Riflessioni sulla fine della politica

In due saggi Lorenzo Castellani e Alessandro Rico riflettono sulla sfida futura delle democrazie liberali

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Nazzareno Carusi

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La democrazia e le sua libertà, come un cristallo, hanno bellezza fragile. Già Pericle, nel 431 avanti Cristo, diceva agli Ateniesi fermamente che la libertà è ”solo il frutto del valore”. Dobbiamo averne cura, dunque, e preoccuparcene più di quanto accada. Così mostrano Lorenzo Castellani e Alessandro Rico, in due saggi raccolti da Historica col titolo "La fine della politica?" e il sottotitolo "Tecnocrazia, Populismo, Multiculturalismo”.

Due scritti complementari, variazioni sul tema della sfida futura delle democrazie liberali che, conclude Castellani, consisterà nel “contemperare il bisogno di un potere pubblico più efficace, cioè capace di sciogliere i veti incrociati che bloccano la capacità di riformarsi delle democrazie” alla salvaguardia dei “diritti costituzionali fondamentali e le libertà alla base dello sviluppo economico”. Esattamente ciò che sperimenta il nostro tempo.

Gli segue Rico: “Quando, oltre vent’anni fa, l’Italia sperimentò l’illusione di diventare un sistema politico, se non bipartitico, almeno bipolare, in pochi avrebbero immaginato che proprio la contrapposizione destra/sinistra, cosi profondamente connaturata alla cultura politica europea, era prossima a un quasi totale svuotamento di significato”.

È qui, nel più macroscopico dei tasselli ideali ormai saltati, lo sbandamento politico, prima ancora che istituzionale e sociale, oggi tanto preoccupante. Un miscuglio sciatto di elementi che prima erano orgogliosamente identitari e ora non sembrano averne più la carica d'imprescindibile vitalità. Giovanni Orsina, nella bella prefazione, ricorda che “la democrazia liberale è di gran lunga – molto di gran lunga – il miglior sistema di organizzazione della vita politica che gli esseri umani abbiano sperimentato fino a ora”. Una verità per ogni liberale evidente, ma che sottende il dovere di proteggerla con valore, appunto.

Considerarla acquisita, come oggi sciaguratamente si fa, la priva della cura necessaria. Farsene carico è invece il dovere più politico, cui non è certamente sufficiente l'impegno pratico, pur volenteroso, che sempre più si manifesta nell'effimero ricorso a liste civiche assemblate ovunque, perfino nell’ultima elezione presidenziale francese. Cos'altro è stata infatti, se non un'enorme lista civica, l'esperienza travolgente di "En Marche!"? A poca distanza temporale, però, la figura di Macron si mostra già appannata. Di nuovo Pericle: “Siamo liberi di vivere come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo”. Oggi come allora non basta il solo movimento. Nessuna politica ha pregio senza qualità di pensiero, perché nessuna politica è tale senza impegno, conoscenza e difesa dell'uomo, delle leggi, della natura e della storia. Nulla in mundo pax sincera, musicò Vivaldi a meraviglia. Castellani e Rico ce lo ricordano benissimo.

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