Google e i social network: 3 libri su come sopravvivere nell’era digitale

Un saggio di Tom Chattfield prova a suggerire come essere felici e iperconnessi senza rinunciare alla nostra identità. E altri due studi si interrogano sulle opportunità della tecnologia e della Rete

(Credits: Ansa)

Filippo Maria Battaglia

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Naturale diffidenza verso tutto ciò che è tecnologico; insipienza e inadeguatezza nei confronti del cosiddetto postmoderno virtuale. Sintetizzare la difficoltà e il provincialismo di intellettuali e filosofi nostrani nei confronti della contemporaneità non è così difficile. E infatti – se si escludono rari e felici casi – la pubblicistica contemporanea italiana su questi temi scarseggia parecchio.

Appare anche per questo meritorio e singolare un libretto da poco pubblicato da Guanda nella collana “The school of life” diretta da Alain de Botton. È scritto da Tom Chatfield , che non fa il filosofo, ma il consulente di colossi quali Google e Mind Candy, alternandovi una curiosa attività pubblicistica.

Si intitola Come sopravvivere nell’era digitale ma – nonostante l’ intestazione ammiccantemente assertiva – non ha nulla di apodittico e declamatorio. L’obiettivo – spiega Chatfield nelle prima pagine del libro – è esplorare una delle questioni centrali della tecnologia contemporanea: cosa significa dire no oltre che sì agli strumenti presenti nella nostra vita, “e dare il meglio di noi stessi usando la tecnologia, ma anche ricavandoci espressamente de tempo per non usarla”.

Sin dalle prime righe, il Nostro scarta le due strade più facili da percorrere, evitando il negazionismo digitale così come l’esaltazione fine a se stessa della Rete e dei suoi aedi. Piuttosto, incursione dopo incursione, prova a tirare le fila di un ragionamento articolato (e a volte troppo analitico) giungendo a una conclusione dove realismo e buon senso la fanno da padroni: “Dobbiamo essere in grado – scrive - di adattarci alle circostanze, e di adattare le circostanze a noi, sforzandoci di far sì che possano accogliere l’intera gamma delle nostre osservazioni, idee ed emozioni”. Il messaggio di Chatfield, in definitiva, è carico di ottimismo: è difficile, ma non è impossibile impedire alla logica degli strumenti digitali di dettare interamente la logica del tempo e del pensiero. Tempo e sostanza, in pratica, possono aiutarci a essere eclettici, anziché fossilizzarci in un unico atteggiamento.

Insiste sulla virtuosità del web 2.0 anche #io collaboro e tu? (Libriliberi), libro rigorosamente collettivo (e dunque senza curatore), nato per ribadire la cultura della collaborazione. Una sorta di wiki-book scritto da autori, professionisti e consulenti per sostenere come l’interazione  crei innovazione e porti al successo di nuovi modelli di business, praticamente in ogni campo.

E sulla stessa propensione ottimistica veleggia il libro di Miguel Nicolelis, Il cervello universale , da poco in libreria per Bollati Boringhieri e destinato ai fautori della tecnologia (e ai più curiosi conoscitori delle implicazioni che ne derivano). L’autorevolezza e l’interesse del saggio sta tutto nel suo autore, il pioniere delle cosiddette BMI, ovvero le “interfacce cervello-macchina”, progettate per consentire al cervello di connettersi direttamente a un computer e muovere oggetti con un atto del pensiero.

Libri:

Tom Chatfield, Come sopravvivere nell’era digitale , Guanda

#io collaboro e tu? , Libriliberi

Miguel Nicolelis, Il cervello universale , Bollati Boringhieri

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