Nelle due settimane che precedettero quel tragico 13 novembre 1951, non smise mai di piovere. Il fiume Po, ingrossato sempre di più dalla pioggia e dalle piene dei suoi affluenti sfogò il suo devastante impeto nella regione del Polesine, compresa tra le province di Rovigo, Ferrara e in parte di Parma. I morti furono 84, i senzatetto oltre 180.000. Fu il primo caso in Italia dell'evidente responsabilità dell'aministrazione pubblica in una tragedia che per quanto inevitabile, avrebbe potuto almeno essere limitata da una serie di interventi idrogeologici mai realizzati.

Tra martedì 13 novembre e la domenica successiva si consuma la tragedia. Gli argini cedono e il fango e i detriti invadono completamente le campagne, trascinando con sè detriti, alberi ponti e sommergendo strade e case. La catena della solidarietà si attiva subito.

Arrivano aiuti da tutto il Paese, le forze dell'ordine e l'Esercito intervengono in massa così come migliaia di volontari e la Croce Rossa. Arriva anche Alcide De Gasperi, allora primo ministro, che annuncia l'immediato stanziamento di 30 milioni di lire per le vittime dell'alluvione. Una prima stima dei danni parla di oltre 20 miliardi di lire del 1951 per le infrastrutture pubbliche e di oltre 50 per le proprietà private cancellate dalla furia del grande fiume.

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