Braccialetti Azzurri: il nuovo libro di Espinosa

I romanzi si dividono in due categorie: quelli che non ti lasciano nulla e quelli che, invece, ti entrano nell'anima

Braccialetti Azzurri Espinosa

La copertina del nuovo libro di Espinosa "Braccialetti Azzurri” di Salani Editore

Marina Jonna

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Vi è mai capitato di leggere un romanzo e, il giorno dopo, ricordarne sommariamente la trama? Forse vi è anche piaciuto, ma, indubbiamente, non vi ha colpito nel profondo. 
Poi ci sono i libri che entrano nell'anima: al di là della storia, ti trasmettono nuovi modi di essere e di vedere le cose e, anche se non ci pensi, ti cambiano nell'approccio alla vita.

"Braccialetti Azzurri” (di Albert Espinosa , edito da Salani) è così, come anche il suo precursore "Braccialetti Rossi”. Non è un caso che la serie televisiva abbia avuto successo: la vita dei protagonisti, il loro modo di interagire e di affrontare la vita, anche nei momenti più tragici, ha insegnato molto. A tutti.

Dal raccontare il dolore, ma anche l'amicizia e la spensieratezza anche nei momenti più tragici, ora Albert Espinosa è passato a raccontare la morte, con la leggerezza che gli è tipica, accompagnandoti per mano in un mondo dove i protagonisti scoprono il vero senso della vita.

 

"Braccialetti Azzurri” sprona a dare più valore ai nostri desideri, a ciò che davvero vogliamo per la nostra vita. "Noi non vivremo mille anni: vivremo un giorno. E poi un altro ancora...”. Se ci restasse un solo giorno, che cosa avrebbe un senso? Restare chiusi nelle nostre abitudini o piuttosto, come scrive Espinosa, "cercheresti di innamorarti? Di giocare? Di ridere? Amare? Urlare? Cantare?”...insomma di fare tutte quelle cose che rendono davvero felici.


Questo libro affida a cinque ragazzi la scoperta del caos interiore, ciò che ci rende unici, dove ogni avventura desiderata va vissuta, dimenticando le regole di un mondo che troppo spesso vuole addomesticarci. 
"Ama il tuo caos” è il suo messaggio ed è un invito, non un'imposizione: Albert Espinosa non vuole insegnare nulla a nessuno, piuttosto racconta un modo di essere che può riuscire a far apprezzare la vita in modo diverso, più completo. Ma sta a ognuno di noi riuscire ad amare le nostre contraddizioni, il dolore, la rabbia e perfino il lutto: ogni esperienza diventa un'occasione per arricchirci. 

Non esiste la felicità ma il sentirsi felici

Abbiamo incontrato Espinosa, di passaggio a Milano, e gli abbiamo chiesto di spiegarci il perché ha scritto questo libro e lui ha risposto, con la semplicità che lo contraddistingue: "Volevo poter parlare della morte e ho affidato a un bambino che sta morendo, il compito di imparare a morire per imparare a vivere”
E ha aggiunto: "Volevo parlare del caos: di quello che è ogni persona nel suo intimo. Bisogna vivere imparando ad amare il proprio caos interiore, seguendolo, perché questa è l'unica cosa che ci può rendere felici: assaporare ogni minuto della nostra esistenza, conoscendo il significato della morte”e aggiunge "Nessuno ti chiederà mai: hai imparato a morire? oppure: come vorresti morire? Tutti ti fanno domande sulla tua vita, sul lavoro, se hai un'amore oppure no. L'argomento della morte viene sempre evitato. Ma l'essenza della vita si capisce tenendo presente la morte. La gente, quando capita, spera solo di superarla. Ma è difficile senza essere preparati. Conoscendola, invece, potremmo riuscire a vivere in maniera più intensa, amando i nostri difetti e le nostre contraddizioni”


Nel libro si legge: "Ogni progresso della società ci allontana dalla morte ma, proprio per questo, anche dalla vita” Ovvero, vivere di spalle alla morte, facendo finta che non esista, ci impedisce di realizzare i nostri sogni, ciò che davvero desideriamo.

E tornano in mente i rimpianti di coloro che, in punto di morte, si sono resi conto di ciò che avrebbero voluto fare ma non hanno fatto. Comprendere l'essenza della vita quando è troppo tardi, è un vero peccato.  "Non esiste la felicità: esiste solo il sentirsi felice ogni giorno. Per questo è fondamentale amare il proprio caos”. 

Semplice, diretto, infinito: Espinosa scava nelle nostre paure e le trasforma in un'occasione di vita. "I dubbi irrisolti sono le paure non accettate”.

Alla fine del nostro incontro si alza, con il suo sorriso timido e rilassato di chi vive davvero amando il suo caos e ti saluta sapendo che oggi la cosa più felice per lui sarà suonare la sua tromba: lui che con un solo polmone non dovrebbe riuscirci. 
E invece sì, lo farà perché "ognuno di noi è aria, corde o percussione” e lui, dopo 14 strumenti, ha trovato il suo. 
E questo lo rende libero e felice perché lui è "ciò che deve essere”.

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