Pessoa, Il libro dell'inquietudine nella nuova edizione Einaudi

Si rinnova la sfida per il lettore dentro il "non libro per antonomasia" ora ripubblicato sulla base del lavoro di Jerónimo Pizarro

Fernando Pessoa, 1914 (Wikimedia Commons)

Luigi Gavazzi

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Difficile, davvero difficile, resistere alla nuova edizione del Libro dell'inquietudine di Fernando Pessoa pubblicata da Einaudi.

Perché il Libro dell'Inquietudine, in tutte le versioni che conosciamo, sembra sempre un libro in attesa di dissolversi, un oggetto provvisorio e quasi virtuale. Un libro che si compone e ricompone.
Un libro mai terminato dal lettore, che sempre si ritrova a tornare indietro per rileggere un frammento, che si muove fra le pagine immaginando una forma che il libro non ha. E, finalmente, quando attraversa la Baixa a Lisbona con quel selciato chiarissimo e accecante e lucido, il lettore crede di aver finalmente visto dei riferimenti, degli angoli conosciuti. Ma dura fino a quando arriva in albergo, si sdraia, accende il lumino, fissa la sua attenzione sulla figura di Bernardo Soares, l'eteronimo di Pessoa, che immagina curvo mentre passeggia per il quartiere, o alla finestra del suo ufficio. Ma non va oltre, il lettore, ritorna immediatamente a essere disorientato.

Ecco perché questa nuova edizione dell'Inquietudine di Soares - o anche una qualsiasi altra edizione -  deve poggiarsi sui nostri comodini, per darci l'illusione, per qualche minuto, quando lo leggiamo a frammenti, la sera prima di dormire, di aver ritrovato, ogni volta, un filo nei pensieri di Pessoa-Soares e una luce nei nostri.
Per dire cosa è questo libro, cito Corrado Bologna con un passo della sua prefazione all'edizione Einaudi, pubblicata in alcuni stralci anche su Tuttolibri/La Stampa di sabato 27 ottobre 2012:

Non-libro per antonomasia, libro-oceano la cui forma è la stessa, imprendibile, delle onde e delle correnti, della voce, del vento, della fiamma, il Livro do Desasocego è una sconfinata cosmogonia, un universo in espansione senza struttura e senza destino. Lo attraversano innumerevoli stelle esplose in un big bang ininterrotto, lacerti di un’unità che non c’è mai stata. È una maniacale collezione di frammenti di scrittura su cui è soffiata una tempesta apocalittica, e per i quali è impossibile, anzi contraddittorio, suggerire una logica, un ordine, che non sia quello della mera ipotesi cronologica e tematica. In realtà questo libro non esiste, se non quando accade, ogni volta che un lettore si immerge nel suo Maelstrom e lo “ricompone” offrendogli una forma, un ordine testuale ed esistenziale, una coerenza, nell’esercizio continuo o alternato del leggere.

Un libro "che non esiste", dunque, composto da più o meno quattrocento frammenti, trovati fra le carte di Pessoa, in un baule. Questa nuova edizione di Einaudi è stata composta sulla base dell'edizione messa a punto dal filologo colombiano Jerónimo Pizarro.

L'inquietudine di Einaudi esce poche settimane dopo la pubblicazione da Mondadori di Il libro del genio e della follia , anche questa raccolta frutto del lavoro di Pizarro e curata in italiano da Giulia Lanciani. Pizarro ha messo insieme, pescando nel famoso baule di Pessoa, moltissimi frammenti (il volume conta 471 pagine) attorno al tema della creazione, della genialità: ancora una volta l'eteronimia come modo per vedere, da più parti, il mondo. Come scrive Lanciani nella sua introduzione, Pessoa

attraverso l'invenzione del tragico gioco eteronimico, si pone [...] come figura paradigmatica della modernità, poiché assomma in sé le ragioni e le estreme conseguenze della disgregazione di un soggetto che drammaticamente avverte e patisce, tra genialità e follia - follia come esperienza di spersonalizzazione (Barthes) -, la propria precarietà.

@gruppodilettura

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