Loveless
Cinema

Loveless, immensamente senza amore

Dal regista russo Andrey Zvyagintsev un film implacabile. Gelo puro, come il paesaggio innevato di una Mosca senza tenerezza

(Blog cinematografico: i film che vedo e che vorrei vedere, quello che ne penso, quello che succede sui set e al cinema. In aggiornamento)

Loveless, immensamente senza amore

6 dicembre 2017 - Tremendo, Loveless (dal 6 dicembre al cinema) è gelo puro, come il paesaggio innevato di una Mosca senza tenerezza. Una famiglia senza amore è protagonista di un dramma implacabile. Il regista russo Andrey Zvyagintsev (distintosi con Leviathan) affonda la lama nella vacuità di due genitori al divorzio, dimentichi di un figlio mai amato. L'egoismo di un mondo senza calore. Attorno potenza estetica drammatica, riflesso glaciale e feroce.

La frase del film da ricordare: "Non si può vivere senza amore".

Smetto quando voglio 3: stavolta pare smettano davvero

30 novembre 2017 - Centrata la fortuna (di critica e pubblico) nel 2014 con la commedia gradevole e abbastanza originale Smetto quando voglio, il regista Sydney Sibilia & co. han pensato di spremere il successo quanto più, con sequel e sequel. In questo stesso anno ecco arrivare prima Smetto quando voglio - Masterclass e nove mesi dopo Smetto quando voglio - Ad honorem (dal 30 novembre al cinema). Come Hollywood insegna, però, i film che nascono dalle costole di predecessori raramente ne ripetono freschezza e necessità.

Ecco così che tutta la prima parte del terzo capitolo procede noiosetta in ricostruzioni che preparano alla seconda parte, finalmente pimpante e con battute che sollevano l'umore (e svegliano). Nella banda di ricercatori universitari datisi a produzione e spaccio di droghe sintetiche, i più spassosi sono i latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lavia. Esilarante Stefano Fresi cantante lirico. E ora, che Edoardo Leo e compagni la smettano davvero. Detto con simpatia. 

La frase del film da ricordare: "Quelli non perdono mai. Neanche vincono".

Il domani tra di noi con Kate Winslet e Idris Elba: che spreco

22 novembre 2017 - Un po' storia di sopravvivenza, un po' racconto romantico tra nevi e monti, Il domani tra di noi (dal 23 novembre in sala) è un film che scricchiola, come una lastra di ghiaccio troppo sottile. Ci sono Kate Winslet e Idris Elba, soli e assoluti, e allora vai al cinema piena di attese. Sonoramente deluse. Che spreco di talenti!

Il regista è Hany Abu-Assad, che adatta il romanzo di Charles Martin. La prima parte riesce anche a esser dignitosa, seppur Idris e Kate non perdano un etto e sembrino sempre belli pasciuti, nonostante siano a corto di cibo e in mezzo al gelo. La seconda parte precipita, nell'inverosimile e, sul finale, nell'involontariamente grotteso. Che spreco. 

La frase del film da ricordare: "Il mio istinto mi dice che quassù ci moriremo, ma possiamo scegliere e siamo ancora vivi".

The Big Sick, l'energia di una commedia che pulsa

16 novembre 2017 - The Big Sick di Michael Showalter (dal 16 novembre al cinema) non ha orpelli estetici né innovativa ricerca estetica. Ma ha cuore vivo, con toni da commedia pacata e intelligente, che trova energia nella verità narrativa e nel... cabaret, che diventa esso stesso personaggio. 

Storia d'amore etnica, tra un pachistano e un'americana, sa di già sentito, certo, ma ha anche pennellate inattese. Come quella "big sick" ("grande malattia") del titolo, che ti dimentichi che prima o poi invece dovrebbe cadere dall'alto. Storia vera, è stata vissuta proprio da Kumail Nanjiani, l'attore principale, che racconta e si racconta. Con ironia e semplice verità. Bella faccia quella da ragazza normale di Zoe Kazan. Il film è stato premio del pubblico al Festival di Locarno.

La frase del film da ricordare: "Non sono quel tipo di ragazza. Al primo appuntamento faccio sesso solo una volta".


Ogni tuo respiro: per fortuna senza angoscia

15 novembre 2017 - Leggi due righe di trama di Ogni tuo respiro e ti viene subito l'angoscia: giovane uomo paralitico, moglie devota, ansia. Ti ritorna in mente Eddie Redmayne nei panni del giovane Stephen Hawking ne La teoria del tutto - film discreto ma troppo educativo ed evidentemente commovente - e ti chiedi che ci sei andata a fare al cinema. E invece la storia vera di Robin Cavendish, paralizzato dal collo in giù poco meno che trentenne, non è un dramma pesantone che vuole straziarti il cuore. Anzi, sa essere anche lucente. 

Nella prima parte brilla in asciuttezza. La perde un po' nella seconda metà che, soprattutto sul finale, cade nella prevedibile "beatificazione" dei personaggi. Ma era difficile non farlo. Andrew Garfield ha la giusta solarità espressiva. Claire Foy dà una dignità determinata ma tenera al suo personaggio, l'eroica moglie dell'eroico Robin che, aggrappandosi avidamente alla vita, ha saputo migliorare la sua esistenza e qualla di altri portatori di handicap, come lui costretti ad essere costantemente attaccati a un respiratore. 

La frase del film da ricodare: "Mi hai dato più di quanto tu possa mai sapere".

The Square: Ruben Östlund con forza minore

9 novembre 2017 - Ho amato Forza maggiore (2014), dramma esistenzale e famigliare che indaga le debolezze umane con ironia a tratti esilarante. Ruben Östlund ora ritorna, da regista consacrato visto che il suo The Square (dal 9 novembre al cinema) ha vinto la Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes. Ma se il regista svedese fa un passo avanti a livello di ambizione e complessità, ne fa uno indietro per forza e compiutezza.

The Square è un film interessante che apre a riflessioni sulle derive dell'arte contemporanea e sull'ipocrisia borghese, che si riempie la bocca di belle parole generose sulla responsabilità sociale per poi, nei fatti, correre dietro a un buffet o non intervenire di fronte a un'aggressione. Östlund usa un linguaggio procovatorio e umoristico. Fa ridere e sorridere. Ma non seduce del tutto, peccando in essenzialità e giocando un po' troppo col retorico. Nonostante ciò, ce l'ha fatta. È lì, tra i più intriganti registi europei

La frase del film da ricordare: "Per spingere i giornalisti a scrivere della mostra ci serve una polemica".

 

La ragazza nella nebbia, il film di Donato Carrisi 

26 ottobre 2017 - Che Donato Carrisi sia un gran bravo scrittore è indubbio. Che abbia polso anche per la regia, è ancora da vedere. Nel suo esordio dietro la macchina da presa, per trasporre (anche da sceneggiatore) il suo romanzo La ragazza nella nebbia, mostra idee buone (tipo il plastico dall'alto della cittadina di Achelot) ed esiti meno buoni. Il tono troppo solenne, un Toni Servillo mattatore così teatrale, trame e sottotrame interessanti ma che faticano a intersercasi armoniosamente tra loro, abbondanti inquadrature di spalla per un effetto suspense poco efficace. E poi la tensione, che non c'è. Certo, La ragazza nella nebbia non è solo un thriller, è un racconto scuro sul male. Su come si manifesta, con tante facce. Ma se la tensione latita, ecco che la noia può diventare il peggiore dei mali. 

Dalle cronache italiane Carrisi prende a piene mani: dal caso di Yara a quello di Unabomber al delitto di Cogne. E prende anche l'aspetto più intrigante del film: la spettacolarizzazione del crimine. L'aveva trattata, virando sul grottesco, anche Omicidio all'italiana (qui la recensione) di Maccio Capotonda. Insomma, la sceneggiatura c'è, con tanti spunti da tener in mente e lasciar fermentare. Il resto è da vedere. Ma siamo al debutto, ci sta. - VIDEO DEL FILM

La frase del film da ricordare: "Il peccato più sciocco del diavolo è la vanità".

Vittoria e Abdul, Frears in leggerezza

25 ottobre 2017C'è di buono che Stephen Frears, anche quando non è particolarmente ispirato, un brutto film non lo fa. Vittoria e Abdul ne è la dimostrazione. Si perde in una narrazione troppo classica, bonacciona e dilatata, ma ha il pregio di raccontare una storia vera (l'insolita amicizia tra la regina Vittoria e il valletto indiano Abdul Karim) e far sorridere. Sì, certo, si può chiedere di più.

La scena da ricordare? La cena regale in cui sua maestà Vittoria del Regno Unito, interpretata da Judi Dench, stremata dai mille cerimoniali e convenevoli, si lascia andare a modi tutt'altro che raffinati, dove l'unico scopo è divorare in fretta. Ci manca solo il rutto! Ecco il VIDEO della sequenza.

Ritorno in Borgogna, tra filari e cliché

19 ottobre 2017 - La voglia di un buon vino. È quello che rimane più addosso dopo la visione di Ritorno in Borgogna (dal 19 ottobre al cinema). Cédric Klapisch abbandona le ambientazioni urbane tipiche dei suoi film (da Rompicapo a New York a L'appartamento spagnolo) per portarci in campagna.

Ed ecco che tra filari di viti, al ritmo del vendemmie, fermentano rapporti famigliari tormentati. Ma il buon vecchio legame con la propria terra e con i propri consanguinei tutto può. Non pochi i cliché in quasi due ore che scorrono via facili più come acqua che come vino, senza lasciare vibrazioni ebbre. E senza sedimentare dentro. Il cinema francese non sempre sorprende. - UN VIDEO DEL FILM - I 10 FILM FRANCESI PIÙ BELLI DEL 2016

Nico, 1988: l'omaggio toccante alla Sacerdotessa delle tenebre

11 ottobre 2017 - Finalmente un bel film italiano. E lo firma una donna, Susanna Nicchiarelli, fattasi notare con l'esordio Cosmonauta e ora vincente all'ultima Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Nico, 1988 (dal 12 ottobre al cinema) è un affresco sincero, dolente, affettuoso. Senza sconti. Inquadra gli ultimi due anni di vita di Christa Päffgen, meglio conosciuta come Nico, l'ex musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground, chiamata la "Sacerdotessa delle tenebre". La racconta quando, affrancata dalla sua bellezza, tenta di ricucire il rapporto con suo figlio Ari e di rilanciare la sua carriera da solista, con concerti in luoghi improbabili.

Tossicomane, scontrosa, irascibile, difficilmente gestibile, è interpretata dalla bravissima Trine Dyrholm, attrice ed ex cantante danese che canta i brani originali. Un de profundis girato con perizia e pudore. Da vedere. Finamente un bel film italiano. - UN VIDEO DEL FILM

Toccante perdersi tra i versi della canzone These Days: "In questi giorni mi ritrovo molto a pensare alle cose che ho dimenticato di fare. E tutte le volte che avrei avuto la possibilità di farle...".

120 battiti al minuto: un bel film (con 20 minuti in meno)

6 ottobre 2017 - Chissà come mai i francesi ci riescono e gli italiani, oggi, no: 120 battiti al minuti (dal 5 ottobre al cinema) racconta la verità della vita con una sincerità profonda e senza fronzoli. La verità in questione, in tal caso, è la storia di Act Up, associazione pronta a tutto pur di rompere il silenzio generale sull'epidemia di Aids e accelerare l'informazione ai cittadini e la ricerca scientifica nella Parigi dei primi anni Novanta. Ma oltre alla storia corale c'è quella dei suoi attivisti, militanti coraggiosi, soprattutto quella del polemico Sean (il bravo attore argentino Nahuel Pérez Biscayart).

Il regista e sceneggiatore Robin Campillo conosce bene Act Up, avendola vissuta in prima linea e avendo visto suoi compagni sieropositivi perdere la vita. Ci sono anche intense scene di amore e sesso gay (e guarda caso è scattata la censura ai minori di 14 anni). Un film forte, Grand Prix all'ultimo Festival di Cannes, a cui, più che togliere la possibilità di essere un "film per tutti", avremmo tolto volentieri 20 minuti in fase di montaggio (durata del film: 144'). Vanno bene anche 100 battiti al minuto. - 10 FILM BELLI D'AMORE LESBICO

La frase del film da ricordare: "Da quando sono malato è come se vivessi più intensamente. Sono più colorato, più vivo, più rumoroso".

Jared Leto sarà Hugh Hefner: oh mamma!

4 ottobre 2017 - Appena visto in Blade Runner 2049 come creatore di replicanti alquanto maniacale e sconnesso, Jared Leto interpreterà Hugh Hefner nel film che porterà sul grande schermo la vita, i vizi e le virtù del fondatore di Playboy, morto il 27 settembre 2017 a 91 anni. -  I MORTI NEL 2017 - LE COVER DI PLAYBOY

"Credo davvero che Jared possa farlo, è uno dei migliori attori del momento", ha detto il produttore Brett Ratner della RatPac Entertainment. Su questo non c'è dubbio: Leto è uno dei migliori attori di oggi.

Per la parte era stato preso in considerazione anche Robert Downey Jr., a cui sinceramente si riesce a sovrapporre meglio un'immagine al contempo giocosa e lasciva, rispetto a quanto non trasmetta Leto. Leto, assoluto talento, sembra più adatto a ruoli maledetti, fragili o diabolici, tenebrosi, dal travestito tossico malato di Aids di Dallas Buyers Club (qui la recensione) al Joker psichedico e sadico di Suicide Squad (qui la recensione). Sarà bello essere smentiti da Jared. - TUTTI I JOKER AL CINEMA

Blade Runner 2049: altro che "pellacce"!

3 ottobre 2017 - Finalmente Blade Runner 2049 è arrivato (dal 5 ottobre in sala). E ha messo d'accordo tanti critici cinematografici, italiani e non (sul sito Rotten Tomatoes che raccoglie recensioni internazionali ha il 94% di critiche positive). Anche a me è piaciuto, pur senza folgorazioni sulla via di Damasco (qui la recensione). Una cosa è certa: Dennis Villeneuve ci sa fare, anche se lo preferivo con meno budget e più essenzialità esistenzialistica: insomma, La donna che canta resta il suo film migliore.

Blade Runner 2049 ci conferma una cosa: i replicanti, cioè i quasi uomini creati in laboratorio, sono migliori di noi umani. Oltre ad essere più forti di noi, sembrano avere anche un'anima! Cosa che non è chiaro se sia appannaggio di tutti gli umani. Altro che "pellaccia", come viene insultato qual bravo ragazzo di Ryan Gosling, replicante mansueto e - a suo modo - sognatore. 

La frase del film da ricordare: "Voi nuovi modelli siete felici di raschiare la merda? Perché non avete mai visto un miracolo". 


Sul meglio del cinema degli ultimi anni:

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

I 10 film francesi più belli del 2016

Commedie stravaganti e raffinate, piccole perle d'animazione o d'ironia, drammi che brillano d'autenticità. Ecco il meglio del cinema d'Oltralpe in questo anno, secondo noi

I 10 film horror più belli del 2016

Tra soprannaturale, zombie e richiami alla letteratura, il meglio di un genere che continua a raccontare il malessere sociale e le nevrosi collettive

Commenti