Cinema

Patria, il film sugli ultimi 30 anni d'Italia rivissuti in una notte - Video

Firmato da Felice Farina, è ispirato al saggio di Enrico Deaglio. Arriva al cinema il 26 febbraio

Patria

Simona Santoni

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Presentato in prima mondiale alle Giornate degli Autori/Venice Days, Patria il 26 febbraio arriva al cinema. Firmato da Felice Farina, già autore delle commedie Condominio e Bidoni, si ispira all'omonimo libro di Enrico Deaglio, saggio storico pubblicato nel 2009 che è un viaggio a perdifiato nella storia dell'Italia dal 1978 al 2010. Un libro-sfida di oltre 900 pagine che sul grande schermo diventa invece il racconto di un'unica notte, nella quale riviviamo avvenimenti indimenticabili e a volte dimenticati. Intanto viene inquadrata anche la realtà di oggi, di crisi materiale e solitudine. Con Francesco Pannofino, Roberto Citran e Carlo Giuseppe Gabardini

Nel torinese l'ennesima fabbrica chiude e licenzia. Tre uomini, per protesta, per rabbia, per solidarietà, si ritrovano insieme una notte a occupare una torre della fabbrica. Sono Salvatore Brogna (Pannofino), operaio, Giorgio (Citran), operaio rappresentante sindacale, e Luca (Gabardini), impiegato ipovedente e autistico. Tre percorsi, caratteri, visioni politiche, del tutto opposti. Abbandonati da tutti, nella disperata attesa che arrivi qualche giornalista, forse una tv, questi tre punti di vista così diversi sul mondo ripercorrono gli ultimi trent'anni della vita del nostro Paese, gli anni che li hanno portati su quella torre pericolosa. Dal sequestro Moro alle manifestazioni a Mirafori, dalle stragi di Mafia al terremoto in Irpinia, dai volti e le parole del mondo Fiat di Gianni Agnelli e Cesare Romiti, a quelli di Tangentopoli di Di Pietro, Mario Chiesa, Raul Gardini, e ancora Craxi, Berlinguer, Berlusconi, passando per i mondiali di calcio dell'82 e il rigore sbagliato di Roberto Baggio nel '94. Fino alla fabbrica di questa notte. Li rivediamo anche noi questi anni, attraverso il montaggio del materiale d'archivio, mentre tre uomini senza alcun potere aspettano qualcuno, chiunque, mentre senza accorgersene costruiscono un'amicizia.

In questo video in esclusiva un estratto di Patria:

"Un arco di tempo così denso di fatti importanti non si può raccontare nel tempo di un film: questo era l'ostacolo da superare", racconta Farina, che è anche autore della sceneggiatura insieme a Beba Slijepcevich, Luca D'Ascanio e Dino Giarrusso. "Ho tradito le forme del documentario con un esperimento, inseguendo la memoria di un film amato, che è Hiroshima mon amour di Resnais: quel modo di legare i frammenti di repertorio allo svolgersi di un racconto presente, quel fonderli in una sola cosa sincronizzando le emozioni della Storia a quelle dell'azione scenica. Il risultato è indefinito, come indefinito è l'oceano di ombre e luci della memoria".

"Patria lo scrissi in un anno, chiuso in casa con milioni di sigarette e il conforto di Andrea Gentile a scrivere le note, a trovare le fonti, a dare gli spunti essenziali", ricorda Deaglio. "Il titolo era imponente e provocatorio – Patria – e aveva l'ambizione di parlare di quello che era successo all'Italia negli ultimi trent'anni. [...] Io non avevo la più pallida idea però di come tutto questo potesse diventare un film. È come fare un film da un dizionario o da una guida del telefono. Oppure bisognerebbe avere grandissimi mezzi e attori, locations, costumi, comparse, budget illimitati e trasformare tutta l’Italia in un teatro". E ancora: "Felice Farina ha fatto uno splendido lavoro sulla disperazione italiana – ha fatto un film 'popolare italiano', come non se ne facevano più da parecchio tempo. Altro grande pregio: l'ha fatto con pochi soldi. Mi piace quella torre paurosa e monumentale, con la mia città sotto. Salire in alto per guardare, come fanno i suicidi; com’è l’ultima visione degli impiccati".

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