I custodi di Slade House
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I custodi di Slade House, il nuovo libro di David Mitchell

Dall'autore di "Cloud Atlas", oggi in libreria un romanzo che ci ricorda quanto leggere possa essere diabolicamente divertente e intelligente

Può una storia nata su twitter diventare un libro bellissimo? Se a scriverla è David Mitchell decisamente sì. È il caso de  I custodi di Slade House, che devono la loro "anima" a un hashtag che Mitchell ha alimentato dal 13 al il 18 luglio 2014. Il mese scorso l'idea è stata ripresa su Facebook dall'editore Frassinelli: anticipando l'uscita del libro in Italia, ne ha pubblicato il primo capitolo, suddividendolo in vari post. Esperimento, anche questo, decisamente riuscito. Date un'occhiata e vi sentirete così coinvolti nella storia da volerla leggere tutta. Del resto, chi si è già immerso nella scrittura di Mitchell sa quanto possa essere ipnotica e coinvolgente. Per i "novizi", le 230 pagine de I custodi di Slade House sono il concentrato perfetto per fare amicizia con questo autore.

La trama
Il romanzo è diviso in cinque sezioni autonome, ognuna ambientata a nove anni di distanza, dal 1979 al 2015. Ogni episodio narrato sembra a sé, ma, procedendo nella lettura, oggetti e personaggi si insinuano nel lettore con eco che ritornano - uno spillone d'argento con la testa di volpe, un'ombra di donna alla finestra, il gioco di "Volpe e segugi", che diventa il nome di un pub. Anche i protagonisti non si conoscono, ma sono uniti dal sentirsi a disagio nel mondo. Non lo sanno, ma sono potenzialmente in grado di entrare in contatto con un'altra dimensione. Ogni nove anni, il 31 ottobre, ognuno di loro percorrerà un vicolo che lo condurrà sul retro di una strana casa, Slade House. Avvicinerà la mano a una porticina nera, che si aprirà misteriosamente e varcherà un confine da cui non si torna indietro.

Non solo fantasmi
Il clima che si respira tra le pagine, tra horror, fantasy e esperimenti paranormali, è decisamente da notte delle streghe. Ma non si tratta di un libro adatto solo a chi ama Halloween, storie gotiche e fantasmi. Quanto più il lettore conoscerà i libri di Mitchell - in particolare Le ore invisibili  - e la narrativa immaginifica di Stephen King, J.K. Rowling, H. P. Lovecraft, fino ad arrivare alla serie televisiva American Horror Story, tanto più li troverà magistralemnte shakerati tra le pagine, in un caleidoscopico gioco di riferimenti che lo faranno soprattutto divertire.
Il lettore che invece non ne sa nulla godrà appieno dei personaggi creati dalla fervida immaginazione di Mitchell. Percorrerà scale scricchiolanti, vedrà uno strano orologio e ritratti quasi familiari, percependo  avvertimenti che vorrebbe trasmettere ai personaggi del racconto.

L'avidità innaturale della vita raccontata con l'ironia di un romanzo dark 

Mitchell genera nella nostra mente potenti costrutti narrativi. Ci cattura con la stessa forza con cui i diabolici custodi di Slade House irretiscono le loro vittime, offrendo a ogni lettore uno specchio in cui possa riconoscersi. Come pensa tra sé uno dei protagonisti:

"Sembra un gioco da tavolo progettato da un M. C. Escher alcolizzato, insieme a Stephen King con la febbre alta".

I fantasmi diventano il mezzo per spostarsi su altri piani di lettura, in cui a farla da protagonisti sono temi serissimi, che Mitchell riesce ad affrontare con la giusta dose di ironia: l'eterna lotta lotta tra il bene e il male, il desiderio di immortalità, il sogno di ogni essere umano di poter mettersi in contatto, anche solo per una volta, con chi non c'è più: 

"C'è gente che tiene in casa boa constrictor, o tarantole; non trovi che siano più strani e spaventosi e pericolosi dei miei innocui coinquilini [fantasmi]?"

"Se soltanto riuscissi a vedere un fantasma, almeno una volta, [...] saprei che la morte non vuol dire game over, ma che è una porta".

Cosa volere di più da un libro?


David Mitchell

I custodi di Slade House

Frassinelli, 2016. 230 p.

Leggi il primo capitolo

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