Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio, il documentario sui preti pedofili

Arriva il 20 marzo nelle sale italiane il film di Alex Gibney che ci mostra il lato malato e omertoso della Chiesa. Con potenza e testimonianze che non possono non scuotere

Poster appeso alla porta di una chiesa italian (Feltrinelli Real Cinema)

Simona Santoni

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200 i bambini molestati da padre Lawrence Murphy di Milwaukee, fino a 250 mila dollari la cifra offerta alle vittime per un accordo di non divulgazione, 80 milioni i dollari spesi dai Servi del Paraclito di padre Fitzgerald per cercare di curare i preti pedofili.

Sono questi alcuni degli impressionanti numeri che escono da Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio , il documentario del regista americano Alex Gibney (già premio Oscar nel 2008 per il doc Taxi to the Dark Side) che arriverà nelle sale italiane distribuito da Feltrinelli Real Cinema il 20 marzo. Sì, certo, il tempismo non è dei migliori per papa Francesco , per cui oggi si tiene la cerimonia di inizio del ministero di Pontefice. Ora che vogliamo sperare in un'ondata buona di cambiamento questo film potente e impressionante, che indaga sulle gravi colpe della Chiesa e soprattutto del Vaticano, sembra quasi fuori luogo. Ma è ovunque luogo ed è sempre tempo per non chiudere gli occhi e sapere. Anzi, sono queste le basi del rinnovamento.

Gibney ci parla di cose che, purtroppo, sono ormai note. Ma entra nei dettagli con lucidità, ci presenta il dramma delle vittime e soprattutto la loro battaglia contro un muro di gomma. Tutto parte dall'istituto per non udenti St. John di Milwaukee, anni '50: padre Murphy era uno dei pochi che conosceva il linguaggio dei segni e i ragazzi del centro lo adoravano, "era come un secondo padre", "era come un pifferaio magico". Finché non ha iniziato a far domande strane in confessionale, a chiedere di abbassare i pantaloni, a seviziare. E lo faceva soprattutto con i ragazzi più indifesi, coloro che non avevano genitori capaci di interpretare il linguaggio dei segni, coloro che probabilmente non avrebbero potuto denunciarlo.

Una volta adulte però, quattro vittime hanno trovato la forza di puntare la luce sull'accaduto: Terry Kohut, Gary Smith, Arthur Budzinski e Bob Bolger sono i quattro coraggiosi sordomuti che hanno denunciato padre Murphy, cercando di proteggere altri bambini dagli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti molto prima della crisi di Boston. Hanno dovuto però sbattere contro porte chiuse, contro la complicità tra polizia e Chiesa, contro la volontà di ammantare tutto col silenzio. Un caso durato tre decenni e che alla fine sfociò in una causa contro il pontefice stesso.

Se papa Francesco ora può starsene più o meno sereno perché il suo nome non emerge dal documentario, ne esce con le ossa malconce il cardinal Sodano e non troppo bene neanche Ratzinger, sia nelle sue precedenti vesti di cardinale (presso il cui ufficio arrivavano tutti i casi di pedofilia tra tonache) che in quelle di Benedetto XVI. Dal 2001 "è stata la persona più informata sugli abusi", ci dice Gibney. L'indagine mossa contribuì a portare alla luce documenti dagli archivi segreti del Vaticano che mostrano come il Papa, che deve operare all'interno delle leggi della Curia Romana, fosse responsabile e allo stesso tempo impotente di fronte al volto del male.

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Dagli States intanto lo scandalo dei preti pedofili si è apre all'Europa, a Irlanda, Austria, Svizzera, Belgio... E arriva fino all'istituto per sordomuti Provolo di Verona, e fino alle terribili azioni di Marcial Maciel Degollado dei Legionari di Cristo, "un diavolo mascherato da angelo", influente organizzatore di raccolte fondi per la Chiesa, amato da Giovanni Paolo II ma poi rivelatosi criminale sessuale senza scrupoli.

C'è da riconoscere, anche se il doc non lo dice, che fu proprio Benedetto XVI a infliggergli la pena della rinuncia a ogni ministero pubblico e a imporgli una vita riservata di preghiera, definendo Maciel "un falso profeta" che ha condotto una vita "al di là di ciò che è morale: un'esistenza avventurosa, sprecata, distorta".

In Mea Maxima Culpa viene intervistato anche il reverendo Rembert Weakland, che è stato arcivescovo di Milwaukee dal 1977 al 2002, si occupò del caso Murphy negli anni '90 e si appellò al Vaticano per un processo ecclesiastico a Murphy, per poi ritirarsi dalla sua carica dopo che venne alla luce una sua relazione omosessuale con un trentacinquenne, che poi lo ricattò chiedendo e ottenendo 450 mila dollari. Di Weakland è una delle frasi più belle del doc: "Forse dovremmo tirar via il piedistallo dal sacerdote, tirar via il piedistallo dai cardinali, tirar via il piedistallo da tutta la Chiesa, e avere la volontà di dire, questi siamo noi, mondo, questi siamo noi. Questo è ciò che siamo. Siamo una chiesa di persone imperfette. Gesù non aveva paura dell'umanità, e non dovremmo averne neanche noi".

Lawrence Murphy, il molestatore di Milwaukee, è morto nel 1998, ritirato a vita privata ma ancora con l'abito da sacerdote addosso.

Tutte le proiezioni di Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio saranno sottotitolate per non udenti.

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