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"Una posizione scomoda" di Francesco Muzzopappa: il mondo grottesco della pornografia

Leggerete del miglior sceneggiatore di film porno e del peggior sceneggiatore di film drammatici. In un unico divertentissimo libro

Francesco Muzzopappa, Una posizione scomoda (particolare della cover) - Credits: Fazi editore

Un romanzo d’esordio esilarante, ricco di colpi di scena in cui «si ride dalla prima all’ultima riga» (Raul Montanari)
Il commento di Raul Montanari ammicca dalla fascetta in copertina. E questo cattura la mia attenzione, lo ammetto. Se il maestro dice che fa ridere, allora è sicuramente un invito. E sia. Apro la prima pagina, scorro le parole che Francesco Muzzopappa , brillante e pluripremiato copywriter, ha impresso sulla carta.

Inizio così Una posizione scomoda (Fazi ) dove, tra una sghignazzata e l’altra, seguo l’avventura di questo bislacco rossiccio riccioluto che mi immagino poco attraente, anzi, proprio uno sfigatello con l’ambizione di scrivere per il grande cinema. Perché Fabio ha frequentato il corso di sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, ha rifiutato i primi lavori proposti dalla televisione, cosa che lo ha emarginato e relegato all’unica fonte di guadagno a cui, pare, possa ambire: il porno.
Fabio scrive sceneggiature porno per la Starlette, una casa di produzione gestita da un’avvenente e prorompente quanto bislacca Romina che lo tiene sotto la propria ala protettrice.
Genitori, amici, ex-compagni di corso non ne sanno nulla. Sui genitori: la mamma troppo preoccupata di propinare al figliol prodigo in visita una volta al mese una dieta vegana composta da esperimenti malriusciti; il padre troppo occupato con la sua stanza dei giochi tecnologici e ad inviare il podcast dell’ultima messa. Sugli amici, altrimenti detti ex-compagni di corso: leggiamo di Smadonna (un soprannome, una garanzia) e di Giovanni Settemacchie, il migliore amico, il miglior pavone che sia mai esistito. Da tenere d’occhio.
Fabio ha una conoscenza cinematografica vastissima e approfondita (da ammissione dell’autore nei ringraziamenti, Wikipedia docet), da permettergli di attingere continuamente al vastissimo repertorio per riscrivere in versione hard i migliori lungometraggi di tutti i tempi: Analcord, Erezioni di Piano, Intervista col pompino, Il glande freddo, Le seghe di Eastwick, I ragazzi del culetto e altri ancora. Fino a L’importanza di chiavarsi Ernesto, sceneggiatura che gli ha valso la nomination all’XXXFestival di Cannes, che si tiene nello stesso prestigiosissimo teatro dell’altrettanto celeberrimo Festiva del Cinema. In palio, non la Palma d’Oro, bensì lo Zizi d’Or, una più in tema nerchia d’oro.
Rischierà di partecipare e di farsi riconoscere attraverso gli schermi di tutto il mondo?

La scrittura d Francesco è brillante, scorrevole, ammiccante e indubbiamente divertente. Ma anche festaiola e gioiosa, persino nei momenti di buio profondo che attraversa il protagonista. Posso facilmente intuire cosa abbia fatto di Francesco un affermato copywriter. .

Terminato il libro mi viene la voglia irrefrenabile di telefonargli. E lo faccio.
Convenevoli di rito, sai che conosco anch’io questa e quello, ma dimmi delle vincite strane che hai avuto, e cavolo scusa è caduta la linea, eccomi ora ci sono…

La posizione scomoda di Francesco?
"Mi piacerebbe vincere le resistenze che si respirano nei confronti della letteratura leggera in Italia rispetto a quanto avviene nel resto del mondo. Da noi viene quasi considerata una letteratura di serie B, quando grandi come Christopher Moore (Il Vangelo secondo Biff, amico d'infanzia di Gesù), ma anche Jonathan Swift (Una modesta proposta) e Laurence Sterne (Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo) hanno fatto della satira sociale, ma anche di questo modo di scrivere leggero un vanto. Il loro vanto".

E in Italia?
"Amo Niccolò Ammaniti (Che la festa cominci), Marco Presta (Un calcio in bocca) e Giuseppe Culicchia".

Sulla scuola di scrittura creativa di Raul Montanari…
"Raul mi ha dato gli strumenti per tirare fuori il modo migliore per esprimere l’urgenza che avevo dentro. Però in generale credo che senza un talento innato non si vada avanti".

Una posizione scomoda
di Francesco Muzzopappa
(Fazi, 2013)
221 pagine

@violablanca

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