Nino Manfredi, 10 anni senza: 5 film per ricordarlo

Popolano e in fondo schivo, fieramente ciociaro, l'attore ci ha lasciato tante interpretazioni memorabili. Dove la sua mimica valeva più di mille copioni

Nino Mandredi, Roma 1972 – Credits: Mondadori Portfolio

Simona Santoni

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Per lui contava la mimica più che la parola. E infatti i suoi occhi sgranati e per lo più esterrefatti, quell'aria bonaria e la sua gestualità felpata sono indelebili nel ricordo più di mille copioni. Nino Manfredi moriva dieci anni fa, il 4 giugno 2004, ultimo a lasciare la scena tra i "quattro moschettieri" della commedia all'italiana, dopo Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Alberto Sordi. 
Se forse i tre colleghi erano più conosciuti all'estero, lui era il più rustico e popolano, fieramente ciociaro e orgoglioso delle sue origini contadine, schivo nel privato e poco incline a concedersi come personaggio pubblico. 
Nato a Castro dei Volsci (Frosinone) nel 1921, Nino (Saturnino) Manfredi è passato dal teatro di rivista alla commedia musicale, dal cinema alla tv, dalla recitazione alla regia. 
Se è stata la televisione a lanciare la sua popolarità, quando nel 1959 partecipò a Canzonissima creando la macchietta del "barista di Ceccano" (celebre la battuta tormentone "Fusse che fusse la vorta bbona"), alla settima arte ha regalato uno stuolo di interpretazioni memorabili, dando vita a personaggi briosi ma non spensierati.
"Io ho sempre scelto film difficili", diceva.  "Se non sono difficili, non mi stimolano".

Lo ricordiamo in 5 film, "difficili", e in altrettanti video. 

1) Nell'anno del Signore (1969) di Luigi Magni

"Magari gliela pascolate dopo... l'anima", così lo "scarparo" Cornacchia, che in realtà è lo scrittore satirico Pasquino, stiletta il cardinal Rivarola. Un grande duello verbale va in scena tra Nino Manfredi e Ugo Tognazzi in questo estratto video del film di Magni. Primo della trilogia proseguita con In nome del Papa Re (1977) e In nome del popolo sovrano (1990), è anche il primo film della proficua e mai scontata collaborazione tra il regista e Nino. Ispirato a un fatto realmente accaduto, l'esecuzione capitale di due carbonari nella Roma papalina, tra interpretazioni da applauso (nel cast anche Alberto Sordi) viene elargita una beffarda cronaca prerisorgimentale, che va ben oltre i libri di scuola. 

 

2) Per grazia ricevuta (1971)  di Nino Manfredi

Manfredi si è superato, nel suo primo lungometraggio dietro la macchina da presa (premiato come migliore opera prima al Festival di Cannes). Esce dai cliché delle commedie popolari spesso interpretate e affronta un tema ostico come la fede e l'educazione religiosa, in un'impegnativa prova da attore e regista.
Interpreta il ciociaro Benedetto Parisi, uno dei ruoli a cui era più affezionato insieme al Nino di Pane e cioccolata. Ritenuto miracolato, Benedetto è chiuso in convento in attesa di un segno che confermi la sua vocazione, finché l'attrazione verso l'altro sesso non gli appare come tentazione, mandandolo sotto sopra.
Fu un successo di critica e pubblico. Eccone un estratto memorabile:

 

3) Pane e cioccolata (1973) di Franco Brusati

In questa commedia dolceamara sull'emigrazione, l'attore ciociaro è Giovanni Garofoli, detto Nino, uno sprovveduto emigrante italiano in Svizzera, perseguitato dalla sfortuna ma alla solerte ricerca di una felice congiunzione tra lavoro e dignità. Il lungometraggio è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare.
In questo estratto video Manfredi è stupendo, non emette parola ma la sua espressività comunica più di ogni battuta. Mentre rientra in Italia, di fronte a connazionali che in treno intonano Simmo 'e Napule paisà, il suo volto s'illumina di terrore, sbigottimento, disgusto. Deciderà di tornare in Svizzera quanto prima.

 

4) C'eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola

Anche questa pellicola è tra i 100 film italiani da salvare. Ha vinto un premio César per il miglior film straniero. In un memorabile esempio di commedia all'italiana, Manfredi è un portantino comunista fedele ai suoi ideali, Vittorio Gassman un borghese arricchito, Satta Flores un intellettuale cinefilo: i tre sono amici che si perdono e si ritrovano in fasi diverse della propria vita e della storia italiana, dal 1945 al 1974, tra rivoluzioni mancate e sogni sbiaditi.

 

5) Brutti, sporchi e cattivi (1976) 

Un'altra accoppiata Scola-Manfredi, un'altra pellicola da ricordare, un'affollata tragicommedia dai toni crudelmente grotteschi e satirici. Premio alla regia al Festival di Cannes.
Nino è Giacinto, tirannico e guercio, padre di una famiglia di immigrati pugliesi residenti in una baraccopoli romana. Scopo principale dello stuolo di parenti di cui è circondato è entrare in possesso dei soldi che gli spettano per la sua invalidità. Spietato e divertente, ogni risata è amara. Come il piatto di pasta che Giacinto divora in questo video. 

  
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