Cinema

Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen: monossido e ilarità - Recensione

Una commedia romantica lieve e gradevole che fa sorridere, avvolti in un tepore malinconico noto

Un giorno di pioggia a New York

Simona Santoni

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"Una cosa è certa di New York: o sei qui o da nessuna altra parte".

Woody Allen torna nella sua città con un film lieve e gradevole, in giacca spigata e golfino di cachemire celeste pastello. Un giorno di pioggia a New York, dal 28 novembre al cinema, è la sua versione delle vecchie commedie romantiche di Hollywood. Fa meglio dei suoi film più recenti e riporta, in tono minore, alle piacevolezze di Midnight in Paris (2011).

 

C'è una giovane coppia di studenti di college, provenienti da famiglie benestanti. Lui, ennesimo alter ego di Woody Allen, si chiama Gatsby e, come il suo omonimo del romanzo di Francis Scott Fitzgerald, appartiene a un'epoca passata. Preferisce i classici hollywoodiani e la musica di Gershwin a qualsiasi cosa contemporanea. È un nostalgico incline alla malinconia, dibattuto da conflitti interiori. Lo interpreta il neo-divo del momento, Timothée Chalamet, che fu l'adolescente scosso da un'attrazione inaspettata in Chiamami col tuo nome. Lei è Ashleigh, bionda solare, ridanciana e spensierata, cresciuta in Arizona e dall'entusiasmo un po' provinciale, genuina fino alla noia. La interpreta Elle Fanning, la principessa Aurora della saga di Maleficent

Quando Ashleigh deve fare un'intervista al suo regista preferito per il giornale del college, i due ne approfittano per passare un weekend a New York. Nei piani di Gatsby, dovrebbe essere un weekend romantico, invece è l'occasione che accelera il probabile inevitabile corso degli eventi. 

Per Allen è il motore del suo orchestrare da burattinaio: lui diventa il mezzo per celebrare il fascino di New York, lei quello per sbeffeggiare - senza troppa fiele - Hollywood. 

New York sotto la pioggia: l'animo metropolitano di Allen

Tramite Gatsby, con la sua aria sofferente e la spiccata tendenza a rimestare e rimestare, Allen suona lo spartito d'amore a New York. Il suo animo urbano si leva poetico e ironico. "Mi serve il monossido per respirare", dice il ragazzo. 

"New York è stupenda nei giorni grigi, nebbiosi o anche piovosi. Acquista una luce tenue e le strade diventano lucide e pulite", racconta il regista sceneggiatore. "Ashleigh pensa che la pioggia sia triste, mentre Gatsby la trova romantica". 

Gatsby è innamorato della City. La decanta, tra sogno e amarcord. Ad Ashleigh spiega: "Soho, pieno di creativi, ti piacerà. Poi però è diventato troppo costoso, quindi si sono trasferiti a Tribeca, ma anche lì è diventato troppo costoso, quindi sono andati a Brooklyn. Tra poco torneranno da mamma e papà". 

Legato alla New York di un tempo, lo vediamo al Village e nei vecchi hotel, in luoghi che rappresentano un salto in un'epoca passata, come il Bar Bemelmans al Carlyle Hotel.

Ashleigh invece si lascia sconvolgere da una New York più attuale, dal glamour di un hotel alla moda a Soho o di un loft a Downtown.

Verbosità e comicità

Gatsby passeggia per New York, in attesa di riavere la sua bella. A lei, intanto, succede di tutto, e diventa la pedina di Allen per ridere un po' del cinema e dei suoi protagonisti. Eccola a consolare, con il suo entusiasmo puro, il regista di nicchia depresso e in crisi d'ispirazione (Liev Schreiber); quindi è alle prese con lo sceneggiatore (Jude Law) che patisce l'ombra in cui è relegato; infine, voilà, nelle brace dell'attore belloccio e di grido (Diego Luna), che potrebbe abbracciare lei come chiunque altra. Tutti alle prese con il loro preponderante ego

Intanto Gatsby è immerso nel suo spleen, intento a riaprire il passato, ovviamente: dalle prime cotte riemerge la sorellina di una fidanzatina, Shannon (Selena Gomez), che ha nel sarcasmo il suo modo di flirtare.  

Allen indugia nella verbosità riflessiva di Gatsby, e sembra di sentire Allen parlare allo specchio. Dalle sue lunghe battute, però, di assoluta autoreferenzialità, vengono fuori anche i momenti di spirito migliori. 

Senza cadute di ritmo, tra momenti poco plausibili ma graziosi, Un giorno di pioggia a New York si srotola con la cadenza adorabile di un gatto che fa le fusa. Sulle onde consuete di Allen, dolci e malinconiche, si sorride, avvolti in un tepore noto.

Voto: 3/5
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