntò il proprio indirizzo meneghino: “39, Piazza del Duomo, terzo piano”.

Con questo appunto e passando al setaccio varie testimonianze indirette fra le biografie di amici, colleghi letterati e conoscenti di Rimbaud, e documenti dell’epoca, Edgardo Franzosini prova a ricostruire i motivi che portarono il poeta a Milano, le attività che svolse, i possibili percorsi. Ma tenta anche di scoprire l’identità di questa misteriosa signora che ospitò il giovane autore a casa sua: filantropa o amante? O entrambe le cose?

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Copertina di 'Rimbaud e la vedova', di Edgardo Franzosini – Credits: Skira


Il mistero rimane

Perché Rimbaud venne a Milano? In città, all’epoca, si muoveva la scapigliatura, c’erano Giovanni Verga e Carlo Dossi, erano vivi i salotti letterari della contessa Clara Maffei e di Vittoria Cima: ma non vi è traccia di un incontro fra questi e il poeta. Non se ne viene a capo: Franzosini fa speculazioni difficilmente confermabili (a meno che non si trovino documenti inediti), ma assolutamente verosimili, costruendo un racconto piacevole e gentile.

Il mistero rimane, eppure il lettore è appagato nell’accompagnare Arthur Rimbaud in questo suo pezzetto di vita, scoprendo al contempo una Milano in qualche modo inedita, sconosciuta.

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Rimbaud e la vedova
di Edgardo Franzosini
(Skira)
91 pagine

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