È morto ieri sera a Varsavia per un'insufficienza polmonare, dopo esser stato in coma per giorni, Andrzej Wajda, il più famoso regista polacco. Aveva 90 anni, compiuti il 6 marzo. Ha vinto la Palma d'oro a Cannes nel 1981 col suo L'uomo di ferro e nel 2000 ha ricevuto l'Oscar alla carriera.  

Il suo ultimo lavoro Afterimage è stato presentato di recente al festival cinematografico polacco di Gdynia e sarà proiettato giovedì prossimo a Roma al Festival internazionale del cinema. Il film racconta la vita del pittore polacco Wladyslaw Strzeminski (1893-1952) e le repressioni da lui subite nel dopoguerra in Polonia per il rifiuto di piegarsi alle regole del "realismo socialista", ovvero la dottrina ufficiale imposta agli artisti dal Partito comunista.

Wajda è stato un grande appassionato di storia polacca e ha vissuto il cinema come una missione. I suoi primi film li ha dedicati alla dolorosa esperienza della seconda Guerra mondiale e alla resistenza polacca ai nazisti, che occuparono il Paese per 6 anni.
La sua consacrazione internazionale era arrivata con L'uomo di marmo, nel 1976, con cui ha ottenuto il Premio della Critica internazionale di Cannes. Il successivo L'uomo di ferro racconta la storia del sindacato polacco Solidarnosch, in cui aveva militato, e del suo leader Lech Walesa.  

Considerato uno dei cineasti polacchi di maggior rilievo, era stato nominato all'Oscar nella categoria miglior film straniero in quattro occasioni: oltre che per L'uomo di ferro, anche per La terra della grande promessa (1975), Le signorine di Wilko (1979) e Katyń (2007). 

Tra le sue ultime pellicole il film sul premio Nobel Lech Walesa L'uomo della speranza (2013). 

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