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Falkowski, I motori della vita

Il saggio che spiega come i microbi, con l'evoluzione della loro biochimica, hanno reso la terra abitabile

P.G. Falkowski, I motori della vita, Bollati Boringhieri 2016

Matilde Quarti

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È la storia più antica, quella spiegata da Paul G. Falkowski in I motori della vita (Bollati Boringhieri, 2016), ancora più antica dei dinosauri e dei cristalli d’ambra con intrappolati dentro panciuti fossili di insetti.
Gli attori di questa storia, però, non si vedono a occhio nudo e sebbene siano i protagonisti indiscussi della nascita della vita sulla Terra, sono studiati sistematicamente da non più di un paio di secoli: parliamo dei microbi, che con l’evoluzione della loro biochimica hanno innescato tutti i processi che hanno reso il pianeta abitabile, per i grossi iguanodonti così come per Galileo Galilei.

Da Galileo a Darwin
Galileo, che ha rivolto l’occhio e il telescopio verso il cielo rivoluzionando la percezione che abbiamo del mondo e di noi stessi, ha chinato anche lo sguardo verso il basso, mettendo a punto il microscopio. Eppure questo ramo di ricerca non viene approfondito da Galileo e prima della scoperta dei microbi – e ancor più del loro studio vero e proprio – deve passare ancora altro tempo. È un percorso lungo, in cui sono fondamentali due elementi: la perseveranza umana e l’ausilio della tecnologia.

Gli studi sull’evoluzione del XIX secolo, infatti, si basano inizialmente sulla realtà visibile, ma sono indispensabili per giungere a osservare forme di vita sempre più piccole.
Merito di Falkowski è riuscire ad accordare ampio spazio alle ricerche evoluzionistiche, per dare al lettore una panoramica dettagliata dell’intero percorso.
Vengono allora chiamati in causa Darwin e Mendel, ma anche lo scienziato inglese Robert Hooke, che, molto prima, aveva osservato e descritto microscopiche strutture chiamate “cellule”, o Leeuwenhoek, scopritore degli “animaculi”, che riteneva essere animali microscopici, con tanto di testa e stomaco, e che solo dopo secoli verranno chiamati con il loro vero nome: microbi.

Microbi ovunque
Il saggio di Falkowski, tanto ironico quanto erudito, ricercando le nostre origini ci risveglia da sogni superomistici e ci ricorda cosa veramente siamo: un ammasso di microbi, dallo stomaco alle gengive. E microbi sono quelli che trasportiamo, ovunque e incessantemente, cibandoci, comprando vestiti, accarezzando il nostro cane.
Concentrarsi sul microscopico, pensare la vita evolutiva di qualcosa di talmente infinitesimale, provoca lo stesso sforzo di immaginazione e gli stessi sentimenti totalizzanti degli studi dell’infinitamente grande, come i corpi celesti, o ancora di più le galassie. Eppure i microbi, che non vediamo e a cui non pensiamo abitualmente, sono organismi sociali organizzati in comunità complesse e al loro interno lavorano incessantemente gli apparati grazie ai quali è nata la vita.

Una narrazione recente
Se le teorie dell’evoluzione sono importanti per capire da dove sono nati gli studi sui microbi, è sulle ricerche del XX secolo che si concentra gran parte del saggio di Falkowski. Questi studi, sono inevitabilmente molto recenti, perché dipendono dalla messa a punto di tecnologie sempre più sensibili, grazie alle quali è diventata realizzabile un’analisi sempre più accurata delle strutture di queste nanomacchine biologiche.
Degli anni ‘90 e dei primi anni duemila, per esempio, sono gli studi sui meccanisimi di funzionamento del ribosoma e delle sue interazioni con l’RNA.

Il discorso di Falkowski, dunque, si sviluppa su toni più tecnici, indispensabili per trattare la fotosintesi o per spiegare la sintesi proteica delle cellule. La nascita della vita non è un pranzo di gala – e non è neppure un film di Terrence Malik – e i millenari processi di evoluzione delle nanomacchine contenute nei microbi, comunemente note come proteine sono il cuore della spiegazione.
Se da questo punto di vista a un lettore poco abituato alla terminologia la comprensione di alcune parti del testo può risultare ostica, lo stile descrittivo di Falkowski, estremamente piano, persino narrativo, e il suo sguardo acuto, ironico e spesso irriverente, accompagnano felicemente anche lettori meno preparati sull’argomento (ma certamente non digiuni).
Che sia per studio o per interesse personale, la lettura del saggio di Falkowski aggiunge un tassello in più alla comprensione della struttura del mondo e ci lascia con una consapevolezza: magari siamo polvere di stelle, ma siamo anche microbi.

Paul G. Falkovski
I motori della vitaBollati Boringhieri, 2016
228 pp., 22 euro

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