«Io non t’ho amata mai. Ci vediamo?» I tormenti di Gozzano il crudele
«Io non t’ho amata mai. Ci vediamo?» I tormenti di Gozzano il crudele
Cultura

«Io non t’ho amata mai. Ci vediamo?» I tormenti di Gozzano il crudele

S. Giuliano d’Albaro, 10 giugno 1907, notte Ho presente anche questo: che avete bei denti e una bella bocca, piuttosto grande e fresca e attirante come poche, e che avete due begli occhi (anche di questo devo convenire, e …Leggi tutto

S. Giuliano d’Albaro, 10 giugno 1907, notte
Ho presente anche questo: che avete bei denti e una bella bocca, piuttosto grande e fresca e attirante come poche, e che avete due begli occhi (anche di questo devo convenire, e quasi con dispetto) due occhi d’una dolcezza servile: gli occhi di colei che s’inchina al despota Signore e gli tende i polsi febbrili e li vede cerchiare di catene, quasi godendone; avete anche il profilo che piace a me, vestite come piace a me e camminate come piace a me – con l’eleganza un po’ stracca e un po’ trasognata. Vedete che c’era di che rifuggire la vostra conoscenza. Non già che io temessi d’innamorarmi di Voi (io non sono innamorato che di me stesso; voglio dire: di ciò che succede in me stesso) ma temevo che mi piaceste ecco tutto. Vi bacio la mano, come s’usa, e poi ve la stringo forte forte, come piace a me.
GOZZANO vostro
P.S. Dormite, in questo momento? Sono la mezza notte e mezza… Buoni sonni!
P.S. Ancora. Scusate. Grazie.


Rivarolo, 4 ottobre 1907
Amica,
Sono felicissimo! Vi aspetto dunque. Vi porgo vivissime preghiere di dedicare al vostro evangelico pellegrinaggio la giornata intiera. Avremo più agio a conoscerci e meno pericolo di deluderci; credete che un convegno a mezza via, rapido ed incerto, ci lascerebbe assai male, con l’inevitabile disagio delle prime parole inconcludenti. Una stretta di mano impazientissima.
GOZZANO


Il Meleto – 12 novembre 1907
Amalia, mia cara Amica,
Non so perché sento che mi andate dimenticando. Mi concedete di venire a prendere il viatico dalle vostre mani sotto le specie di una tazza di the? Addio.
GUIDO vostro affezionatissimo.


S. Giuliano, 15 Gennaio (1908)
Ho incastonata la vostra piccola effige (l’altra, grande, non è esposta) nella cornice dello specchio. Pochi istanti fa ho cancellata con uno spillo la vostra mano sinistra fatta mostruosa dalla prospettiva fotografica. Ho preferito mutilarvi. Non vi doleva la mano sinistra, pochi istanti fa? (Sono le 15,20 di Mercoledì). Vi voglio molto bene, Amalia! Addio!
GUIDO


Di casa – Domenica tardi (1 marzo 1908)
Cara Amalia,
Mi volete accogliere Giovedì? Interpreterò il vostro silenzio in proposito, come affermativo. Una stretta di mano impaziente del vostro affezionatissimo
GUIDO
PS Salirò da Voi fra un quarto d’ora. Volete?


Torino, 12 marzo 1908 – Giovedì mattina
No, no, no. È meglio non vederci più. Fra pochi giorni di vita febbrile lascierò (sic) Torino per molti mesi… Ho un gran desiderio di morire, ma non sono triste. Non ti amo, ho soltanto la visione continua della tua persona, dei tuoi capelli, dei (tuoi) occhi, della tua bocca…

21 marzo 1908
Da un legame come il nostro deve balzare qualche cosa di più degno che non la sentimentalità meschina dei piccoli amanti. Per questo è necessario non vederci più. Non ci vedremo più per molto tempo, Amalia mia buona, per molti mesi, per qualche anno forse. Perché voglio che sia così.

30 marzo 1908
Sento in fondo all’anima una specie di fiera tristezza, per aver saputo essere crudele con me e forse – perdonami – anche un po’ con te… Io provo una soddisfazione speciale quando rifiuto qualche bella felicità che m’offre il Destino. Io non vedrò le tue vesti nuove. Sarò lontano, solo, con la mia ambizione taciturna. Anche il dolore che tu dici di avere in te impallidirebbe e l’amore ti apparirebbe qual è: un inganno della giovinezza e un episodio trascurabile in un destino come il mio e come il tuo. Amalia, mio buon amico, quante di queste cose t’avrei detto e ti vorrei dire se tu non fossi giovine e bella! Ma hai degli occhi luminosi ed una bocca tentatrice ed è impossibile starti vicino senza diventare irriverenti con te come con una crestaia od una cortigiana qualunque...

Perdonami. Ragiono, perché non amo: questa è la grande verità. Io non t’ho amata mai. E non t’avrei amata nemmeno restando qui, pur sotto il fascino quotidiano della tua persona magnifica; no: avrei goduto per qualche mese di quella piacevole vanità estetico-sentimentale che dà l’avere al proprio fianco una donna elegante ed ambita. Non altro. Già altre volte t’ho confessata la mia grande miseria: nessuna donna mai mi fece soffrire; non ho amato mai; con tutte non ho avuto che l’avidità del desiderio, prima, ed una mortale malinconia, dopo


Il Meleto -Venerdì Santo (17 aprile 1908) ore 10 ant.
ho fatto, prima di sedermi a tavolino, una toilette accuratissima, quasi che, scrivendoti, tu possa vedermi la piega dei capelli o la lucentezza delle unghie.


Torino, ultimo d’Aprile 1908
La tua figura mi è divenuta estranea come se scomparsa in una tomba o in un laberinto: non so… Ti penso un po’ come una morta, mentre ti bacio
GUIDO


Ronco, 3 settembre 1908
Mia cara Amalia, non ho proprio cosa alcuna da dirvi… Staremo un po’ insieme, così. Quest’oggi è una giornata che vi voglio bene.  E vi ho pensata male, desiderandovi acutissimamente. Sono andato così, alla deriva, perduto: attirando la curiosità dei buoni eporediesi superstiti nel caldo estivo. Desidero…
GUIDO vostro, sempre quello

 

Meleto, 3 ottobre 1908
Ci vedremo ancora? Cose tante e affettuose.
GUIDO


(Torino, 7 maggio 1909)
Cara, Vuoi che io venga a casa tua sabato sera?

[Durante questo anno, in cui la tubercolosi da cui era affetto si aggrava, Guido non scrive ad Amalia né risponde alle sue sempre più disperate lettere]


Agliè, 4 ottobre 1910
Sosterò a Torino dal 5 a tutt’ottobre. Ci sarete? Ci vedremo?
GUIDO

Da Lettere d’amore, Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti

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