Flavio Tranquillo, 'Altro tiro altro giro altro regalo'

O anche di quando, come (e soprattutto perché) ho imparato ad amare il Gioco: autobiografia di una passione

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Altro tiro altro giro altro regalo, particolare della copertina – Credits: © depositphotos, natis76

Michele Lauro

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"Non fidatevi dei pensieri che non sono nati all'aria aperta e in movimento, che non sono una festa anche per i muscoli". Ha scomodato Ecce Homo di Nietzsche, il filosofo Franco Bolelli, per introdurre il libro di Flavio Tranquillo nel corso di un'affollata presentazione a Milano: Altro tiro altro giro altro regalo. Gli adoratori del basket (the Game, il Gioco), una grande famiglia eccitata per il regalo di Natale del suo rapsode, hanno sentito solleticare antichi istinti snobisticamente passionali.

Raccontare lo sport come una dichiarazione d'amore. Mettere l'amore dentro il linguaggio. Vivere (far vivere) il basket come un'esperienza emotiva, spirituale, sensuale, culturale. Questo è Flavio Tranquillo, the Voice, prendere o lasciare. Tensione, tormento, estasi, energia, emozione, paura e speranza: ciò che, in altre parole, ti fa sentire vivo. Come quel giorno d'estate che salutati Kobe e Shaq freschi di anello NBA dal JFK piombò direttamente a Vimercate per allenare i suoi ex ragazzi in una partita di Final Four del campionato zonale di Promozione. Il basket come parabola del concetto di collettività. Universale, Ubiquitaria, Una: dal Madison al campetto.

D'altra parte la mitologia sta nella leggendaria genesi di questo sport, una storia che gli esegeti come Flavio non si stancano di raccontare. Nel 1891 il dottor James Naismith, professore di educazione fisica all'YMCA di Springfield, Massachusetts, cercava un passatempo per i focosi studenti costretti dal rigido inverno a fare ginnastica al chiuso. Volle il caso che un giorno, mancando qualcosa di simile a due porte per provare un curioso incrocio fra l'hockey e la lippa, si rimediarono un paio di cestini di pesche. Il primo incontro - 9 contro 9 - finì 1-0 e qualcuno dovette salire su una scala a recuperare la pallonessa. Ma intanto il prof. maturò la visione di una disciplina che molti anni dopo qualcuno avrebbe definito atletica giocata: armonia, velocità, potenza, eleganza.

"A volte essere un giocatore molto sfigato può essere una delle fortune della vita". La futuristica oralità hic et nunc di una telecronaca approda sulla pagina scritta con un ritmo forse meno forsennato ma una prosa di formidabile schiettezza. Ossessioni, inciampi, imbarazzi, figuracce, cadute e risalite, ansie e batticuori, coraggio e scoraggiamenti, errori e colpi di culo. A partire dalla scintilla scoccata nel lontano 1975 fino al titolo-tormentone di questo libro, l'autoironia è una delle chiavi di Flavio Tranquillo per guardare "dentro" il personaggio pubblico ed estrarne (almeno in parte) l'uomo, il suo carattere o true color.

Quando apre il cassetto di memorabilia, il vulcano Tranquillo erutta cascate di aneddoti per la gioia di due o tre generazioni di baskettari. Da Kresimir Cosic a Manu Ginobili, c'è la sua "sporca dozzina" di giocatori speciali. Dallo "scandaloso" scudetto 1989 vinto dall'Olimpia a Livorno all'introduzione dell'instant replay - cui il Nostro ha contribuito in modo sostanziale - c'è la testimonianza in presa diretta di innumerevoli eventi di qui e di là dell'oceano, compresa l'epopea di 5 partite indimenticabili. Divertente e formativo, specie per i più giovani, è il racconto dei tempi pionieristici della radio-televisione nell'era pre internet. Era appena l'altro ieri, l'America stava ancora dall'altra parte della Luna.

Ma non sarebbe mitologico, il basket di Flavio Tranquillo, senza un profondo link ai valori umani e ai principi di legalità cui ha dedicato, qualche anno fa, un breviario a quattro mani con il giudice Mario Conte: I dieci passi. Non esistono fenomeni morali, diceva ancora Nietzsche, ma solo "un'interpretazione morale dei fenomeni". La sentenza si sposa con la visione del Gioco di questo moralista non-allineato che da ex tifoso si batte oggi (con intatta passione) contro le piaghe della faziosità, della calunnia e dell'inganno sportivo, osteggiando nel contempo la fredda banalizzazione della "sintesi giornalistica".

Il mantra del pallone a spicchi mutuato dallo spogliatoio dei San Antonio Spurs è: no excuses, si vince, si perde ma niente trucchi e nessuna scusa. Se lo impari nello sport probabilmente ne farai tesoro anche nella vita. Perché, come sapeva bene già Omero, è quando perdi che si misura la tua vera forza. Basket e giustizia, romanticismo e tecnologia, slam dunk e valori: la passione secondo Flavio Tranquillo è entertainment elevato a sofisticata, contemporanea forma di narrazione.

Flavio Tranquillo
Altro tiro altro giro altro regalo
Baldini & Castoldi
236 pp., 16 euro

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