Maladolescenza: quello che i figli non dicono

Una raccolta di storie-testimonianze di 15 adolescenti italiani: ragazzi apparentemente normali. Ma che nascondono profondi disagi

– Credits: Ufficio stampa Piemme

Marina Jonna

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Sono una madre di due adolescenti e, per questo motivo, mi incuriosiva molto questo libro. Soprattutto la frase: quello che i figli non dicono. Maladolescenza è scritto da Maria Rita Parsi (psicopedagogista, psicoterapeuta, saggista e scrittrice) con Mario Campanella (giornalista) ed è edito da Piemme.

Mi sembrava di poter arricchire la mia esperienza confrontandola con le altre riportate nel libro, anche perché è dichiarato che si tratta di "ordinarie narrazioni di disagio soggettivo”, cioè i soggetti scelti provengono da ambienti sociali buoni, non hanno problemi a scuola, si vestono bene. Però conducono vite parallele di cui spesso i genitori sono all'oscuro.

Ho iniziato a leggere. L'introduzione racconta la fase dell'adolescenza ed è analizzato in modo interessante e professionale.

Poi arrivano le testimonianze. Sinceramente, pur non essendoci fatti eclatanti di omicidi, criminalità o quant'altro, non mi sembrano proprio storie ordinarie.

O almeno non tutte. La ragazzina bulimica è quella più classica e difficile da scovare (se sei un genitore) come anche il ragazzino che si lancia con lo skate in mezzo al traffico.

Ma quello che più mi ha colpito è la forma della scrittura con cui questi ragazzi si raccontano: fastidiosa, colloquiale all'eccesso, come se i pensieri si accavallassero nella mente di chi scrive senza un ordine logico.

Già dal loro modo di scrivere questi ragazzi rivelano dei disagi. E mi chiedo: è possibile che una ragazzina che sogna anche a occhi aperti di uccidere la propria madre, non le trasmette questo sentimento quando la guarda?

Com'è possibile che i genitori del razzista non capiscano l'odio che cova in ogni suo gesto? La follia lucida che anima le sue letture favorite?

Per non parlare poi del ragazzo PlayStation-dipendente (qui però i genitori sono intervenuti...ed è l'unico, mi sembra, ne sia davvero uscito).

Ogni racconto ti lascia spiazzato e infastidito: a seguire il commento degli autori che analizzano la situazione.

Alla fine di questo libro, in cui i genitori sono solo delle comparse lontane, viene da chiedersi (ancora una volta): com'è possibile che tutto questo accada senza che nessuno se ne accorga?

Condurre una vita parallela: o i figli sono tutti dei fantastici attori o, forse, siamo noi genitori a chiudere troppo spesso gli occhi.

E a volte, quando li riapriamo, è troppo tardi.

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