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Arte & Idee

Cinque cose da non perdere alla Biennale di Venezia

Breve guida ragionata agli appuntamenti da non mancare

 

Il celebre appuntamento con la vernice della Biennale d'Arte di Venezia è alle porte: si comincia il 6 maggio per concludersi con l'apertura al pubblico dal giorno 9. E se quest'anno il tema del futuro, o meglio, dei futuri possibili per il nostro mondo va inteso in una costante relazione con il passato, c'è un'altra importante relazione da tenere presente: il coinvolgimento di teatro, musica e performance nell'ambito dell'esposizione.

Molti gli appuntamenti, all'interno degli spazi istituzionali e in giro per la città. Prima puntata di una breve guida ragionata per visitare la 56esima esposizione Internazionale d'Arte. Cinque cose da non perdere.

Tre padiglioni fuori dai Giardini. Tra le numerose partecipazioni nazionali, merita una certa attenzione quella cubana, con la mostra, curata da Jorge Fernàndez Torres e Giacomo Zaza, dal titolo El artista entre la individualidad y el contexto. Ovvero, un tentativo di rispondere alla domanda su chi sia l'artista, sempre in bilico tra individualità e contesto in cui opera, per riflettere su micro-realtà come sul sistema globale, sul mondo digitale e sui processi economici. Che coinvolgono Cuba, ma anche la Russia, al Cina e l'Afghanistan in un dialogo tra artisti diversi. All'Isola di San Servolo. Sempre su un'isola, quella di San Lazzaro degli Armeni, va in scena Armenity, padiglione curato da Adelina von Furstenberg per parlare, appunto di Armenia. In un rafforzamento del concetto di dislocamento e territorio, di giustizia e riconciliazione, di etica e resilienza, attraverso un lavoro sulla memoria e sull'identità di ogni artista in mostra. Che si sovrappone alle nozioni di territorio, confine e geografia. Infine, ai Magazzini del Sale, si potrà visitare il Nationless Pavillion. Ovvero, nuove declinazioni apolidi dell'idea di migrazione, di confine e di economia, secondo una visione immaginativa e artistica (S.A.L.E. Docks, Dorsoduro 265 - vicino a Punta della Dogana).

Due storie classiche. In una sorta di raccordo tra Biennale, Expo e la storia pensano due grandi, Emilio Vedova e Alxeander Calder in una doppia mostra alla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova che riporta in scena l'Expo di Montreal del 1967. Si intitola infatti proprio Frammenti Expo 67 l'esposizione curata da Germano Celant con una decina di sculture, tra cui anche uno Stabile, alto 22 metri, di Calder a dialogo con la ricostruzione del Percorso Momento di luce, con proiettori, lastre colorate di vetro realizzate a Murano che faceva da raccordo, all'epoca dell'esposizione canadese, tra i tre corpi del padiglione italiano. Un dialogo attuale, incentrato sulla tensione nel tentativo di catturare lo spazio.

Raccontare la danza. Il titolo dice già tutto: Dancing makes me joyful. Si tratta del sodalizio tra l'artista Lena Liv e la danzatrice e coreografa Lindy Nsingo, che hanno messo a punto quattro installazioni multimediali e un'opera a pastello di Lena Liv. A cui la danzatrice risponde con l'anteprima mondiale della sua coreografia site-specific Dancing Makes Me Joyful. Elemento comune alle due artiste è naturalmente la reciproca e diversa relazione con lo spazio, accanto a un ragionamento sul ritorno alla bellezza come antidoto al postmodernismo. Ma il risultato è la messa in scena di una dimensione poetica e surreale, in quella necessità esistenziale della danza, come l'aveva intesa Pina Bausch.

Dal cinema alla pittura. Palazzo Bembo ospita Beat Kuert in FaultLine / TimeLine, installazione site-specific inserita nel progetto collettivo Personal Structures / Crossing Borders. E il tuffo spazio temporale è assicurato: si va a finire nel cinema tedesco espressionista con citazioni precise di quello di Fritz Lang, per ragionare sulla contemporaneità e il suo rapporto con il caos. I pavimenti del palazzo ospitano tre video su cui si affacciano alcuni dipinti, per un racconto a strati, tra labirinti ipnotici e quadri materici.

Vernice al mercato. La galleria A plus A insieme agli allievi della School for Curatorial Studies Venice portano a venezia l'artista Rob Pruitt e a coinvolgere in un progetto a cura di Tommaso Speretta. Si tratta di ROB PRUITT’S FLEA MARKET IN VENICE, una sorta di performance visibile però solo durante i giorni della Vernice, dal 5 maggio (alle ore 18, BOOK LAUNCH di THE CURATOR AS BARMAN, un libro che raccoglie 28 ricette di drink d'artista), fino al giorno 8 con la performance del duo russo-tedesco RÖMER + RÖMER! Tutti gli appuntamenti qui.


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