Rita Fenini

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Organizzata dalla Fondazione Marino Marini e dalla Fondazione Solomon R. Guggenheim di Venezia, momento di punta delle Celebrazioni di Pistoia Capitale italiana della Cultura 2017, l'importante retrospettiva che la città dedica a Marino Marini, suo illustre concittadino, mira a restituire all’artista la sua posizione di assoluto rilievo nella vicenda del modernismo novecentesco internazionale, ripercorrendo tutte le fasi della creazione artistica del Maestro, dagli anni Venti agli anni Sessanta

Dove

Ad ospitare la mostra "Marino Marini. Passioni visive", curata da Barbara Cinelli e Flavio Fergonzi, le stanze di Palazzo Fabroni, in Via Sant'Andrea, 18 a Pistoia

Quando

L'esposizione sarà aperta al pubblico dal 16 Settembre 2017 al 7 Gennaio 2018

Dopo Pistoia, dal 27 gennaio al 1 maggio 2018, la mostra si trasferirà alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia

Perché è interessante

Le dieci sezioni pensate dai curatori per dare pieno conto della ricerca plastica di Marino Marini, sono tutte caratterizzate dal raffronto tra le opere dello scultore pistoiese e quelle di altri grandi del passato o di suoi contemporanei: dall’antichità egizia a quella greco-arcaica ed etrusca, dalla scultura medievale a quella del Rinascimento e dell’Ottocento per arrivare ad Arturo Martini e Giacomo Manzù.

Cuore della mostra, il tema del cavallo e cavaliere: in una sala sono infatti raccolti gli esiti maggiori di questo ciclo di opere, contese dal collezionismo internazionale e determinanti nello stabilire la posizione di primo piano di Marini nel panorama della scultura figurativa contemporanea. Di grande impatto, il confronto fra i “Cavalieri” post 1945 di Marino Marini e i loro antenati di riferimento, i cavalli e i cavalieri dalle civiltà del Mediterraneo e dell’antica Cina.

Attraverso la serie di cavallo e cavaliere, Marini esprime la storia del rapporto tra natura e uomo: il cavaliere rappresenta la ragione che deve ammaestrare il cavallo, la natura, in modo da non essere disarcionato.

Oltre a cavalli e cavalieri, nella scultura del Maestro poistoiese ricorrono spesso le pomone (celebrazione della fertilità, della sensualità e della pienezza della vita) e i ritratti (nei quali Marini cerca di raffigurare l’unicità di ogni volto, adattando lo stile e il materiale al soggetto)

Marino Marini, breve biografia

Nato a Pistoia nel 1901, nel 1917 si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, studia pittura con Chini e scultura con Trentacoste e già a partire dal 1919 comincia a viaggiare: Parigi sarà una delle sue mete preferite, dove conobbe anche Picasso e Kandinskij.

Nel 1929 si trasferisce a Milano, gli viene assegnata la cattedra di scultura a Monza e negli anni ’30 partecipa a diverse esposizioni, assieme a De Chirico, Modigliani, Carrà e Sironi, ottenendo pieno favore della critica.

Nel 1940 lascia Monza per Torino, ma l’anno dopo ritorna a Milano come professore di scultura dell’Accademia di Brera. Nel secondo dopoguerra, continua a esporre sculture, pitture e incisioni in Italia e all’estero. La famosa collezionista Peggy Guggenheim acquista un suo cavaliere e lo espone a Venezia davanti al suo museo.

Marini morì a Viareggio nel 1980 e le sue opere sono esposte nella Galleria d’Arte di Milano, nel Museo Marino Marini di Firenze e nella Fondazione Marino Marini di Pistoia.

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