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Cultura

Giacomo Pellizzari, Gli italiani al Tour de France

Il giornalista sportivo Giacomo Pellizzari racconta i grandi ciclisti italiani, da Ottavio Bottecchia a Vincenzo Nibali

Anche se non occupa più le pagine dei giornali il ciclismo ha sempre un posto privilegiato nell’immaginario sportivo italiano. Gino Bartali, Fausto Coppi, Marco Pantani, hanno assunto tratti quasi eroici, la loro è un’epica della fatica e dell’ostinazione. Sotto questa luce, Gli italiani al tour del France (Utet, 2018), di Giacomo Pellizzari è prima di tutto un omaggio, un atto d’amore verso uno sport e i suoi protagonisti, raccontati nell’ottica più umana, al di là delle telecamere.

Una galleria di ritratti intimi

Pellizzari ha scelto di raccontare gli italiani che hanno trionfato al Tour de France (ma, come scrive l’autore nella prefazione, “trovano spazio anche le parole di corridori che non hanno mai vinto) dandogli la parola in prima persona, immaginando cosa avrebbero potuto dire – o cosa direbbero. Pelizzari costruisce così un affresco di ricordi intimi di singole giornate, per diversi motivi campali, in cui l’invenzione si limita alla voce dei ciclisti, ma gli eventi raccontati sono rigorosamente avvenuti. A queste, poi, si alterna sempre la narrazione di Pellizzari, che contestualizza gli avvenimenti, ne inserisce altri, si lascia andare alle digressioni.

La scelta di affidare il racconto a singole voci (che – unica nota a mio parere negativa – sono piuttosto simili nel tono), ha il privilegio di spostare l’attenzione del lettore dalle gesta alla persona che le ha compiute. Quello che si ottiene, allora, è un ritratto molto più intimo, che abbraccia sì la storia di cui ciascun ciclista si è reso protagonista, ma rende anche chiaramente l’idea della fatica, dei dissidi interiori, delle lotte con se stessi o con gli altri, che chiunque, in contesti diversi, ha provato almeno una volta nella vita. La prospettiva, inevitabilmente, cambia, e lo sport e i suoi protagonisti risultano tanto più vicini a un vissuto quotidiano.

Storia d’Italia

Un racconto del ciclismo che, per certi versi, è anche un racconto dell’Italia, sociale e politica di cui lo sport, inevitabilmente è specchio. Incontriamo ad esempio Ottavio Bottecchia, il primo a vincere il Tour de France, per cui, certo, pedalare sarà pure una fatica, ma di certo non paragonabile alla guerra di trincea, alla morte seminata dalla Prima Guerra Mondiale. Bottecchia è veneto e di origini umili, ultimo di otto figli. Ha conosciuto la povertà, ha visto il sangue e ha combattuto sulle montagne della sua terra: cosa sarà mai pedalare più veloce degli altri?

E poi c’è Gino Bartali, la cui storia corre parallela a quella dell’attentato a Togliatti, e Marco Pantani, che con la sua morte disgraziata si trova lui malgrado a farla, la storia. Nel capitolo su Pantani si inseriscono, tra l’altro, i ricordi personali dell’autore: Pellizzari è in macchina, sta andando sul Lago di Garda con la moglie, quando alla radio danno la notizia. I ricordi personali si congiungono così alla voce di Pantani, una voce che arriva da lontano per raccontare, improvvisamente presenti e vivissimi, i minuti della salita sul passo del Galibier, il più alto del Tour.

Il libro si conclude, neppure a dirlo, con Vincenzo Nibali: un capitolo che resta aperto oltre la quarta di copertina.

Giacomo Pellizzari
Gli italiani al Tour de France
Utet, 2018
224 pp., 15 euro

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