Quattro ragazze, con addosso l'incertezza e l'energia dei vent'anni e poco più, sono le protagoniste di Questi giorni di Giuseppe Piccioni, terzo e ultimo film italiano in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Pochi applausi e qualche mugugno alla prima per la stampa. 

Tra citazioni di Guy de Maupassant e la metafora del Paradiso perduto di Milton, le giovani si abbandonano a un ultimo viaggio insieme prima che le loro strade si separino, verso il futuro e la maturità. Tante - troppe problematiche - salgono sulla macchina che le porta a Belgrado, in un road movie disarmonico e dalla sceneggiatura stonata, con situazioni che a volte mancano di verità.

Caterina (Marta Gastini), la più ombrosa del gruppo - non a caso il suo cane si chiama Ombra -, ha deciso di trasferirsi a Belgrado e lavorare là come cameriera. Liliana (Maria Roveran), la sua più cara amica, e Angela (Laura Adriani) la accompagneranno trasformando quel viaggio in un'avventura di passaggio verso l'età adulta. All'ultimo momento anche Anna (l'esordiente Caterina Le Caselle) si aggrega a loro, con la sua aria ingenua e posata e un bimbo in grembo. Liliana, invece, porta con sé un segreto che neanche sua madre (Margherita Buy) conosce. Tutte e quattro insieme ridono, celano turbamenti, si scontrano, nella strada maestra della fuggevolezza di quei giorni "irripetibili" - come li definisce Caterina -, "dentro un'eterna promessa che il tempo vissuto dopo non avrebbe mantenuto".

"Nello scrivere il film abbiamo cercato di evitare qualcosa di premeditato o troppe giravolte e accadimenti", spiega Piccioni, autore dello script insieme a Pierpaolo Pirone e Chiara Atalanta Ridolfi, liberamente ispirato al romanzo inedito Color Betulla Giovane di Marta Bertini. "Il film inizia in maniera insolita, quasi intermittente, quasi coi toni della commedia. Quindi subentra il viaggio: il bosco, il campeggio, la canoa... Il terzo movimento è una sorta di melò dove i dialoghi si diradano, i tempi sono più dilatati e torna la voce iniziale fuori campo". 

Questi giorni racconta un passaggio di confine, che non sempre corrisponde alle proprie aspettative e può comportare delle perdite. Un passaggio vissuto con inconsapevolezza. Al viaggio, che dovrebbe consolidare i rapporti, segue la dispersione. 

"Le quattro ragazze sono in una situazione in cui non sanno più cosa c'è dietro né sanno cosa hanno davanti. In loro c'è questo desiderio di futuro, che spinge in maniera caotica", afferma Piccioni. "C'è un'idea del tempo curiosa quando si pensa alla giovinezza: è immediatamente dietro alle spalle. Giovinezza, passato e presente sono dimensioni curiosamente vicine, non smettiamo di essere giovani. 

Nel cast, accanto alle giovani attrici anche dei big nostrani, in ruoli minori: oltre alla Buy, alle prese con il ruolo di una madre bambina, Filippo Timi e Sergio Rubini. "Col fatto che non aveva una parte centrale, Margherita era sul set come se avesse appena fatto la spesa", sorride Piccioni. "Lei è sorprendente. Non ha mai l'aria di concentrarsi sulla scena e poi la fa come se avesse aperto il rubinetto, come se scorresse". 

Nel 2001 Piccioni aveva portato a Venezia Luce dei miei occhi, che valse la Coppa Volpi a entrambi i suoi protagonisti, Sandra Ceccarelli e Luigi Lo Cascio. "Tornare a Venezia mi dà adrenalina. E il desiderio di vincere tutti i Leoni, d'oro, d'argento, sapendo che non è possibile perché ci sono tanti grandi", scheza il regista. "Ma non è detto perché potrebbero commettere qualche ingiustizia". 

Questi giorni arriverà al cinema dal 15 settembre con Bim Distribuzione.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti